Daniele di Daniele
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Civiltà etrusca

La cultura etrusca è contemporanea a quella ellenistica. E’ un’arte semplice che si sviluppa dalla Toscana alla Calabria. Le risorse economiche sono derivate dall’agricoltura e dall’artigianato.
E’ forte la religiosità soprattutto per quanto riguarda il mondo degli inferi. Sono presenti necropoli molto importanti ove sono situati bassorilievi e dipinti della mondanità e delle feste attraverso i quali si è capito come funzionavano le cose. La formazione di queste urne ha intenzionalmente imitato le abitazioni etrusche. Altre invece avevano la forma di templi. Questi erano più semplici di quelli greci e divisi in tre parti, ognuna delle quali conteneva una divinità. Si annuncia quindi la triade capitolina. I materiali usati sono semplici ed usurabili con il tempo ( tufo, argilla, legno ), motivo per cui a noi è arrivato molto poco di questa civiltà.

La città e l’architettura degli Etruschi

La forma e l’organizzazione della città etrusca non ci sono note. Sappiamo slo che essa occupa posizioni elevate nel territorio in funzione di difesa e che sorge quasi sempre lontano dal mare (ad eccezione di Populonia e di Spina). Ciò sembrerebbe quasi mettere in dubbio la capacità marinara degli Etruschi, sempre invece riconosciuta nel corso dei secoli.
L’assetto politico delle città etrusche, che al pari delle poleis greche sono isolate e autonome l’una dall’altra (esistono solo deboli vincoli federativi), implica la necessità di nutrite opere di difesa nelle quali questo popolo italico si rivela assai abile. A tutt’oggi infatti, gli unici elementi della città etrusca ancora visibili e ben conservati sono tratti di mura, di considerevole lunghezza, potentemente edificati. Sulla loro datazione le discussioni sono aperte. Mentre alcuni studiosi propongono date intorno al VII e al VI secolo a.C. che corrispondono al momento di pieno sviluppo della organizzazione urbana e al fiorire dell’architettura, altri suggeriscono date più tarde, contemporanee alla cultura ellenistica.
A questo ultimo periodo, comunque, risale con certezza la costruzione di alcune importanti porte urbane come Porta dell’Arco e Volterra che è del III secolo come quella di Falerii, e come Porta Marzia a Perugia.
La struttura edificatoria dei brani di mura urbane che ci sono rimasti è veramente notevole. A Roselle, per esempio, nei pressi di Grosseto, le mura corrono per circa tre chilometri occupando la cima di due colline e un’ampia valle intermedia e sono costituite da grossi blocchi, alti fino a due metri, giustapposti perfettamente per ottenere un parametro ad opera poligonale di alta qualità. Differenze nei modi di assemblare il materiale indicano tempi diversi nella realizzazione dell’opera. A Bettona presso Perugia compaiono esempi molti simili.
Anche l’uso dell’arco e della volta, considerati spesso invenzioni etrusche, compare in epoca tarda o almeno non prima del IV secolo. Che questa tecnica sia di provenienza greca, con una origine certamente mesopotamica, è documentato da un reperto di Velia, nei pressi di Paestum, nelle cui mura, certamente greche (la città è del 530 a.C.), compare la Porta Rossa con struttura ad arco.
L’organizzazione fisica della città etrusca dipende dalle necessità di adattamento a luoghi spesso difficili e comunque poco consoni a interventi programmati.
Una svolta importante si compie, a partire della metà del VI secolo a.C., con l’espansione settentrionale degli Etruschi che trasferisce anche al di là dell’Appennino gli elementi primari della civiltà urbana.
Sorgono così Felsina (Bologna), l’anonima città della valle del Reno presso Marzabotto, le due città del delta del Po, Adria e Spina e forse Rimini, Mantova, Milano. L’organizzazione di queste città, che pure si intuisce diversa e autonoma da quella prevalente nell’Etruria, ci appare quasi incomprensibile a causa della totale distruzione apportata nel giro di pochi anni dalle improvvise invasioni dei Galli. Alcune di esse comunque rivelano un impianto urbano ortogonale di tipo ippodameo o greco-ellenistico che pone seri problemi di coordinamento storico ma costituisce una traccia sicura dell’influsso greco penetrato nella Etruria padana attraverso il collegamento con Spina. Nasceranno forse da questo utilizzo etrusco di modelli greci gli assi perpendicolari (il cardo e il decumano) della città romana.
Anche le città etrusche della Campania sembrano mostrare caratteristiche peculiari nella loro organizzazione: distrutte però ben presto dai Sanniti, vissero anch’esse troppo poco per lasciare tracce sufficienti per una loro significativa ricostruzione.
Riguardo all’architettura le notizie sono frammentarie per la quasi totale scomparsa dei manufatti, edificati con struttura in legno e parti in cotto e quindi sottoposti ad un rapidissimo degrado.
Da modelli votivi e da descrizioni possiamo tuttavia tentare di ricostruire una immagine del tempio etrusco e degli elementi che lo costituivano. E’ certo che non esistevano canoni e regole: le costruzioni templari avevano sempre un’ampia scalinata antistante ed erano quindi molto rialzate: avevano la facciata qualificata da un colonnato e da un vasto pronao, mentre la parte “sacra” del tempio era costituita da tre celle riservate alle divinità etrusche diventate poi romane con la dinastia dei Tarquini.
Tale “trasferimento” è documentato dal tempio di Giove Capitolino a Roma, che fu eretto nel 509-507 a.C., immediatamente dopo l’espulsione dei tiranni di origine etrusca, con la partecipazione di artisti etruschi famosi come Vulca. Il tempio fu messo in luce negli scavi delle stratificazioni edilizie del Campidoglio.
La decorazione plastica occupava prevalentemente il pronao e la parte frontale del tempio ed era intensamente colorata. Il tetto aveva forti sporgenze laterali e le colonne, che non avevano modulo proporzionante, si rifacevano a forme doriche liberamente interpretate.
Viturvio parla di “ordine tuscanico” ma la definizione, data la labilità e l’incertezza delle forme, non indica un canone universalmente riconosciuto, anche se i riferimenti sono gli elementi e le forme dello stile “dorico” dei Greci. Un documento importante dell’organismo etrusco, miracolosamente pervenuti, è il frontone del tempio di Talamone (un insediamento della bassa Maremma che domina il golfo dell’Argentario ) databile fra il VI e l’inizio del V secolo a.C. di notevole dimensioni, che gli specialisti attribuiscono alla fase ionico-attica della coroplastica etrusca.
Vi è rappresentato, con notevole pathos, un episodio mitico. Il disegno della narrazione pare derivare da un originale pittorico.


Le necropoli

La manifestazione dell’architettura etrusca tuttora più visibile e meglio databile è quella delle grandi necropoli in cui pare riemergere la memoria egizia di una città dei morti parallela a quella dei viventi. Fra i siti più importanti è la necropoli di Tarquinia la cui area occupa una larghezza di circa 1.000 metri per una lunghezza di 5.000 ed accoglie sepolture di forme assai varie che vanno dal VII secolo a.C. fino alla età romana. Nelle camere sotterranee, che costruiscono corpi e ceneri di defunti, sono spesso riprodotti ambienti domestici arricchiti con opere pittoriche che riproducono scene di vita piene di grazie e di gaiezza.
Altra necropoli importante è quella di Cerveteri dove si seppellì dal IX secolo a.C. fino all’età di Roma imperiale.
Lungo la Via Sepolcrale che costituisce l’asse vario di questa città dei morti, ed è simile alla via scavata nel tufo di Cavone di Sovana (Grosseto)O, troviamo tombe a pozzo che custodiscono urne funerarie del IX e VIII secolo a.C. e tombe a inumazione di epoca meno remota scavate nel vivo della roccia con forma trapezoidale. Numerose anche le tombe a tumulo costituite da rilievi di terreno che coprono vani sottostanti.
Generalmente i vani interrati sono tre, distribuiti da un ingresso che ha davanti il locale principale e lateralmente altri due ambienti.
Alle pareti sono i luoghi per i sarcofagi. Vicino alle sepolture sono sempre collocati oggetti cari al defunto attraverso i quali il mondo etrusco si è rivelato a noi facendoci comprendere cultura, tecniche, materiali, modi di vita.
Una necropoli con un gran numero di sepolcri (circa 6.000) è quella di Vulci nei pressi di Viterbo. Vi si seppellì dal V al III secolo a.C.
L’architettura delle tombe etrusche ha un valore particolare come introduzione all’architettura romana. Dalle strutture a volte degli ambienti sotterranei saldamente edificate o dagli ipogei a pianta circolare e a falsa volta i romani riceveranno stimoli notevoli e determinanti per la elaborazione dal loro concetto del costruire.

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