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Case etrusche

Approfondimento sulla struttura delle case etrusche, solo negli ultimi decenni le ricerche archeologiche si sono spostate dalle necropoli ai centri abitati

E io lo dico a Skuola.net
Le case etrusche

Le nostre conoscenze della casa etrusca sono in gran parte di acquisizione recente. Infatti solo negli ultimi decenni le ricerche archeologiche si sono spostate dalle necropoli ai centri abitati. In precedenza le nostre nozioni sulla planimetria e sull’architettura delle abitazioni etrusche erano basate soprattutto sulle tombe a camera e sulle urnette funerarie, oltre che naturalmente sulle case della città antica di Marzabotto, la quale però visse meno di due secoli (tra il V e il IV a.C.). Oggi è invece possibile ripercorrere, anche attraverso testimonianze dirette, il processo evolutivo delle strutture residenziali e coglierne altresì le discontinuità. La realtà documentata dagli scavi, infatti, si presenta articolata e complessa: non potrebbe essere diversamente, dal momento che l’edilizia privata riflette le trasformazioni ideologiche e sociali dell’ambiente che ne determina l’esistenza. L’abitazione tipica del periodo più antico (fine del IX secolo a.C. - prima metà dell’VIII) è la capanna, la cui pianta (riconoscibile dai buchi destinati ad accogliere i pali di sostegno) e le cui strutture ci sono note dagli scavi di numerose località (Luni, San Giovenale, Tarquinia, Veio e il Palatino a Roma). Rotonda oppure ovale (più raramente rettangolare), con il fondo scavato nella roccia, la capanna presenta pareti in argilla e graticcio di canne e copertura di strame, con tetto a due spioventi. Priva di suddivisioni interne, è dotata di porta, finestre e sfiatatoi per il fumo.
A questa prima unità abitativa —riprodotta in ossuari e urne cinerarie a capanna — verso la metà del VII secolo a.C. (in diretto e logico rapporto con l’inizio della urbanizzazione) si sostituisce una casa a pianta rettangolare. Le novità tipologiche e tecniche più rivoluzionarie di questo tino di abitazione (largamente documentato a Veio, San Giovenale, Acquarossa e Roselle) sono costituite dai materiali di costruzione, dalla suddivisione interna in due vani e dal sistema di copertura. Le fondazioni sono ora in blocchi di pietra e l’alzato in argilla pressata o mattoni crudi, mentre il tetto, che s’appoggia su un’impalcatura lignea ed è impostato a doppio spiovente, presenta una copertura realizzata con elementi solidi (tegole, coppi e altri rivestimenti fittili di protezione). Dei due ambienti, che suddividono la casa nel senso della profondità, il primo assolve le funzioni di anticamera, il secondo di sala di soggiorno (nella quale è incluso il focolare domestico).
Nei decenni successivi e nel corso del VI secolo a.C. la pianta si complica, strutturandosi originariamente su due o tre vani allineati, che costituiscono la parte privata dell’abitazione, preceduti da una larga anticamera che occupa tutta la parte anteriore (Acquarossa, Roselle). Queste strutture abitative, dei cui interni le tombe di Cerveteri offrono una vasta tipologia, per la qualità dei materiali impiegano, per le maestranze specializzate (carpentieri, decoratori, ceramisti) che richiedono e per la ricca decorazione che esibiscono (in particolare nelle terrecotte architettoniche), sono evidenti espressioni di un nuovo ceto emergente (l’aristocrazia), economicamente solido e culturalmente raffinato. Un capitolo a parte nell’edilizia etrusca, cronologicamente databile a partire dalla fine del VII secolo a.C., è costituito da alcuni sontuosi edifici, i cosiddetti “palazzi” (ma la loro reale destinazione è ancora animatamente discussa dagli archeologi) portati alla luce a Murlo, Acquarossa e nel Foro romano (rinvenimenti simili si sono avuti anche a Ficana, presso Ostia e a Satrico, presso Anzio). La casa a tre vani preceduti da un vestibolo trasversale, tipica del VI sec a.C., è ancora documentata — sia con alcune modifiche determinate dalla sua aggregazione in isolati e da una particolare fisionomia economica —secolo successivo dai resti dell’anonima città etrusca che sorgeva nei pressi del moderna cittadina di Marzabotto. Le abitazioni, rigorosamente ortogonali secondo lo schema dell’impianto urbano hanno uno sviluppo longitudinale e si articolano su un corridoio (affiancato laboratori artigianali e da magazzini) sfocia in una corte centrale, scoperta e grossolanamente pavimentata: tutt’intorno si distribuiscono i vani dell’abitazione vera e propria. Sull’edilizia privata del periodo ellenistico in Etruria siamo ancora scarsamente informati. La documentazione offerta Roselle, Bolsena e altri siti sembra comunque confermare uno sviluppo dell’unità abitativa intorno ai cortili (in alcuni casi porticati).
Infine non sono ancora ben chiariti i rapporti fra la casa etrusca e la casa italica ad atrio, ma sappiamo che Varrone attribuiva agli Etruschi l’origine di questo genere di abitazione privata e che un tipo di atrio nella casa romana era chiamato tuscanicum (cioè ‘etrusco’).
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