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Il mondo degli Egizi

La nascita della civiltà egizia è favorita dalla presenza del Nilo, che rende fertile il territorio. Infatti, nel 3000 a.C., le popolazioni del territorio nilotico si stanziano nelle oasi o nei territori attorno al fiume. Si ha una divisione di territori differenti: la zona del Delta e l’Egitto Meridionale.
Lungo tutto il percorso dell’arte egizia si distingue la scelta dei criteri che governano le raffigurazioni e questi costituiscono vere e proprie convenzioni, che definiscono lo “stile egizio”. La procedura abituale è frutto di una scelta precisa che indirizza la rappresentazione e l’obiettivo non è la verosimiglianza, ma cogliere l’essenza di ciò che si sta osservando, fissandone i caratteri fondamentali. Questo porta ad un modo particolare di rappresentare la realtà, dominato da un’idea profondamente razionalista che si manifesta attraverso forme stilizzate.

Le arti figurative non devono ingannare colui che guarda, quindi sono prive d’illusionismo, di prospettiva e di scorci. È questo il motivo per cui la meticolosa resa dei dettagli delle figure non si traduce mai in realismo. La raffigurazione non è una copia di ciò che noi vediamo ma vi sono rappresentati con precisione solo i tratti distintivi, l’immagine mentale che chi le produce ha di loro. Scelgono di far apparire in risalto la posizione frontale: questa posizione crea un netto distacco fra lo spettatore e la figura rappresentata e i soggetti riprodotti in questo modo sono subito riconoscibili. Questo procedimento ricorda un po’ la pittura infantile, ma viene applicato con estrema coerenza: si definisce “rappresentazione integrante”, dove la testa viene resa di profilo, perché i tratti siano individuati in modo più chiaro, e le braccia e le gambe vengono rappresentate di lato. Il rango dei personaggi raffigurati viene segnalato dalle posizioni gerarchiche e la terza dimensione viene spesso resa attraverso la sovrapposizione delle immagini. La divisione storica-artistica è la seguente: dopo un periodo predinastico e protodinastico, Antico, Medio e Nuovo Regno. Si ha, infine, l’epoca tolemaica, la cui fine segna il passaggio dell’Egitto nelle mani di Roma.
L’arte delle prime dinastie è ancora libera e spontanea, dove l’elemento caratteristico è la ricerca dell’individualità, destinata a scomparire. Le immagini del sovrano dell’Antico Regno sembrano quasi astratte, suggerendo l’idea di potenza e sottolineando la diversità fra il faraone e il mondo dei comuni mortali. In questo periodo si usa la pietra in modo massiccio, che consente di eseguire statue di dimensioni maggiori rispetto a quelle fatte in argilla. La tecnica si evolve rapidamente e già sotto i sovrani della IV dinastia si avrà la realizzazione di uno dei simboli dell’Egitto faraonico: le piramidi a Giza. Da quelle a gradoni, le piramidi si evolvono sino a raggiungere la loro forma caratteristica, con pareti lisce, delle imponenti piramidi di Cheope (150 metri di altezza), Micerino e Chefren. La superficie delle piramidi era in origine rivestita da calcare e all’interno era collocata la camera funeraria del faraone. Questi monumentali edifici rappresentano la forma architettonica perfetta. Col tempo si hanno anche mutamenti legati alla sfera della religiosità, che vedono il faraone trasformato da dio assoluto a figlio di Ra, dio del sole, e che cercano forme più aggraziate e movimentate.
In seguito, si ha un periodo di disgregazione a causa di continue lotte fra i governatori locali: questo porta alla prevalenza della città di Tebe, che riunifica l’Egitto. Nonostante vengano imposti stili e modelli, assistiamo allo sviluppo di scuole artistiche locali. L’applicazione di rigide convenzioni segna un calo di spontaneità e nasce un’arte aulica e religiosa, dominata dall’esigenza di armonia. Formalismo e stilizzazione dominano tutta la produzione del Medio Regno, giungendo anche a risultati di particolare eleganza, come le statue femminili. In poche parole, si tratta nel complesso di un’arte stereotipata e rigida. Fra il 1650 e il 1550 a.C. le popolazioni Hyksos (Medio Egitto) si rendo-no indipendenti e questo periodo, grazie ai recenti scavi, sta rivelando un volto cosmopolita.
I sovrani della XVII dinastia daranno inizio al Nuovo Regno, riunificando l’Egitto. Con Thutmo-si III, l’Egitto raggiunge la massima estensione. Nelle arti figurative si riprendono le figure idealizzate dell’Antico Regno, come per affermare il loro legame con il passato. Si ritrova la perfezione della forma nei tratti fisionomici dei sovrani, come la regina Hatshepsut. Sorgono, fra il 1479 e il 1457 a.C., grandiosi templi come quello di Deir el-Bahari e quello di Karnak. Durante il periodo di pace del regno di Amenofi III, nell’arte si assisterà ad un cambiamento: vengono rappresentate, accanto alle consuete scene funebri, le attività della vita quotidiana. Inoltre, l’osservazione della realtà trova nuovi modi espressivi: movimento e prospettiva, stavolta uniti alla rappresentazione frontale dei volti. Anche nei ritratti reali compare una resa morbida dei volumi, primo esempio di naturalismo.
Nel corso della XVIII dinastia, si ha l’avvento di una nuova era, durante la quale Amenofi IV attua una riforma religiosa e politica: si abbandona l’adorazione delle molte divinità, per dedicarsi a un solo dio, Aton, e per questo il faraone cambia il suo nome in Akhenaton. Il distacco dalla tradizione è rappresentato dalla fondazione di una nuova capitale, Akhenaton, e dal superamento del rigido stile delle creazioni precedenti. La tendenza al naturalismo si esaspera, conducendo alla ricerca di forme aggraziate, tendenti al drammatico. Anche gli elementi fisionomici vengono esasperati, fino ad ottenere un carattere quasi caricaturale, e le figure sono costruite rispettando la naturale rappresentazione del corpo umano. I ritratti abbandonano la precedente fredda idealizzazione per esprimere tensione spirituale. Un esempio significativo è il busto di Nefertiti dove, al di sopra del viso affilato, la regina reca una corona, mentre il collo sottile è ornato da ricche collane. Viene messa in risalto dalla luce la morbidezza degli zigomi, del naso e degli occhi, anche se il busto non fu mai terminato.
In questo periodo, si ha, inoltre, un interesse per il paesaggio e per la vita familiare del faraone. Infatti, questo viene raffigurato con la moglie e i figli, illustrando un’intimità nuova nell’arte egizia e la fragilità umana del faraone.
L’arte di Akhenaton rimane, comunque, un’arte di corte, un’arte nelle mani di un potere assoluto. Questa rivoluzione nel campo dell’arte si ha anche grazie ai contatti con civiltà artistiche meno rigide. Questa esperienza termina alla sua morte. Dopo di lui, Tutankhamon e Ramses II, restaurano il culto di Amon-Ra, riportano la capitale a Tebe e fanno riaffermare la classe sacerdotale. La regalità del faraone è nuovamente un carattere divino ed è la grandiosità il tratto più sottolineato. Con il complesso templare di Abu Simbel, si compie il processo di glorificazione del faraone. Dopo il periodo ramesside, il Nuovo Regno si avvia al termine: l’Egitto viene invaso dai popoli del mare (circa 1200 a.C.) e dai persiani (VI sec. a.C.), conquistato da Alessandro Magno (circa 350 a.C.) e dai greci (IV sec. a.C.), fino ad arrivare alla sottomissione all’Impero Romano (31 a.C.).

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