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La biblioteca di Celso a Efeso


In età ellenistica erano nate le prime grandi biblioteche di Alessandria e di Pergamo, strettamente legate all’iniziativa dei sovrani. A Roma la prima grande biblioteca pubblica fu costruita da Asinio Pollione e altre furono ospitate nei Fori imperiali. La biblioteca antica forse meglio conservata è però quella fondata a Efeso (Turchia) nel 110 d.C. da Tiberio Giulio Aquila in onore del padre Tiberio Giulio Celso Polemeano, un notabile locale. Si trattava in realtà di un heroon ( ossia un edificio a destinazione funeraria costruito per un eroe oppure per un personaggio divinizzato dopo la morte), essendo destinato anche ad ospitare la tomba di Celso: l’associazione della sepoltura a una biblioteca voleva trasmettere l’idea dell’eroizzazione raggiunta dal defunto tramite la cultura. L’edificio si apriva su una piazza con una facciata scenografica, simile al frontescena di un teatro, articolata su due piani con edicole e colonne; al primo piano vi sono tre porte di accesso, nel secondo invece vi sono tre finestre. Le edicole sono avanzate rispetto al muro, creando così un gioco di chiaroscuro che nell’architettura imperiale segnalava gli edifici più prestigiosi. All’interno la sala di lettura era spaziosa e dominata da un’esedra semicircolare al centro, mentre le colonne interne inquadravano le nicchie con gli armadi per i libri. Le pareti della sala non corrispondevano però ai muri perimetrali dell’edificio: fra le une e gli altri si apriva un’intercapedine che probabilmente serviva per proteggere la sala dalla temperatura esterna, solitamente molto alta; lo spazio tra i due muri consentiva anche di raggiungere a sinistra il piano superiore e a destra la camera funeraria sotterranea di Celso.
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