Daniele di Daniele
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Domus Aurea

Nerone non nacque a Roma, ma ad Azio nel 37 d.C., figlio di Agrippina Minore che in seconde nozze sposò Claudio. Quindi, quando Claudio morì, Nerone fu acclamato, a soli 17 anni, imperatore.
All'inizio le cose andarono piuttosto bene, ma molto presto Nerone cominciò a mostrare i primi segni di una personalità piuttosto singolare. Innanzi tutto lui era un filo-ellenista molto convinto ed amava molto l'Oriente e la Grecia; tutto ciò faceva inorridire i Senatori Romani, molto conservatori ed assertori di una Romanità molto pura.
In secondo luogo cominciò a dire di essere un poeta, un musico, un letterato, un cantante e si esibì anche alcune volte sul palcoscenico di un teatro; si considerò anche un poeta e promosse in Italia alcuni giochi... Tutto ciò lasciò sicuramente sconvolto il Senato.
Nel 64 d.C. ci fu il famoso incendio a Roma e lo stesso Nerone fu accusato di esserne il fautore e Nerone accusò a sua volta i Cristiani, che gli si erano messi contro, della colpa dell'incendio. Nerone cominciò così a vivere una vita di sfarzi che riusciva a pagare con le numerose tasse da lui aumentate sia ai cittadini propriamente Romani che a quelli delle province, finché nel 68 d.C. aveva tutti contro... e alla fine di un viaggio, durante il suo ritorno a Roma fu dichiarato dal Senato nemico dello Stato e fu costretto a scappare e a rifugiarsi nella villa di un suo amico Deliberto Paone, che si trova vicino Roma: e qui si fece uccidere da un suo schiavo. Al momento della sua morte le sue ultime parole furono: "Quale artista muore insieme a me!"

Queste notizie ci sono state tramandate da scrittori come Tacito, Svetonio e Dionecassio, scrittori che comunque facevano parte dell'ala conservatrice della classe dirigente, e descrivono quindi in modo negativo e di parte, e spesso anche non veritiero, il carattere molto eccentrico di Nerone. Queste fonti sono però molto preziose per noi perché ci hanno lasciato anche una descrizione della sua casa, la domus aurea appunto, che lui iniziò a costruire nel 64 d.C. dopo l'incendio; l'incendio aveva liberato vastissime aree che l'imperatore espropriò, e lì realizzò un progetto enorme, vasto ben 80 ettari.
Anche la villa di Adriano era vastissima, ben 120 ettari, ma quella di Nerone si trovava in piena città e si trattava quindi di qualcosa di veramente straordinario.
La villa di Nerone poteva quindi essere definita una "città nella città" anche perché la sua villa non era propriamente un edificio, ma un insieme di edifici che si svilupparono fondamentalmente su tre colli: il Palatino, il Celio e le falde dell'Esquilino che prendono il nome di colle Oppio. La parte residenziale della casa aveva sede sul Palatino , secondo una tradizione già consolidata a Roma secondo la quale l'imperatore doveva abitare sul Palatino (da "Palatium") appunto. Sul Celio stava un ninfeo e una sistemazione ad orti e giardini, mentre più avanti, verso il Colosseo c'era il vestibolo. Davanti a quest'ultimo c'era il Colosso di Nerone, una statua alta ben 35 m di bronzo dorato che aveva nella mano sinistra la sfera del potere, nel volto il ritratto dello stesso imperatore e intorno al volto dei raggi che arrivavano anche a 6 m di lunghezza; questo perché dal 64 d.C. Nerone si identificò con il Dio Sole. Davanti a questo colosso c'era uno stagno, un lago artificiale che si trovava nel punto esatto dove oggi c'è il Colosseo. La parte sul colle Oppio era un padiglione scenografico, una zona edificata ma non abitata, che veniva utilizzata da Nerone come zona di rappresentanza esclusivamente per passeggiare, per ricevere ospiti e per esporre la propria collezione d'arte. La casa di Nerone può complessivamente essere suddiviso in due ambienti: un'ala Orientale e una Occidentale.
Quella Occidentale ha un impianto piuttosto tradizionale, formato da un cortile rettangolare (peristilio) intorno al quale sono organizzate una serie di stanze e di ambienti. Questo impianto ricorda molto quello di numerose altre domus Romane come ce ne sono tante a Roma. La parte più innovativa sia dal punto di vista architettonico che planimetrico è quella Orientale perché innanzitutto c'è un cortile poligonale (un tempo tutto aperto) con delle stanze radiali che vi si affacciano e poi c'è una zona di ambienti che ha al centro la famosa sala ottagonale. Ora si pensa che proseguendo nella medesima direzione, cioè sempre verso est, ci sia un altro cortile all'aperto che quindi farebbe diventare la sala ottagonale come il fulcro di un sistema simmetrico composto da due cortili. È questa la zona più importante ed è da questo lato che si concentreranno tutti gli sforzi degli archeologi.
Nel 68 d.C., dopo cioè la morte di Nerone, la Domus Aurea fu abbandonata e lo stesso Nerone fu oggetto di una dannatio memoriae, cioè di una cancellazione della sua memoria molto feroce e dopo pochi anni venne il tempo di Traiano.
Traiano voleva costruire qui sul colle Oppio delle grandi terme e cominciò quindi a gettare le fondamenta, ma si trovò davanti alla presenza di questa zona già costruita; ma non la distrusse e la utilizzò come fondazione cioè come base sulla quale appoggiare le terme. Innanzitutto riempì tutti gli ambienti, anche i cortili, di terra fino alle volte, e costruì anche dei muri nei cortili perché qui la sola resistenza della terra non sarebbe stata sufficiente a sorreggere tutto il peso delle terme. Creò quindi un blocco compatto molto resistente.
Le terme sopra costruite andarono in rovina perché nel Medioevo l'acqua mancò a Roma e all'inizio del '900 fu costruito il giardino di colle Oppio. Il lavoro degli archeologi dal '700 a oggi è consistito quindi nel togliere tutta la terra dagli ambienti e nel mettere a nudo tutte le pareti.

Nel costruire la sua casa Nerone trovò delle case risalenti al I o II secolo d.C.; in parte egli distrusse queste case ed in parte le inglobò nella costruzione. Le fondamenta delle terme di Traiano hanno invaso la domus Aurea ora non più all'aperto, privandola delle prospettive e della sua luminosità; bisogna quindi immaginare che entrando nella domus aurea ci fosse tutto un cortile all'aperto, pieno di luce. Si entrava nella casa di Nerone passando sotto un arco e ci si trovava davanti un colonnato. I muri dell'entrata attuale della domus aurea sono obliqui, perché, mentre la domus aurea era orientata secondo gli assi cardinali nord - sud - est - ovest, le terme di Traiano seguirono un orientamento nord - est - sud - ovest. Questo per permettere al calore del sole di mantenersi più tempo possibile durante la giornata. Questo tipo di orientamento sarà giudicato ideale per la costruzione delle terme, tanto che anche le terme di Caracalla e quelle di Diocleziano seguiranno lo stesso orientamento.

Proseguendo dopo l'entrata ci si trova davanti a un affaccio che si trova di fronte ad un cortile a pianta rettangolare. Bisogna però immaginare questo cortile, a cielo aperto, dato che oggi i muri di rafforzamento delle terme di Traiano hanno oscurato il tutto. I muri di Traiano si differenziano comunque da quelli della casa di Nerone per una particolarità: i muri di Traiano sono nudi, senza nessuna traccia di intonaco né tantomeno di decorazioni; quelli di Nerone sono invece intonacati e decorati.
Il cortile era quindi adornato ai lati da numerose colonne di cui oggi si conservano i basamenti.
Proseguendo ci si trova in un ninfeo, una sorta di fontana monumentale che si apriva sul cortile; oggi il ninfeo non vi si affaccia sempre per via dei muri di costruzione di Traiano, ma un tempo il ninfeo dava direttamente sul colonnato del cortile, e la luce che da esse filtrava si rifletteva direttamente sull'acqua della fontana con grandi effetti di luce.
La fontana era formata da uno scivolo da cui scendeva dell'acqua che si andava a riversare in una specie di vasca, probabilmente ricoperta sul fondo di marmo; tutte le pareti erano decorate e ricoperte di lastre di marmo bianco o decorato. Questo noi lo sappiamo per certo perché sono ancora presenti nella sala dei buchi dove stavano i ganci di ferro che tenevano la lastre. Sopra c'era una fascia di mosaico rossa con delle conchiglie bianche di stucco e sopra ancora c'era la volta, decorata e colorata in "terra di Siena bruciata" per fingere delle concrezioni calcaree; la volta ha al centro un medaglione ottagono che raffigura Ulisse mentre porge la coppa di vino a Polifemo. Il medaglione è fatto con la tecnica del mosaico; cosa piuttosto strana dal momento che solitamente il mosaico veniva usato per composizioni pavimentali e non per decorare una volta.

Proseguendo lungo il colonnato si incontra una statua, trovata negli anni '50 durante i lavori di sterro, raffigurante la musa Tersicore, e probabilmente apparteneva ad un gruppo statuario che raffigurava le nove muse (Nerone, infatti, si considerava un artista). Purtroppo ha il volto scalpellato poiché qualcuno la voleva riciclare ma poi non lo fece.

Proseguendo ancora si incontra la grande sala dorata, di forma quadrata che si apriva anch'essa sul grande cortile poligonale. Filtrava quindi una gran quantità di luce che si andava poi a riflettere sulla volta, che era dorata. Tutte le cornicette di stucco che si possono vedere sulla volta, infatti, che disegnano dei profili all'interno dei quali c'erano degli affreschi, erano ricoperti dalla foglia d'oro. Si tratta di una tecnica antichissima usata ancora oggi che consiste nel ricoprire gli stucchi e anche gli affreschi della volta con sottilissime lamine d'oro, incollate al soffitto mediante colle animali, anche in ordine sfalzato. Le pareti erano tutte ricoperti da lastre di marmo poiché anche qui sono presenti dei buchi. Il marmo era il materiale più prezioso in assoluto all'epoca di Nerone, e quindi più una stanza era importante, più era ricoperta da marmo.
Questi marmi furono portati via da Traiano, che prima di interrare tutto portò via tutto ciò che gli poteva essere utile nella costruzione delle terme.
Nella stanza sono presenti dei buchi di grandi dimensioni; questo perché, verso la fine del 1400, artisti del calibro di Pinturicchio, Ghirlandaio e Cosimo Mossei, approfittarono di alcuni buchi che si erano creati sul livello delle terme e si calarono; trovarono però la terra e così tolsero la quantità di terra sufficiente a poter camminare per tutte le stanze e cominciarono ad esplorarle. Esaminarono le decorazioni e le copiarono per imitarle ad esempio nelle logge vaticane e nelle ville private. Nel 1500 fecero lo stesso gli allievi di Raffaello tra cui Giovanni De Udine e Giulio Romano. Questi artisti pensavano di trovarsi nelle grotte e chiamarono quindi queste pitture "di grotta", finché lo scrittore Giorgio Vasari definì questo tipo di pittura grottesca.
Adiacente a questa stanza ve ne è un'altra dove la terra non è stata ancora tolta, e probabilmente non sarà tolta, in quanto gli sforzi degli archeologi si incentreranno soprattutto su altri fronti che si promettono più interessanti, Anche questa terra, comunque, è molto importante perché Traiano utilizzò tutta la terra che aveva a disposizione, e in mezzo a questa c'erano anche resti di edifici, pavimenti, mosaici e affreschi molto importanti e appartenenti al II sec. d. C.

Proseguendo, si incontra un passaggio divenuto molto importante per gli affreschi che vi sono sopra. La parete è divisa nettamente in due: un lato pulito e uno ancora da restaurare. Nel lato pulito è venuta fuori una promscene, ossia una architettura teatrale estremamente stilizzata che presenta sul fondo anche una maschera teatrale che guarda lo spettatore (4° stile), e poi è venuta fuori una natura morta: a metà dell'affresco c'è uno scaffale; a sinistra c'è una ciambella e sulla destra c'è una coscia di prosciutto e sotto è facile vedere un taglio di carne e una bistecca. Ciò ci conferma che la natura morta è stao un genere molto utilizzato anche in antichità. Sul lato ancora da restaurare (sporchissimo e con un alta percentuale di umidità) si pensa venga fuori un'altra natura morta.

Proseguendo ci si trova all'affaccio della galleria. La galleria può essere considerata un disimpegno che aggira tutta la casa e permette di poter raggiungere con facilità diversi luoghi della domus aurea. Ci troviamo qui alle falde del colle Oppio e infatti le finestre sono molto alte; Nerone voleva infatti anche qui degli effetti di luce ed usò queste finestre dette "a bocca di lupo"; la luce filtrava dal portico e entrava nella galleria trasversalmente attraverso queste finestre. Sono presenti alcuni esempi di pittura "di grotta" realizzate probabilmente da maestranze locali.

Proseguendo si incontra un oggetto molto particolare: un enorme anfora forse appartenuta a Nerone; è un blocco unico di marmo pentelico (marmo molto prezioso estratto dal monte Penteleo) che poggia su una base cilindrica che oggi è stata riprodotta. Se appartenne a Nerone questa anfora ci da l'idea della ricercatezza dei materiali che Nerone esigeva per la costruzione della sua casa.

Proseguendo si incontra una zona che al tempo di Nerone doveva essere all'aperto; poi i muri di paralleli di Traiano definirono il contorno del cortile e quello che un tempo doveva essere un bel cortile si ridusse ad una stanzetta. Un'idea di come potesse essere questo cortile la si può avere da un affresco, appeso alla parete in fondo alla sala, che gli esperti pensano possa essere l'immagine di quel luogo stesso, una sorta di "cartolina" della domus aurea. Si potrebbe anche ipotizzare che nel resto della parete affrescata si trovino altre immagini della domus aurea o dell'imperatore stesso.

Proseguendo si incontra una stanza con un pavimento molto semplice e regolare, proprio perché quella stanza era un passaggio secondario della casa e più in là si incontrano tre stanze che erano probabilmente la parte più importante della casa, ed erano tutte aperte verso una vista bellissima di giardini e cortili che digradavano verso la valle del Colosseo. Si incontra una sala detta "di Achille Asciro", una delle ultime ad essere state aperte, detta così perché al centro della volta c'è un quadro che si è mantenuta abbastanza bene; rappresenta un episodio della vita di Achille: quella del suo soggiorno a Sciro, vestito da donna e nascosto tra le 50 figlie del re dell'isola. La leggenda narra del fatto che Achille, invece di scegliere delle vesti e dei monili tra i regali che erano stati portati da Ulisse, sceglie delle armi e Ulisse può così capire che Achille, è un uomo e deve così partire per la battaglia. L'affresco immortala proprio il momento in cui Achille indossa le armi. Sull'altro lato della parete sono affrescate alcune delle 50 figlie interdette dall'episodio. Il nome del pittore che lavorò qui è Fabullo. Si diceva fosse un pittore dai colori floridi e umidi (Forti e accesi).

Proseguendo si incontra la sala più importante di tutta la casa: ha forma ottagonale e ben tre lati della stanza danno sul cortile, sicché entrava una gran quantità di luce. La luce inoltre entrava anche dalla cupola in alto. Tutta questa quantità di luce si andava a convogliare sul ninfeo (una delle 8 stanze), uno scivolo d'acqua ancora più grande di quello visto prima, dove l'acqua scendeva come un piccolo torrente e scorreva intorno a una statua di cui ancora oggi c'è il piedistallo. Tutta quest' acqua andava poi a convogliarsi in una grande fogna sotto il pavimento (ancora oggi esistente), così alta che vi si può camminare dentro, che probabilmente fu utilizzata anche da Traiano per smaltire la grande quantità d'acqua usata nelle terme.

La stanza è a forma ottagonale, ma i lati non sono pieni, sono vuoti, e anche la volta comincia a forma ottagonale e finisce poi a forma circolare. Questo grazie all'impiego del calcestruzzo che i Romani seppero utilizzare con grande maestria. La volta non è comunque molto pesante, sia perché è bassa, sia perché il peso non va a scaricarsi sui muri radiali, ma sulle aperture interne. Le pareti erano decorate fino all'apertura con lastre di marmo, ma non si sa come fosse decorata la volta, forse con dei pannelli mobili, o con delle stoffe. La casa era un padiglione di rappresentanza e non c'erano latrine, cucine, impianti di riscaldamento e porte; questo ambiente era quindi dinamico nel senso che vi si poteva solo transitare ma non stare. Probabilmente Nerone espone va qui le sue numerose opere d'arte, in quanto era un accanito collezionista; non si accontentava di copie di originali Greci o ellenistici: lui andava a prendere gli originali direttamente in Asia Minore, in Africa e in Grecia. È possibile che nelle altre stanze ci fossero dei triclini dove i Romani mangiavano appoggiati sul braccio sinistro. Ci sono alcune leggende sulle sale da pranzo della casa di Nerone: esiste una leggenda secondo la quale c'era uno sportello di avorio che si apriva e lasciava cadere sui commensali petali di rosa e essenze profumate sui convitati e Svetonio racconta di una sala che girava giorno e notte su se stessa come la Terra. Gli archeologi hanno cercato di capire se gli architetti che qui lavoravano (che erano anche ingegneri) avessero potuto escogitare un modo per progettare questo marchingegno, ma la certezza non è stava trovata e si pensa che si possa trattare di un effetto ottico causato dall'entrata della luce nelle sale radiali.

Proseguendo si arriva all'ultima stanza visitabile, dedicata all'eroe Troiano Ettore, la sala di Ettore e Andromaca. Ettore è già bardato e pronto per la guerra e saluta la moglie Andromaca che ha in braccio il figlioletto Astianatte. Ettore morirà e il suo corpo verrà appeso a un carro e fatto girare intorno alle mura di Troia per ben tre volte, mentre il figlio Astianatte verrà gettato dalle mura della città per fare in modo che la stirpe di Ettore non potesse essere continuata. La stessa Andromaca avrà Ettore e tutti i fratelli uccisi da Achille e lei stessa andrà schiava di Neottolemo, che era il figlio che Achille aveva avuto da una delle 50 ragazze durante la sua permanenza a Sciro. Sull'altra parete è raffigurata un'altra coppia; non si sa chi possano essere i due. Si pensa che si possa trattare della coppia di Paride e Elena.

In moltissime zone della casa di Nerone si può notare che la guerra di Troia è un tema molto ricorrente. Gli archeologi hanno cercato di dare una spiegazione a questa propensione di Nerone dicendo che, essendo Nerone un esponente della gens iulio-claudia, che si diceva discendente di Enea, voleva esaltare la sua figura partendo dalla sua presunta origine divina (Enea era infatti figlio di Venere).

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