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Il concetto di classicità

Cronologicamente si considera la classicità come l'arco di tempo compreso tra il periodo severo e il periodo ellenistico dell'arte greca e tra la tarda repubblica e il declino dell'Impero romano, quest’ultimo inteso come perdita delle eccellenze tecniche di rappresentazione.
Sostanzialmente la classicità è una vetta, un picco, un momento ideale in cui l'artista raggiunge il massimo grado di capacità rappresentativa e concepisce l’arte come riproduzione del vero. La classicità è un momento d'eccellenza in cui l'artista ha capacità tecniche sufficienti che gli consentono di raggiungere il cosiddetto "vero scientifico"(analizzare la realtà e darne una rappresentazione scientifica, termine che si usa per capire l'estrema aderenza tra la rappresentazione che fa l'artista e la realtà a cui lui si ispira).

Vi è un apogeo della classicità tra il severo greco e il declino dell'Impero romano. L’arte classica greca nasce sotto la democrazia di Pericle che favorisce tutte le arti, a Roma invece il momento in cui si fonda un ideale estetico è quello del principato augusteo.

Tra gli arbori dell’arte e la classicità avviene una faticosa crescita graduale dell’arte e dell’artista. La classicità è il culmine di questa crescita e perciò rappresenta la tappa più importante.

La prima forma d’arte è quindi l’arte primitiva (prima del 3000 a.C.), la caratteristica peculiare di quest’arte è la condizione della società in cui opera l’artista. L’artista nell’epoca primitiva opera da solo o in seno a una società estremamente semplice. Come artista primitivo noi eleggiamo ad esempio uno dei tanti anonimi pittori delle grotte di Altamira. L’autore è assolutamente spontaneo, non ha troppe influenze intorno: non c’è una scuola, non c’è un gruppo sociale complesso che lo influenzi e che lo faccia crescere e ciò che rappresenta è esclusivamente dovuto al proprio quoziente intellettivo, egli ha una capacità sinaptica che è quella di vedere la realtà e di saperla rappresentare con un discreto grado di realismo. Egli vive in una società che lo influenza in modo relativo.

Il gradino seguente è lo stadio arcaico, presente anche nell’arte greca. Esso è caratterizzato, come afferma Rudolf Arnheim, dal mutare e dal ricostituirsi della società, è proprio questa società, che i romani chiameranno societas ( gruppo sociale), che è la base della formazione dell’artista. L’artista non è più solo, svincolato assolutamente o in buona parte da ciò che lo circonda, ma lavora all’interno di un gruppo sociale. Le prime forme sociali sono le famose città murate, al cui interno sono presenti altre figure culturali con cui l’artista si confronta tra cui lo scrittore o letterato, poeta o narratore e successivamente anche storico (società storica in cui si documenta ciò che avviene, a differenza del periodo precedente). Un’altra figura è l’intermediatore religioso, il quale in seno alla società interpreta il volere religioso e le forme di divinità che influenzano ciò che accade e comunica queste informazioni all’intera società. Ricollegandosi all’arte greca arcaica, è presente anche il filosofo che cerca di dare un’interpretazione logica a tutto ciò che avviene attorno a lui, fornendo una visione razionale delle cose. Egli entrerà in conflitto con l’intermediatore religioso, infatti, già dall’età greca nascono i primi conflitti ideologici che si protrarranno per secoli. Ultima figura è quella dell’autorità politico-amministrativa di tipo democratico (rappresentanti del demos) o tirannico (totalitaria o illuminata).

Nella fase arcaica quindi c’è una società, delle figure culturali che lavorano assieme all’artista e quest’ultimo per la prima volta si cimenta nello studio, inteso come obiettivo di una crescita mentale. L’artista nel periodo arcaico si pone davanti al soggetto che è fondamentalmente l’uomo, caratteristico di tutta l’arte greca e l’arte rinascimentale e soggetto più difficile da rappresentare in assoluto.
Il più grande sforzo iniziale per quanto riguarda la rappresentazione della figura umana è quello di descrivere realisticamente le proporzioni del corpo umano per l’anatomia virile e muliebre, che diventano i due grandi obiettivi dell’arte greca.
Nel periodo arcaico non si riesce a rappresentare l’anatomia scientifica dell’uomo, poiché permangono due difetti: l’assenza di proporzioni e l’assenza di realismo (precisione per i dettagli anatomici). Quindi questo stadio è ancora caratterizzato da improprietà tecniche.

Nel successivo periodo severo non c’è anatomia artistica, la quale si divide in:
1) anatomia statica o passiva (il corpo non si muove, non compie azioni, da questa anatomia deriva il frontalismo anche nella pittura medievale, soprattutto su tavola);
2) Anatomia dinamica, si è nel primo classicismo (il corpo si muove ma non ha espressione, gesto eroico, eloquente ed emblematico, atletico e divino);
3) Anatomia espressiva (sentimentale).
La triade emblematica (gruppo di artisti che hanno risolto una serie di questioni) del primo classicismo è costituita da Mirone, Fidia e Policleto.
Mirone scolpisce il Discobolo e privilegia soggetti dinamici. Non rappresenta più la frontalità dell’atleta, eroe o divinità. Il Discobolo è nel dinamismo teatrale, non è un dinamismo sciolto ed esasperato.
Policleto scolpisce il Doriforo (non sta compiendo un'azione, ma è in una posizione ideale del corpo per mostrare muscolatura e prestanza fisica) e scrive il Canone ( trattato in cui egli fissa la regola per eleggere un corpo a bel corpo, fonda un ideale di bellezza soprattutto usato nell’area attica). Per Policleto i tre elementi della proporzione anatomica sono la testa, il busto e le gambe. Con il Canone si fonda un ideale di bellezza che successivamente sarà soggetto a variazioni di epoca in epoca e di luogo in luogo.

Fidia arriva ad una qualità scultorea straordinaria soprattutto dei dettagli, della capacità realistica. Nei fregi del Partenone (447 a.C. in poi) si afferma la scultura di Fidia. Fidia fa uso del virtuosismo nel panneggio (anatomia ricoperta di veli, l’anatomia affiora dalle vesti).

Ci sono tre tipi di realismo:
• Realismo nei dettagli, analizzati in modo scientifico, fotografico, in maniera analitica;
• Realismo di verità, rappresentazione dettagliata dalla quale si riesce ad avvertire verità o verismo. Un esempio è contenuto nel celebre racconto di Giorgio Vasari in cui Michelangelo, dando una martellata al Mosè, esclama “Perché non parli?”;
• Realismo sociale, soprattutto nell’arte romana, non si parla piu del mito, dell’eroe ma si racconta la vicenda umana, si descrive l’uomo comune e i problemi della vita quotidiana che riguardano la società (statua romana di una vecchia ubriaca). Lo troveremo soprattutto nell'arte popolare (non in scultura, non in pittura e soprattutto non nelle epoche classiche). Nell’800 il "realisme" in Francia sarà il primo vero realismo sociale.

La triade del secondo classicismo è composta da Prassitele, Skopas e Lisippo. Ognuno contribuisce con delle caratteristiche che rivoluzionano il periodo, si arriva a un dinamismo completamente sciolto, reale e non teatrale come nel Discobolo di Mirone. Interviene anche l'anatomia espressiva, i gesti iniziano ad essere eloquenti, perché raccontano di uno stato d'animo interiore.
- Prassitele: evolve l’ideale di bellezza applicato alle sculture (Afrodite Cnidia) si evidenzia in modo più eloquente la figura femminile come la intendevano per l’ideale di bellezza classico;

- Skopas: scolpisce la Baccante (la menade danzante), in cui è presente la torsione del corpo e afferma in questo modo il dinamismo espressivo, raccontando del tormento di questa divinità nel danzare;
- Lisippo: scolpisce l’Ercole a riposo ed a ciò è legato un significato fondamentale: gli artisti del primo classicismo; l’avrebbero rappresentato nel combattimento, ma Lisippo evidenzia l’aspetto esistenziale. Un’altra sua importantissima statua è l’Apoxiomenos (strigilatore), in cui l’uomo non sta compiendo un’azione frenetica, ma in scioltezza e naturalezza, il dinamismo è diventato sciolto e naturale.

Il periodo successivo è l’ellenismo, in cui il discorso diventa prevalentemente sociale e c’è la massima conquista del dinamismo sciolto. Un chiaro esempio è il Laocoonte, in cui la narratività scultorea è più complessa, l’espressività si estremizza, infatti, il dinamismo esprime disperazione.
La civiltà romana è fin dall’inizio lentamente conquistata dai modelli culturali greci, infatti, prima vengono conquistate le città del Meridione (Magna Grecia) e poi si arriva alla conquista della Grecia nel 146 a.C.
Tutti i condottieri romani ritornavano dalle loro spedizioni con opere d’arte e maestri greci e questo spiega la contaminazione greca nell’arte romana. L’arte italica in quel periodo è rimasta all’arcaico, perciò si apre un dibattito nella società romana per l’adozione dell’arte e della letteratura greca. Nel frattempo si afferma anche il genio italiano in tre eccellenze dell'arte romana:
- l’architettura che fonde l’esperienza dell’ingegneria etrusca ( travi di legno, fornaci con cui producevano laterizi, mattoni e coppi, utilizzati fino a buona parte del XX secolo in Italia, invenzione dell'elemento modulare) con la forma dell’architettura greca. L’architettura romana inventa l’edilizia civile, architettura a uso dell'uomo comune (viene usata dal cittadino e non solo dall’imperatore per autocelebrarsi). Un esempio sono le insulae(ostia), ossia condomini. Una fondamentale innovazione romana sono le rivestiture della muratura col marmo soprattutto nell’architettura celebrativa. Nell'edilizia civile le coperture erano in travature di legno. Tutte queste conquiste le ritroviamo nel romanico, quando c’è quella volontà di tornare all’architettura romana (capriate).
- Realismo nella pittura parietale (affresco). I ceti più alti affrescavano tutte le pareti per rendere l'illusione che ci fossero finestre, porte, teche;
- Due tipi di scultura: la statuaria con soggetti popolari e umoristici (vecchia ubriaca che rappresenta l’antieroe) e la ritrattistica, ritratti dei personaggi storici che oggi rappresentano un documento (l'esempio di Gneo Pompeo Magno che, pur non avendo nulla di aderente all'ideale di bellezza, viene rappresentato dagli artisti romani così com'è, mentre da parte degli artisti greci c'è sempre un tentativo di addolcire la fisionomia dei committenti).
Per momento di decadenza a Roma, si prende in considerazione il periodo di Antonino Pio che va dal 160 fino al frazionamento dell'Impero. Si parla di declino dell'arte romana, dando un giudizio di qualità, ma declina soltanto la capacità dell'artista di raggiungere il realismo assoluto.
Con la divisione dell’Impero romano, l’arte precipita a causa dell’assenza di denaro per produrla e l’ignoranza dei committenti. La crisi politica ed economica e l'invasione dei territori fanno in modo che l'arte retroceda e nessuno sappia più replicare i fasti del passato. Successivamente si diffonde l'arte barbarica (preistorico arcaica) e si ritorna allo stadio arcaico.

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