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Civiltà italiche ed etrusche

Durante l’Età del Ferro, ossia dal IX al I secolo a.C., l’Italia era divisa in moltissime tribù, e queste sono chiamate Civiltà Italiche. Questa divisione a livello politico si ripercuote ovviamente anche su latri aspetti, per esempio economici, culturali e artistici. La Civiltà Italica più importante, anche per il suo operato unificatore dell’Italia, fu la Civiltà Etrusca. Prima di questa civiltà, non c’era praticamente nessuna civiltà o popolo di rilievo, o che si sia distinto. Si ricorda la società Villanoviana, che stazionava nei pressi dell’Arno, in Toscana.
La Civiltà Etrusca (IX sec. a.C.) era divisa in classi e disponeva di una certa ricchezza; questa le permetteva di dedicarsi, anche se in modo un po’ “rozzo” all’arte: sono, infatti, numerosi i manufatti artistici soprattutto di carattere funerario. La tradizione etrusca prevedeva la cremazione dei corpi dei defunti, le cui ceneri erano poi messe in delle urne a forma bi - conica, sotterrate successivamente in una buca nel terreno. Sono stati molti numerosi i ritrovamenti di queste urne. Erano solitamente in ceramica, e decorate quindi con delle figure geometriche, o in bronzo, e si utilizzava allora la tecnica a sbalzo, tecnica per cui si distinsero.

Gli Etruschi erano divisi in diverse città, tanto che ne divennero dei grandi costruttori, e la loro organizzazione politica assomigliava un po’ alla poleis, le città stato greche. Erano rette da un re o un capo, che collaborava con l’aristocrazia, i cosiddetti Locumani.
A un certo momento, si passa dalle singole città indipendenti ad una confederazione; nasce così il regno Etrusco, i cui territori, nel periodo di massima espansione, si spingevano dall’Arno al Tevere. I centri più importanti di questo regno erano Cerveteri, Urbieto, Tarquinia. Nella loro espansione verso sud, oltre che verso nord, vengono in contatto con i territori della Magna Grecia, una civiltà molto più evoluta, e da cui assorbirono molto. Nonostante ciò, pensare ad un parallelismo culturale e artistico è assolutamente impensabile; gli Etruschi, inoltre, erano più artigiani, anche se validi, che artisti. Per quanto riguarda la civiltà etrusca, dunque, si può parlare più di artigianato che di arte vera e propria, e quello che possiamo analizzare di questa civiltà, a parte l’eccezione dell’arte funeraria, dei manufatti, che avevano un valore più che altro funzionale.

URBANISTICA: Gli Etruschi furono dei grandi costruttori di città, anche se erano ben lontane dell’idea di città “organizzata” tipica del mondo greco. Le città continuarono a nascere, seguendo, nell’ingrandimento, più il caso che la logica. Ad un certo momento, però, gli stessi Etruschi si resero conto che questi agglomerati erano troppo confusionisti. Presero quindi spunto dalla civiltà greca con cui erano entrati in contatto, interpretandone i canoni a modo loro. Si accorsero che il tipo di struttura ippodamea greca, assomigliava molto ai loro accampamenti; questi erano divisi nel mezzo da due vie principali, il decumanus e il cardus.

La vita delle città etrusche ruotava attorno al foro, un grande spiazzo dove c’era il mercato, principalmente di bestiame. L’altro grande spazio molto importante all’interno della città era il pomerium, ossia il luogo sacro, che segnava inoltre il limite tra la zona edificabile e quella coltivabile, e si trovava all’estremità della città.
Tutte le vie che collegavano i vari luoghi all’interno della città erano solitamente tracciate con l’aratro (è probabile che anche la linea che divise Romolo e Remo e che fu la causa dell’omicidio, fosse stata tracciata con un aratro).

L’ARCO: Un altro aspetto degli Etruschi è il fatto che furono dei bravi ingegneri. Furono, infatti, i primi a costruire degli acquedotti e una rete fognaria. Si può quindi dire che il loro primo approccio architettonico fu di natura ingegneristica. La costruzione di tali servizi fu possibile soprattutto grazie all’introduzione dell’arco, che è anche l’elemento che fa da spartiacque tra l’arte greca, molto squadrata, lineare – non ci sono archi nell’arte greca – e quella etrusco – romana, molto più curvilinea. Anche se non ne furono gli inventori, i primi esempi di arco si trovano, infatti, ancora ai tempi dei Babilonesi, in un quartiere delle donne a Babilonia, lo perfezionarono e ne fecero ampio uso.

Ad un certo momento, le città etrusche sentirono l’esigenza di cingersi di mura, per difendersi, le cui porte di accesso si trovavano in corrispondenza delle due strade principali che dividevano la cittadina in quattro parti. E le porte erano appunto caratterizzate da questo arco.
Questa struttura è abbastanza semplice. Tutto sta nell’evitare che, una volta tolta l’impalcatura, frani tutto. Per evitare ciò, gli etruschi mettevano una pietra particolare, chiamata chiave di volta, di forma trapezoidale in mezzo all’arco. Questa permetteva di scaricare le spinte non più al centro dell’arco, ma ai lati, lungo le colonne.

ARCHITETTURA: La maggior parte degli edifici pubblici erano legati all’ambito religioso, erano quindi dei templi, che presentavano però caratteristiche molto diverse da quelle dei templi greci, per vari motivi. Innanzitutto, gli etruschi usavano ovviamente i materiali locali, molto spesso si trattava di legno; i templi etruschi, a differenza di quelli greci, non poggiavano direttamente per terra, ma erano costruiti su di un podio, e vi si poteva quindi entrare solo salendo una gradinata.
Altra cosa molto interessante: nonostante fossero entrati in contatto con i Greci e ne avessero riconosciuto la superiorità culturale e artistica, non seguono uno dei loro famosi ordini (dorico, ionico o corinzio), ma “inventano” un ordine loro. Nasce così la colonna di ordine tuscanico. Questa deriva dalla colonna dorica, alla quale era però aggiunto un basamento ed era senza scanalature. Altra cosa molto curiosa: lungo il perimetro del tempio non c’erano delle colonne vere, ma solo semicolonne: il tempio era, infatti, chiuso da quattro mura perimetrali, che sostenevano il peso del tetto, rendendo così solo decorativo lo scopo delle colonne.

CULTO DEI MORTI: Gli Etruschi avevano una pessima visione dell’aldilà, credevano che ad attendere i defunti ci fossero Caronte, altri demoni, dolore e sofferenza eterni; credevano anche che l’anima vagasse su questa terra per l’eternità. Ciò li spingeva a preoccuparsi molto delle tombe in cui seppellivano i propri cari; si voleva fare in modo, infatti, che le tombe fossero comode e anche molto belle. I più abbienti, potevano permettersi delle tombe enormi, quasi vere e proprie case sotterranee, con camere e tutto il resto. Questo tipo di tombe non erano però per tutti, la maggior parte della popolazione doveva accontentarsi di qualcosa di più modesto.
Si possono individuare tre tipi principali di tombe:
1. La tomba a tholos, una tomba coperta da una pseudo - cupola, che era poi ricoperta di terra, tanto che si chiama anche tomba a tumulo. Questo tumulo di terra poteva essere anche piuttosto grande, e coprire più di una tomba.
2. La tomba a ipogeo; in questo caso veniva scavata una fossa nel terreno, dove veniva deposto il defunto, ricoperta, e all’esterno, sopra il luogo della tumulazione, veniva costruito un piccolo castelletto di pietre.
3. La tomba a edicola; si tratta di un piccolo tempietto, dove venivano deposte le ceneri del defunto, e non prevedeva una fossa nel terreno.

SCULTURA: Il materiale più usato in scultura fu l’argilla, molto malleabile, facile da modellare, che si trovava in grandi quantità. Con la scultura, gli Etruschi si staccano completamente dalle ideologie greche: ad una scultura idealizzata, alla ricerca della perfezione, dell’idea, gli Etruschi contrappongono un forte realismo. Questo dipende anche dalla loro mentalità: si è, infatti, già detto come questa popolazione fosse estremamente pratica, materialista; non aveva quindi senso raffigurare qualcosa che non poteva essere definito: se la cosa da raffigurare è così, va raffigurata così, in modo che sia riconoscibile e certa.

PITTURA: Le uniche pitture che ci sono pervenute si trovano all’interno delle tombe, dove i danni che hanno subiti sono stati sicuramente inferiori che a quelle esposte alle intemperie esterne.
Si può notare un certo sviluppo nell’arte del decorare:

Tomba degli àuguri
Le figure sono molto semplici, pochissimi elementi decorativi, solo dei rami con delle foglie. Sulla parete di fondo si possono osservare due figure, speculari, con una mano sulla testa, e l’altra protesa in avanti, che regge gli organi del defunto, e in mezzo una porta chiusa, che simboleggia l’entrata all’aldilà.
Tomba della caccia e della pesca
In questa tomba troviamo invece alcuni sprazzi di allegria e vivacità, e gli aspetti naturali rappresentati, i pesci guizzanti, gli uccelli che si alzano in volo, rendono più accogliente la tomba; permangono comunque delle immagini piuttosto semplici.

Attorno al IV secolo a.C., gli Etruschi migliorarono le loro tecniche pittoriche; cominciarono ad avere una maggior cura per i dettagli, i particolari, cura copiata dai vicini Greci. È il caso delle figure 3, 4 pagina 121, che rappresentano Caronte, il traghettatore delle anime, e Platone, il corrispettivo dell’Ade greco, il dio di morti.
Tomba degli scudi
Sempre sulla linea di questo miglioramento artistico troviamo la tomba degli scudi, dove abbiamo delle figure più articolate e curate; si riprende un po’ il tipo di rappresentazione egizia: la donna, infatti, è molto più cara rispetto all’uomo. Questo indica, inoltre, come fosse ancora forte la concezione della figura femminile legata alla casa e quella dell’uomo come lavoratore. La mentalità etrusca si riflette nel forte realismo presente anche in questa tomba.
Cista Ficoroni
È un esempio di manufatto artigianale. Si tratta di un contenitore di bronzo, la cui funzione era quella di contenere i gioielli delle donne, che ovviamente potevano permetterseli. È una specie di vaso, con le zampe leonine, e sul coperchio il manico è sostituito da tre piccole statuette, raffiguranti Dioniso tra due satiri. È molto elaborata dal punto di vista artistico, tutto con la tecnica dell’incisione; è il gusto etrusco, raffinato e attento.


La tomba François a Vulci
Prende il nome dall’archeologo François, che la scoprì per primo, più o meno nello stesso periodo del vaso.
È una tomba molto articolata, formata da più stanze, completamente decorata ed affrescata. La cosa interessante è che sono raffigurati sia dei miti, sia dei fatti di vita quotidiana.
I commissionanti della tomba erano sicuramente delle persone abbienti, cosa che del resto si può capire dalla toga picta, ossia una toga che era usata solo dai personaggi più in vista, e che qui sono raffigurati in alcune scene; è, infatti, da questa tunica che si capisce chi sono i committenti, e anche perché i nomi degli stessi sono scritti sopra le loro teste.
I volti dei personaggi sono realmente realistici, si vuole che siano ben riconoscibili; torna il realismo etrusco, ed i primi veri ritratti.
Tutte le pareti sono decorate con una certa continuità. Nonostante le decorazioni siano ancora piuttosto semplici, rispetto al modello greco, si può chiaramente vedere uno sforzo, una ricerca nei giochi di chiaro – scuro, nella prospettiva.

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