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La città antica: acropoli e agorà

I due poli attorni ai quali si svolgevano la vita dei greci delle poleis erano l’acropoli e l’agorà. L’acropoli (<città alta>) aveva perso la caratteristica originaria di rocca dove, accanto al tempio, stava il palazzo del re, ma era rimasta il centro della vita religiosa della città: l’elemento che la caratterizzava, infatti, era il tempio della divinità “poliade” (cioè del dio che proteggeva la città). L’agorà (<piazza>) era invece il centro della vita pubblica: vi aveva sede, per prima cosa, il mercato, il luogo dove i cittadini comprando e vendendo, soddisfacevano le loro esigenze. L’esigenza di una piazza del mercato all’interno della città, secondo lo storico Erodoto, segnava la differenza fra i Greci e i Persiani; infatti, nei villaggi di tipo feudale di questi ultimi non esistevano mercati.

Nelle città più piccole l’agorà costituiva anche il luogo dove si riunivano tutti i cittadini per governare la città (nei regimi democratici) oppure per ascoltare le decisioni del re o dei capi (nei regimi tirannici o aristocratici). Anche il teatro si affacciava spesso sull’agorà.
Se la città era grande, l’agorà non poteva ospitare sia il mercato sia l’assemblea e il teatro: l’assemblea dei cittadini si riunivano allora in altro luogo. Ad Atene, a partire dal V secolo a.c., essa si riuniva sulla Pnice, una bassa collina a ovest dell’acropoli, e le rappresentazioni teatrali erano trasferite presso il santuario di Dioniso Eleuterio, ai piedi dell’acropoli. La bulé, il Consiglio dei Cinquecento, continuava a riunirsi invece nell’agorà. Questa divisione tra vita religiosa e vita pubblica, un’intuizione dei Greci, si è tramandata nei secoli.

Anche la città comunale del Medioevo presenta dovunque questa separazione: da una parte la chiesa, dall’altra il palazzo comunale che si affaccia sulla piazza del mercato.

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