Ali Q di Ali Q
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L'Arte Romana

INTRODUZIONE:

Riguardo l’arte romana, un primo fatto pare curioso: ci si chiede infatti per quale motivo, a differenza di quanto è accaduto per la civiltà greca ed etrusca, della civiltà romana si abbiano fin quasi da subito numerose notizie storiche che testimoniano la sua espansione fino a diventare padrona del Mediterraneo, mentre i reperti artistici si hanno solo a partire dall’epoca della Repubblica, e ancora di più in epoca imperiale.
Riguardo questo punto sono state fatte alcune ipotesi:
Una prima ipotesi può essere che i Romani, impegnati nell’opera di conquista, nell’amministrazione dello stato e nelle guerre, disprezzassero l’arte. In una certa misura questo può essere vero: l’uomo romano teneva ad apparire forte, pratico, scevro dalle raffinatezze. I greci, che invece si occupavano principalmente di arte e filosofia, venivano perciò contestati dai cittadini romani.

Si sa poi che nel II secolo venne fatto distruggere un teatro perché ritenuto “cosa inutile e nociva ai costumi”. Anche Catone riteneva l’arte non degna del cittadino romano, e lo stesso Cicerone, appassionato collezionista, finse a suo tempo di non intendersi di opere d’arte e di parlarne solo perché costretto da una causa giudiziaria.
Una seconda ipotesi può essere che Roma non fosse ancora abbastanza matura artisticamente per potersi distinguere da quella ripresa dagli etruschi e dagli italici.
I Romani occupano infatti inizialmente un territorio troppo piccolo per potersi definire una “nazione”, e non possiedono ancora una loro identità. All’inizio essi sono solo una piccola e povera città. Una volta estesi, però, fondendosi con la cultura e la storia dei popoli conquistati, daranno origine ad una “romanità”, che avrà nella città di Roma il suo centro politico.
Una terza ipotesi è che l’arte di Roma non è esistita finchè la città, entrata in contatto con le città greche della Magna Grecia e poi avendole conquistate, non importerà ed imiterà i suoi lavori (famosa è la frase oraziana: “La Grecia conquistata conquistò il fiero vincitore”).
Quel che è certo è che la vittoria sulle città greche significò, almeno all’inizio, la “spoliazione” ed il saccheggio di queste. Il fatto che tante opere entrassero in una città che si dichiarava disprezzante l’arte era giustificato dal fatto che queste fossero considerati trofei di vittoria.

Nasce così, anche a Roma, l’amore per l’arte.
E’ errato pensare che l’arte romana non esista o sia solo una brutta copia di quella greca: quest’ultima, infatti, fornisce solo le basi per una rielaborazione romana originale.
L’arte romana ufficiale era “classicheggiante”, sebbene ne esistesse anche un altro genere, che potremmo definire “del popolo”.
Una volta raggiunto l’equilibrio tra le due, ecco che si avrà la vera arte romana, sebbene sempre di valore artistico inferiore rispetto a quella greca.
A Roma gli uomini più colti parlavano il greco, ma la maggioranza della gente si esprimeva invece in latino. Questo si divideva a sua volta in “ufficiale” e “popolare”. Questa mescolanza di lingue spiega il ritardo con cui si afferma l’arte romana, il suo ecclettismo (sempre portato a voler fondere insieme elementi di diversa provenienza) ed il suo oscillare tra tendenza indigene, etrusche, italiche e classiche.

Il motivo fondamentale e l’originalità dell’arte romana sono la sua FUNZIONALITA’ POLITICA E SOCIALE: le opere d’arte avevano infatti un fine propagandistico ed esaltano la virtus e la grandezza di Roma.

TECNICA EDILIZIA:

I Romani dimostrano la massima originalità soprattutto in architettura, essendo, tra tutte la arti, la più PRATICA e FUNZIONALE.

Nel Lazio e nell’Umbria si era soliti costruire le mura di difesa con blocchi di pietra irregolari incastrati senza calce (OPUS SILICEUM). A Roma, invece, le mura vengono costruite, secondo l’uso greco, con blocchi di pietra a forma di parallelepipedo e disposti a filari di uguale altezza e spessore, a volte uniti gli uni agli altri per mezzo di grappe metalliche, con le commettiture che cadono al centro della pietra sottostante per evitare cedimenti (OPUS QUADRATUM).
Ma la più grande novità introdotta dai Romani è sicuramente il CEMENTO (un misto di calce e sabbia pozzolana, una sabbia vulcanica con particolari caratteristiche adesive) gettato in forme di legno che lasciavano il segno (OPUS CAEMENTICIUM).

Per quanto riguarda la forma delle pietre, esse potevano essere irregolari (OPUS INCERTUM) oppure blocchetti piramidali con la punta rivolta verso l’interno in modo che dal di fuori apparisse solo un reticolati (OPUS RETICULATUM). Se le strutture sono entrambe presenti si parla invece di (OPUS MIXTUM).

A partire dall’età di Augusto, viene usato anche il LATERIZIO, un mattone di argilla non più essiccata al sole, ma cotta in fornace. Il mattone ha molti vantaggi: è economico, leggero e assume molte forme.

L’architettura romana, a differenza di quella greca che predilige le linee rette, è curvilinea. La linea rettilinea ha un inizio ed una fine. Il tempio greco può dunque essere contemplato come una forma perfetta, immutabile, fuori dal tempo e dallo spazio. E’ perciò IDEALE.
La linea curva invece non ha né inizio né fine, e al suo interno ci si sente avvolti. E’ come se si allargasse dal suo centro fino all’esterno.

Questo tipo di architettura ha esigenze politiche: rappresenta infatti l’impero che, per quanto esteso, è retto dal potere centrale: la capitale.
Per questo motivo i Romani fanno largo uso di archi, cupole e volte. Quest’ultime servono per coprire vasti spazi.
L’amore per la curva è visibile in costruzioni come il COLOSSEO o il PATHEON.

OPERE PUBBLICHE:

Per poter razionalizzare e semplificare i rapporti con le regioni circostanti, i Romani si danno alla costruzione di strade.
La strada romana è perfetta sia come solidità del sottofondo sia per il rivestimento superiore, fatto con poligoni di pietra.
Spesso, per facilitare i passaggi, si dovevano forare le montagne, onde costruire gallerie e spesso anche ponti, utilizzando la stessa tecnica dell’arco.
La tecnica dell’arco viene utilizzata anche per la fognature, come la celebre CLOACA MASSIMA, nonché per gli acquedotti. Il primo dei quattordici che Roma ebbe fu voluto da Appio Claudio.
Perché l’acqua avesse sempre la pressione necessaria per compiere il tragitto voluto, le condotte erano costruite uniformemente discendenti.
Tramite volte circolari si costruivano anche cisterne sotterranee per la raccolta delle acque convogliate dagli acquedotti.

LA CITTA’ ROMANA:

L’organizzazione della città richiedeva molta cura: in questo i Romani avevano ripreso la concezione ippodamea.
Le strade erano disposte a scacchiera, parallelamente ai due assi principali (il CARDO MAXIMUS, che andava da nord a sud, e il DECUMANUS MAXIMUS, che andava da est a ovest), che si trovavano a loro volta in corrispondenza delle quattro porte principali della città.

Questa struttura, tipica delle città romane, non si trova però a Roma, che nacque in seguito ai vari insediamenti sui suoi colli. Si trova invece nelle città costruite successivamente dai romani o negli accampamenti che sono poi diventati città: molti sono ancora oggi i paesi che conservano la struttura del castrum.
Gli esempi più significativi di città romana sono per esempio Pompei ed Ercolano: l’una fu coperta da cenere e lapilli, l’altra da una colata di fango durante la famosa eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.C.

LA DOMUS:

La domus (o casa romana) si articola attorno ad una corte centrale, l’ATRIO.
Al centro dell’atrio si trova l’IMPLUVIUM, una vasca quadrangolare per raccogliere l’acqua piovana. L’apertura sul tetto da cui entrano queste acque si chiama COMPLUVIUM.
Intorno all’atrio vi sono i CUBICOLI, le stanze d’alloggio. In fondo all’atrio vi è invece il TABLINUM, il luogo di riunione della famiglia e di ricevimento degli ospiti. Accanto al tablinium si trova la sala da pranzo, il TRICLINIUM, con tre letti accostati ai tre lati del tavolo.
Oltre queste stanze si trova l’HORTUS, un giardino circondato da colonne. Oltre, era possibile trovare un loggiato.
Dalla parte opposta, prima di poter accedere all’atrio della casa dalla strada, era necessario attraversare un VESTIBULUM.

Quello appena descritto è il modello delle case patrizie. Le case plebee sono infatti solitamente costruite non con la tecnica muraria, ma con pareti a scheletro ligneo o un graticcio di canne.

Poiché a Roma gli abitanti erano tanti, esistevano anche palazzo a più piani divisi in appartamenti. Questi palazzi erano chiamati INSULAE, ed erano molto rumorosi.
Le domus erano invece silenziose, perché isolate dall’ambiente esterno.

OPERE DELL’ETA’ REPUBBLICANA:

Sono rimaste poche opere relative a questo periodo, ma dalle poche opere giunte fino a noi si nota che erano presenti tendenza locali accanto a derivazioni greco-etrusche.
Vediamo le opere architettoniche più importanti:

1) IL TEMPIO DI VESTA: sorge nel “foro boario”, ed ha una pianta circolare, secondo l’uso greco. Era in origine probabilmente dedicato ad Ercole Vincitore. Anche se di impostazione greca, il tempio ha caratteristiche romane, come per esempio la continua variazione di rapporti prospettici dovuta alla disposizione circolare delle colonne.
E’ circondato da una PERISTASI di 20 colonne (12 sostituite forse in età augustea) corinzie scanalate. La scanalatura è profonda e genera rilevanti chiaro-scuri, conferendo una “maestà romana” alla costruzione.
Secondo l’uso ellenico, si accede al tempio per mezzo si scale. All’interno si apre una FAVISSA, una fossa a pozzo riservata agli oggetti votivi.

2) IL TEMPIO DELLA FORTUNA VIRILE: questo tempio mostra sia derivazioni greche (è presente il PRONAO e le colonne) sia derivazioni etrusche (è presente un PODIO, da cui si innalza la scalinata di accesso). Anche in questo caso i chiaro-scuri conferiscono robustezza, infatti sono presenti cornici dentellate, tipica caratteristica romana.
Il tempio è di ordine ionico e PSEUDOPERIPTERO, perché le colonne laterali sono addossate alle pareti. In epoca romana infatti le colonne perdono la loro funzione di sostegno e diventano puramente ornamentali. La loro convessità diminuisce la rettilineità della forma.

3) TABULARIUM: venne fatto costruire nel 78 a.C. dal console Catulo, perché fosse il palazzo dell’archivio di Stato. Oggi è la “sostruzione” del palazzo senatorio in Campidoglio.
Realizzata in OPUS QUADRATUM ha volte in calcestruzzo.
E’ un esempio di come le semicolonne diventeranno in seguito predominanti, trasformandosi in pilastri di sostegno per gli archi.

4) BASILICHE: sono edifici costituiti da una grande aula rettangolare. Al loro interno avevano luogo le trattative d’affari.
Le basiliche hanno la forma rettilinea tipica dell’arte greca. Anche il nome è di origine greca, da basiliké stòa (portico regio).
Tra le basiliche romane più importanti ricordiamo quella EMILIA e quella GIULIA (quest’ultima fatta costruire da Cesare).

OPERE DELL’ETA’ GIULIO-CLAUDIA:

1) ARCHI DI TRIONFO: sorgono in questo periodo molti archi di trionfo in onore di Augusto. Il più famoso è quello di Rimini.
In quest’arco la volta dista da terra poco più della larghezza della base. Ciò toglie snellezza alla costruzione, ma conferisce maestà e solennità.
L’arco si innalza a partire dal pilastro, ha culmine nel centro e si esaurisce nell’altro pilastro. I pilastri sono a loro volta ornati da due colonne corinzie.
Il timpano sovrastante e le colonne hanno un effetto di incorniciatura quadrangolare.
Questo è il più antico dei 17 archi dedicati ad Augusto. L’uso romano di celebrare mediante archi le vittorie dei generali è un mezzo propagandistico: si eternano i ricordi delle vittorie. L’arco fu decretato dal Senato perché Augusto aveva deciso il restauro della Via Flaminia, che da Roma giungeva a Rimini.
La parte merlata sovrastante, invece, è stata aggiunta nel medioevo.

2) TEATRO DI MARCELLO: venne costruito nell’11 a.C. ed è il più antico esempio di teatro in pietra a Roma. Fu progettato da Cesare, ma terminato da Augusto, che lo dedicò a Marcello, il nipote morto.
L’ordine corinzio è oggi inglobato nel palazzo degli Orsini, che venne costruito all’interno sfruttandone le strutture.
L’arco e le forme curve permettono ai Romani di sostenere il peso degli spettatori, e questo consente al teatro di essere una struttura isolata (invece il teatro greco era addossato alle colline. Come nel teatro greco è presente la CAVEA SEMICIRCOLARE, ma si costruiscono scene grandiose e ci concepisce in un modo diverso lo spazio.
L’andamento curvo si apre in una serie di arcate sovrapposte. Questo ha l’effetto di contrapporre moto e riposo, generando ritmo continuo, lento se le arcate sono ampie; veloce e leggero se sono alte e strette.
Al “movimento” degli archi si contrappone quello orizzontale delle colonne. Le semicolonne sono “tuscaniche” alla base, un ordine di origine etrusca simile al dorico.
Fare colonne con ordini misti, più leggere in basso, è una caratteristica ricorrente dell’architettura romana.

3) IL TEMPIO DI ROMA E AUGUSTO: questo tempio riprende lo schema del tempio italico provvisto di podio, ma le sue forme sono più robuste e questo aumenta il contrasto delle parti aggettanti (cornici) e dei chiaro-scuri. Avendo colonne lisce, la facciata è piena di luce, mentre l’ombra si addensa all’interno del pronao.

OPERE DELL’ETA’ DEI FLAVI E DI TRAIANO:

Dopo la morte di Nerone, avvenuta nel 68 d.C, si estingue la famiglia imperiale di Augusto, la gens Iulia.
L’esercito cominciò dunque ad imporre, per comandare su Roma, i propri generali.
In pochi mesi si ebbero tre imperatori: Galba, Otone e Vitellio. Finchè le legioni d’Oriente non proclamarono imperatore Vespasiano.
Sotto di lui e suo figlio Tito, l’arte romana raggiunse la competa autonomia.

1) COLOSSEO: Vespasiano fece costruire un anfiteatro chiamato, dal nome della sua famiglia, “Flavio”, ma è a tutti più noto come “Colosseo”, nome che gli venne dato nel medioevo perché costruito vicino alla statua di Nerone.
Era costruito in una depressione del Palatino, del Celio e dell’Esquilino.
Nonostante la parola “anfiteatro” sia greca, il Colosseo non è greco né nella forma né nella funzione. In Grecia, infatti, il teatro aveva un fine educativo ed uno scopo religioso. A Roma, invece, era dedicato al divertimento delle folle, che vi venivano per assistere alle lotte tra uomo e uomo o tra uomo e fiere, oppure vari tipi di gioco e battaglie navali (una volta riempita d’acqua l’arena).
Per quanto riguarda la forma, anche se esistevano edifici circolari pure nell’antica Grecia, sono i Romani ad adottare le curve per le maggiori costruzioni.
La pianta del Colosseo è ellittica, sebbene molto vicina al cerchio. All’interno di una costruzione circolare ci si sente avvolti, un senso di dilatazione che va dal centro fino al perimetro.
Nel Colosseo l’effetto si accentua perché la curva si ripete di gradino in gradino in ellissi sempre più ampie dal basso verso l’alto: man mano che la curva si allarga, l’effetto diventa più grandioso.
Il movimento delle arcate ed il loro effetto è lo stesso del teatro di Marcello, e come in questo le colonne sono tuscaniche al primo piano, ioniche al secondo e corinzie al terzo.
Per “chiudere” l’opera, vi è in alto una linea continua suddivisa da semipilastri corinzi appena rilevati, in piccoli rettangoli.
I corridoi interni, formati da anelli concentrici, sono coperti da colte a botte o a crociera.

OPERE DELL’ETA’ DI ADRIANO:

Di questo periodo le opere più ragguardevoli sono la VILLA DI ADRIANO e il PANTHEON.
Brevemente, diremo che il Panthéon è un tempio dedicato a tutte le divinità. Alla sua cupola si ispirò nel ‘400 anche Filippo Brunelleschi.
E’ strutturato secondo lo schema del tempio greco. All’interno la cupola doveva rappresentare la volta celeste, mentre le nicchie, ora barocche, ospitavano le divinità.
La luce si distribuisce in maniera uniforme all’interno a cassettoni.
La costruzione ha una doppia calotta con struttura autoportante. I mattoni sono d’argilla, così come le forme a posta.

SI TRALASCIA DI TRATTARE L’ETA’ TARDA

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