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Arte Romana - Sviluppi iniziali

Roma nasce nel punto in cui oggi è l’isola Tiberina, dove vi era una possibilità di attraversare il fiume; il ponte congiungeva la città all'Etruria ed era costruito in legno per poter essere smontato facilmente.
Roma nasce come centro di traffico e commercio favorito dalla sua posizione transitoria, la quale influenzò anche la sua cultura artistica.
La cultura romana ebbe però i suoi maggiori rapporti con quella etrusca anche se non ne fu la sua diretta continuatrice. Ancora per tutto il 4 e 3 sec. a.c. però, l’arte romana non si distingueva da quella dell’Etruria.

La prima volta che troviamo il nome di Roma su di un manufatto artistico è sulla CISTA FICORONI, la quale non costituisce però una testimonianza dell’arte romana del periodo, ma è piuttosto una testimonianza dell’arte che si produceva a Roma in quel periodo.

Il RITRATTO DI GIUNIO BRUTO non è facile da collocare stilisticamente, certamente non appartiene all’arte greca e non è dell’arte romana ma piuttosto sembra appartenere all’arte medio-italica, ricevendo elementi stilistici dall'una e dall'altra cultura.
La cultura medio-italica forma il presupposto necessario dell’arte romana; è in seno a questa cultura infatti che possiamo riconoscere un accento diverso, un accento romano.

Dalla fine del III sec. a.C. a Roma si inizia a scoprire che l’arte è qualcosa di più che una tecnica, ma c’è anche da dire che secoli dopo i romani non avevano fatto grandi progressi in materia.
Alcune guerre combattute da Roma portarono nella città una serie di opere d'arte importanti, che sostituirono quelle in legno e terracotta usate nei templi. Queste erano esposte come trofei per le conquiste di Roma.
La grande mescolanza di opere importate di età e di stili diversi crearono un gusto eclettico, che non lasciava spazio al reale valore della forma artistica.
Nascono a Roma le imitazioni di grandi opere greche, ma anche i pasticci artistici costituiti dalla mescolanza di varie parti provenienti da opere diverse.
L'eclettismo va quindi a sostituirsi all'arte medio-italica, la quale aveva sopperito ai primi bisogni artistici di Roma.

TRADIZIONE PATRIZIA E TRADIZIONE PLEBEA

IL RILIEVO ONORARIO
Il più antico dei monumenti pubblici che possediamo adorno di sculture in arte romana è L’ARA DI DOMIZIO ENOBARBO. Le sculture presentano una commistione eclettica di due stili:
• tardo-ellenico: soggetto mitologico e rappresentazione realistica

(rilievo raffigurante un corteo di divinità marine)
• romano: soggetto civico e raffigurazione simbolica; gli animali sono più grandi rispetto alle proporzioni reali, così da esaltare l'importanza dell'atto religioso compiuto.
(rilievo di un altare con Marte e con animali dati in sacrificio)
Questo esempio testimonia l'arte plebea, così chiamata per distinguerla dall'arte ufficiale ellenistica, caratterizzata dall'abbandono del naturalismo in favore di una connotazione simbolica che esalta il soggetto o l'azione immortalata nel rilievo.
Le figure vengono spesso presentate frontalmente, e la loro composizione sullo stesso piano evita illusioni prospettiche.
Tratto caratteristico di quest'arte è l'aderenza alla vita reale quotidiana, manifestato per esempio nella rappresentazione degli utensili da lavoro sulle pareti dei monumenti sepolcrali.

L'arte plebea, che costituisce una sorta di ripresa dell'arte medio-italica, incontrandosi con il naturalismo ellenico costituisce la prima vera forma di stile romano.
A questo stile romano appartengono il FREGIO DEL TEMPIO DI APOLLO SOSIANO rappresentante un trionfo e il FREGIO DELLA CANCELLERIA rappresentante una processione con sacerdoti, musicanti e animali pronti per il sacrificio.

IL RITRATTO
L’altro tipo di produzione artistica che caratterizza in modo particolare l’arte romana, è il ritratto, la più alta espressione culturale del patriziato romano.
Creatori di questa espressione furono artisti greci, in quanto il ritratto non era presente tra le forme d'arte etrusca o medio-italica, o almeno non con i caratteri di realismo e rappresentazione fisionomica affermatisi da tempo in Grecia.
Prima del IV sec. a.C. la produzione si attestava su ritratti generici e non individuali posti nei sarcofagi o dipinti sulle tombe.

Il tipico ritratto romano non nasce in ambito funerario, ma bensì in quello della sfera privata del culto familiare.
L'importanza del ritratto risiede in ragioni politiche e di casta, un'espressione del nuovo potere dell'aristocrazia e della ripresa del patriziato, e meno in ragioni artistiche.
Lo stile ritrattistico di Roma si distingue per una minuziosa attenzione al realismo, con una volontà di celebrare l'austerità e la forza di volontà del popolo romano fiero del proprio passato e dei traguardi raggiunti.
La STATUA BARBERINI è formata da un uomo in toga che sorregge due busti dei suoi avi mostrati con orgoglio; la finalità è quindi tipica romana, mentre lo stile si avvicina al naturalismo ellenistico e meno ai tratti del ritratto di età sillana.

A Roma ritroviamo anche ritratti derivati dalla tradizione ellenistica, come la statua del GENERALE DI TIVOLI, che mostra una figura nuda coperta da un panneggio abbondante raffigurata come gli eroi della leggenda greca, con una maggiore connotazione di dettaglio tipica del ritratto sillano.
Lo stile del ritratto sillano, austero e sdegnoso, non viene più accettato dalla società romana che tende a mostrarsi più duttile e resta legato solo alle produzioni funerarie; questo inizia però ad espandersi nelle provincie dell'impero diventando lo stile caratteristico del ritratto.

Un ritratto molto utilizzato era quello dell'immagine sullo scudo, dipinta o resa come scultura a bassorilievo.
A partire dall'età augustea il ritratto ha subito una serie di variazioni costanti, in contemporanea con l'evoluzione artistica; nell’età imperiale di Traiano possiamo trovare dei ritratti nel quale non è rimasto nulla della sobria stilistica che aveva caratterizzato il ritratto romano alla sua origine.

Della stessa epoca si collocano anche i ritratti dipinti, pochi giunti sino a noi se non quelli affrescati.

Il ritratto testimonia quindi l'esaltazione dell'individuo, tipica della cultura romana, in unione alla volontà di testimoniare la propria presenza al futuro; in quest'ottica si spiega la posizione lungo le strade dei monumenti sepolcrali.

L'ARTE IMPERIALE
In età imperiale, in particolare al tempo di Traiano, l'insegnamento ellenistico è stato ormai completamente assorbito e trasformato in una forma artistica nuovo tipicamente romana in quanto ormai distante dal mondo ellenistico. A questa nuova forma d'arte seppe dare forma uno dei più grandi maestri dell'antichità, conosciuto come Maestro delle imprese di Traiano.
L'opera più importante del Maestro è la COLONNA TRAIANA, un monumento commemorativo e celebrativo dell'imperatore Traiano eretto nel I sec. d.C.
La colonna alta 27 metri fa da supporto al rilievo onorario continuo che avvolge a spirale il monumento con fasce d'altezza che crescono dal basso verso l'alto per effetto della prospettiva.
I rilievi si estendono per 200 metri e narrano le imprese dell'imperatore Traiano attraverso la libertà di rappresentazione e composizione del rilievo da parte dell'artista.
Dobbiamo riconoscere la grandezza del maestro delle imprese di Traiano anche per la ricchissima invenzione di schemi iconografici nuovi. Dopo i grandi maestri dell’antichità classica ed ellenistica, qui per la prima volta uno scultore inventa un linguaggio nuovo che rappresenta un punto di arrivo nello cultura artistica di Roma.

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