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Civiltà Romana

Soltanto a partire dal II secolo comincia ad esistere un’arte romana. Roma repubblicana, forse organismo politico e militare, non aspira alla conoscenza speculativa ma al pratico possesso del mondo. Nella sua fase di ascesa, che culmina con la conquista della penisola e con l’inizio dell’espansione nel Mediterraneo, non soltanto non dà all’esperienza estetica un posto nel sistema di valori della propria cultura, ma deliberatamente, ostentatamente la esclude. Soltanto l’architettura ha diritto di cittadinanza: ma soprattutto come tecnica utile ai fini del governo della cosa pubblica e, come ingegneria militare, delle operazioni belliche. La stessa religione romana, all’inizio, non oggettiva il divino in immagini sensibili; non è contemplazione ma devozione, pietas, e i suoi atti non richiedono la solennità del tempio né l’evidenza del simulacro. Poiché non v’è una tradizione estetica, d’immagine, legata alla concezione della natura e del sacro, tutto ciò che è immagine, si tratti dell’arte etrusca o dell’arte greca, è considerato straniero e, quindi, pericoloso per la continuità dell’austera, dura tradizione del costume romano. Il cittadino romano è un soldato e un politico: l’arte, come attività manuale e servile, è indegna di lui, e non potrebbe che distrarlo dai suoi doveri civili. Ma essendo comunque le operi d’arte considerate come dei “trofei” di guerra, queste erano segno di valore e di ricchezza e di conseguenza venivano esposte nel FORO.

Il primo esempio di arte fu preso dagli ETRUSCHI, che a loro volta l’avevano in parte assimilato dall’Ellenismo. Dagli Etruschi i Romani appresero soprattutto la tecnica per costruire gli archi, che venivano usati dagli Etruschi come porta delle città.
I romani intuirono l’utilità dell’arco ( a differenza dei greci che lo scoprirono ma non lo perfezionarono ) e lo utilizzarono per gli edifici di qualunque genere. I romani associarono alla tecnica la perfezione estetica. Per quanto riguarda le città usarono il modello Ippodameo.
La creatività romana è una delle caratteristiche principali di questo popolo che prendendo esempio da idee altrui ricava idee proprie.
Nel campo delle forme costruttive il contributo romano è vasto e profondamente innovatore. Le costrizioni principali sono di carattere pubblico e non religioso. Tra queste troviamo la basilica, dimora del re, ma anche centro d’affari, sede di tribunali e di uffici, i palazzi e le ville imperiali, soprattutto situate sul Palatino ( palazzo di Domiziano, “DOMUS AUREA“ Nerone, “VILLA ADRIANA”, ....), ma anche costruzioni , quali condutture d’acqua, cloache, murature di sostegno,....
Alla base del sistema tecnico-costruttivo non era, come in Grecia, il duro, cristallino blocco di marmo squadrato, ma una materia povera, tenera, senza splendore come il tufo, e poi l’impasto informe del conglomerato di malta e pietrame variamente tagliato ( opus caementicium ), rivestito spesso con una cortina di pietre tagliate irregolarmente ( opus incertum ), o anche disposte a losanga ( opus reticulatum ), infine il parametro di mattoni ( opus latericium ). La muratura che ne risulta non ha certamente la nitidezza del marmo, ma è leggera, elastica, flessibile: può giungere a grandi altezze, sopportare grandi carichi, cingere ampi spazi vuoti. E’, soprattutto, la più adatta a uno sviluppo formale per linee e superfici curve: infatti, nell’architettura romana, a differenza della greca tutta impostata sulle linee rette, la curva è il principio formale di tutta la costruzione, fino alla composizione urbanistica.
La forma-base dell’architettura romana è dunque l’arco: struttura curvilinea che raccoglie ed individua i pesi e le spinte nei due punti dell’imposta, dove si collega ai pilastri di sostegno. La logica conclusione di una struttura architettonica fatta di linee e di superfici curve è la cupola, calotta per lo più emisferica fatta di materiali leggeri: all’esterno la convessità della cupola riassume e conclude le masse murarie, all’interno la sua concavità sovrasta e coordina i vuoti.

Tempio romano

Il tipo del tempio romano deriva da quello etrusco e, poi, dal greco; ma la sua forma corrisponde a una diversa funzione. Poiché il rito religioso è anche cerimonia pubblica, a cui partecipano le autorità dello stato e la popolazione, esso si svolge all’esterno: davanti al tempio vi è perciò un vasto spazio libero; la costruzione sorge su un alto basamento ( podio ); si accentua l’imponenza architettonica della facciata, che si innalza sullo sfondo del cielo come una grandiosa scenografia. Ci sono esempi di templi vicino al modello greco. Si trovano questi tipi di templi durante il periodo di AUGUSTO. Egli, affascinato dalla cultura greca, fa edificare templi rettangolari pseudo-prostilos ( come il tempio della FORTUNA VIRILE ). Anche le decorazioni interne dei templi sono simili a quelle greche. Roma importa artisti ed oggetti greci. Questi artisti non riportano le cose identiche come sono in Grecia, ma cercano di ambientarle al tipo di situazione in cui vanno collocate.

Teatro romano

Il teatro romano dipende anch’esso dal greco, ma invece di sfruttare il declivio naturale di un colle, è per lo più costruito in piano: si presenta così come un grande anello murario, di sostegno e di accesso alle gradinate. Poiché lo spettacolo si svolgeva tutto sulla scena, l’orchestra ( nel teatro greco destinata ai movimenti del coro ) si atrofizza fino a diventare, in epoca imperiale, una specie di palco d’onore. Acquista grande importanza il muro di fondo ( scena ) che diventa una vera e propria struttura architettonica, spesso con effetti illusori di profondità.
Vitruvio sosteneva che dietro ogni teatro doveva essere costruito un porticato, per qualsiasi necessità.
Questo porticato, detto SEPTA, serviva per accogliere spettatori e attori in caso di pioggia e durante le pause tra una scena e l’altra. Il pavimento della parte coperta era decorato con mosaici.
La CAVEA era suddivisa in 3 fasce, a seconda del grado sociale. Il teatro era decorato con delle colonne ( detto porticus ) e talvolta con delle statue. Talvolta era completato con un tempietto sulla sommità della cavea, dedicata a delle muse dell’arte.

Anfiteatro romano

Frequente, data la passione dei Romani per i ludi gladiatori, è il doppio teatro, circolare od ellittico.
Presenta 3 modi costruttivi differenti.
1- cavea completamente ricavata nel terreno. E’ presente, quindi, l’osmosi totale con la natura. Un esempio è il teatro di SUTRI.
2- cavea parte scavata e parte rilevata. Un esempio è il teatro di POMPEI.
3- cavea completamente costruita. Un esempio è costituito dall’ANFITEATRO FLAVIO, costruito su quattro ordini di archi. Per quanto riguarda il COLOSSEO e il TEATRO MARCELLO la struttura portante è costituita da archi.

Casa romana

Nella società romana, molto più che nella greca, ha importanza, anche dal punto di vista architettonico, l’abitazione privata con i suoi vari tipi, graduati secondo il prestigio sociale e le possibilità economiche dei cittadini: si va dal palazzo imperiale ( enorme, complesso, dotato di grandi giardini, come la DOMUS AUREA di Nerone ) alla casa urbana signorile e al caseggiato di appartamenti d’affitto, a più piani ( molti ne sono conservati, ad Ostia ). Data l’origine essenzialmente agricola della civiltà romana, notevole sviluppo ha la villa: intesa dapprima come azienda produttiva e poi come luogo di riposo e di delizie.


Architettura romana del periodo monarchico


SERVIO TULLIO
- mura serviane ( cingevano i sette colli: Palatino, Aventino, Campidoglio, Quirinale, Celio, Viminale, Esquilino )
- tempio di DIANA sull’Aventino
- tempio della MATER MATUTA

Tempio arcaico della Mater Matuta
di età serviana ( distrutto intorno al 509 a.C. ):
- tempio di piccole dimensioni, ma di grande eleganza architettonica;
- colonne scanalate policrome e capitelli policromi a foglie di loto di influenza egizia;
- architrave rivestita da formelle di terracotta policrome con divinità su carri trainati anche da cavalli alati;
- copertura a tetto con tegole a “ squame “, appoggiato su travetti;
- il tempio era dedicato alla fertilità delle spose.


Architettura romana nel periodo imperiale

CESARE
Foro di Cesare con il Tempio di Venere Genitrice; Septa Julia per le votazioni popolari; Basilica Julia; inizio Teatro Marcello.

Foro
Con il Foro di Cesare si inaugura lo schema al quali si conformeranno nei secoli successivi tutti i fori edificati dai vari imperatori: una piazza rettangolare, delimitata da portici e, sull’asse maggiore, il tempio.

Basilica Julia
Era questa una costruzione rettangolare, porticata, al margine del centro degli affari: vi si amministrava la giustizia da parte di tributi e centumviri, vi si davano consulenze legali. Edificio insieme rappresentativo e funzionale del ius romano, era lungo quasi centro metri; le colonne, in tre file per ogni lato, formavano tutt’intorno al vasto vano centrale due gallerie porticate. Data la diversità di lunghezza tra i lati, non si presentava come un volume chiuso e unitario, ma come una composizione di superfici, articolate dalla successione continua delle arcate sostenute da colonne addossate a pilastri. Si tratta dunque, almeno nel pian terreno, di uno spazio praticabile, del prolungamento al coperto dello spazio aperto del foro.

OTTAVIANO AGUSTO
Foro di Augusto con il Tempio di Marte Ultore; costruzione del primo Pantheon; urbanizzazione di Campo Marzio; prime Terme pubbliche di Marco Vipsano Agrippa, genero e collaboratore di Augusto, in Campo Marzio; Mausoleo di Augusto; Ara Pacis; Domus di Augusto sul Palatino; Archi di Trionfo dedicati ad Augusto ad Aosta, Rimini, Susa; Portico di Ottavia, sorella di Augusto; completamento Teatro Marcello; Maison Carrè di Nimes.

Foro di Augusto
L’attività di rinnovamento raggiunse il suo culmine nella grande edificazione del Foro inaugurato nell’anno 2 a.C. . Con il tempio di Marte Ultore promesso alla vigilia della battaglia dei Filippi ( 42 a.C. ), il foro si collocò in posizione perpendicolare rispetto a quello di Cesare, ampliando ancora quel quartiere con un’opera grandiosa nel disegno e nello splendore dei materiali.

Tempio di Marte Ultore
L’asse maggiore del complesso monumentale era segnato dal tempio e, successivamente, anche dall’arco onorario con la statua dell’imperatore sulla quadriga; i portici, cadenzati dalle colonne e dalla orizzontalità della trabeazione di coronamento, erano ricchi di nicchie che contenevano le statue-simulacro di tutti i padri fondatori di Roma, a cominciare da Romolo. Il tempio, che sarà destinato a importanti funzioni di carattere civile e conserverà reliquie sacre alla storia di Roma, ha un particolare risalto. Esso è inserito nello spazio dilatato dalla presenza delle due grandi esedre, che non sembrano avere però qui il forte valore che questa forma possiede e mostra nell’architetture tardo-repubblicane di Palestrina e di Tivoli, ma piuttosto quello di grandi invasi di luce per dare rilevanza proprio alla sacralità del luogo.
Questa interpretazione, in un certo senso riduttiva di un fatto architettonico di tanto rilievo, è propria del programma di tutta l’attività edificatoria del periodo di Augusto, il quale rifiuta archi, volte, cupole,... e fa scomparire l’uso delle concrezioni e del mattone. Egli vuole un ritorno vigoroso ad una sorta di ordine e di misura propri della grecità dominati dalla prevalenza dell’andamento orizzontale, scandito dal ritmo verticale dei colonnati e dall’uso di materiali preziosi.

Mausoleo
Quando Augusto fa erigere il proprio mausoleo fonde il tema orientale della tomba monumentale con quello, etrusco, del tumulo: sul grande basamento cilindrico si elevava un cono di terra folto di cipressi.

Archi di trionfo
Un altro esempio dell’architettura augustea è l’arco trionfale ( ne rimangono esempi a Rimini, Aosta, Susa ), che discende dall’arco etrusco, integrandolo con un riporto di forme classiche: le colonne ai lati del fornice, il timpano.
Rispetto alle costruzioni del periodo repubblicano, si distingue per la ricchezza della concezione e per la complessità delle membrature architettoniche e delle presenze scultoree.

Teatro Marcello
Nel teatro Marcello ( 11 a.C. ) tre ordini si succedono in altezza: dal tuscanico, più massiccio, allo jonico e al corinzio, più leggeri e slanciati. La progressione è logica perchè, salendo, i carichi diminuiscono; ma la diversità delle forze portanti dei vari ordini non cor

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