Micene

Antica città dell'Argolide (Peloponneso) situata su un colle dominante la valle dell'Inaco e gli sbocchi orientali e settentrionali della pianura argiva. Il luogo fu abitato da stirpi mediterranee non greche. Verso la fine di questo periodo e nel corso del medio-elladico (2000 – 1580 a.C.) vi si insediarono genti indo-europeee di lingua greca. Micene, nel tardo elladico (1580 – 1100 a.C.) forte della sua posizione geografica conobbe una grande espansione politica e commerciale, e spinse i suoi traffici in Egitto, Siria, Palestina, sulla costa orientale dell'Egeo e in Sicilia. Dopo aver subito a lungo l'influenza della civiltà cretese. Micene divenne a sua volta centro propulsore di una propria civiltà.
Alcuni studiosi ritengono che si esistito un grande regno miceneo comprendente l'intera Grecia, o anche tutti i territori abitati da greci, fino a Creta e all'Asia: in tal caso la capitale sarebbe stata certo Micene, che superava per grandiosità e ricchezza tutti gli altri centri.

L'Acropoli

L'acropoli sorgeva con impianto irregolarmente triangolare su uno sperone roccioso in posizione naturalmente fortificata. La cinta di mura poligonali ( 6 – 8 metri di spessore) è accessibile a nord-est, a nord-ovest dalla “porta dei leoni” difesa da un bastione aggettante.Qui inizia la “grande rampa” che porta alla spianata dove sorgeva il palazzo dei principi di Micene, preceduto da porticati e caratterizzato dal vasto Mègaron adorno di pitture. Lungo le pendici del colle si stendeva l'abitato senza mura, con gruppi di case a più piani, nelle quali gli schiavi hanno portato alla luce numerose tavolette con testi redatti nella scrittura nota come “lineare b”. Le necropoli di Micene, dove sono stati rinvenuti preziosi corredi funerari di armi, oreficeria e vasi, comprendono tombe a fosse e tombe a camera e a thòlos (nove esempi tra i quali il cosiddetto “tesoro di atreo” 1330 a.C.)

L'arte Micenea

Le tombe a fossa di Micene (sec XVI a.C.) segnano l'inizio dell'arte e della civiltà micenea. Si tratta di tombe reali o principesche, costituite da un pozzo rettangolare, profondo circa 4 m e rivestito con muretti di pietre a secco; vi erano seppellite in media due persone con una gran quantità di armi, gioielli, vasellame prezioso. Travi di legno chiudevano la camera sepolcrale e il pozzo veniva quindi riempito di terra, sulla quale si erigeva una stele di pietra calcarea, alta da 1 m a 1,85 m, scolpita a bassorilievo con scene prevalentemente militari e di caccia. Gli oggetti di corredo delle tombe a fossa erano fabbricati con materiali disparati: oro, argento, bronzo, lapislazzuli, avorio, alabastro, faiënce, ambra e perfino gusci di uova di struzzo. Quasi tutti gli oggetti sono ornati di segni geometrici o figurati (spirali, polipi, api, uccelli, grifoni ecc...) che denotano l'influenza cretese, e molti di questi manufatti sono ritenuti di fabbricazione cretese, importanti o frutto del bottino di qualche razzia: nelle scene figurate prevalgono i motivi della guerra, della caccia e dei combattimenti tra animali selvaggi. Nel complesso l'arte delle tombe a fossa è caratterizzata da uno stile ibrido, in cui si mescolano apporti diversi: oltre a quelli prevalentemente cretesi (per es. il grande uso di spirali o di motivi naturalistici) anatolici, egizi o provenienti in generale dal vicino Oriente.

Le daghe di bronzo con scene di caccia eseguite a intarsio in oro e argento offrono i migliori esempi dello stile detto del “galoppo volante”, che rappresenta gli animali in atto di balzare con gli arti anteriori e posteriori quasi sulla stessa linea del corpo: uno stile che si diffuse nei sec. XVI e XV a.C. Nel vicino Oriente e che si deve ritenere di origine egea.
Nella ceramica micenea più antica (miceneo I) le forme vascolari continuano in gran parte, sviluppandola e arricchendola, la tradizione mesoelladica, mentre la decorazione dipinta con motivi per lo più floreali o marino, di gusto naturalistico, insieme agli ornati a spirali ricorrenti rivelano la fortissima influenza esercitata da Creta. Con il Miceneo II l'ornamentazione naturalistica della ceramica assunse ancora maggiore importanza rispetto alla decorazione puramente geometrico-lineare, ma con una tendenza verso la stilizzazione convenzionale, che costituisce il primo stile ceramico inconfondibilmente miceneo, lo stile floreale, tipico delle grandi giare pr provviste (miceneo II A, stile ignoto a Creta, dove si sviluppa contemporaneamente lo stile marino del tardo minoico I B 1500 – 1450 a.C.).
Nel corso del sec. XV lo stile floreale dal Peloponneso si diffonderà anche a Creta, limitatamente alla zona di Cnosso, dove prende il nome di “stile del palazzo”, costituendo insieme al comparire di tombe di guerrieri che si rifanno a modelli continentali estranei ai costumi cretesi, la prova archeologica che gli achei avevano occupato Creta fin da quest'epoca. Della fine di questo periodo (miceneo Iib) è lo stile efireo (da koraku presso Corinto, ritenuta l'antica Ephyra), caratteristico delle coppe, che portano raffigurato sulle due facce del vaso un fiore stilizzato, rielaborazione micenea di un motivo dell'arte cretese.
In campo architettonico la più grande realizzazione della civiltà micenea sono le Thòloi, tombe con camera a pianta circolare e copertura a cupola ogivale costruita con il sistema dei filari di blocchi aggettanti.
Un corridoio (dròmos) privo di copertura dava accesso alla camera. Le tholoi erano poi ricoperte di terra in modo da formare un tumulo di grandi proporzioni, quando non erano costruite sul fianco d una collina. Le più antiche e primitive risalgono agli inizi della civiltà micenea e sono limitate alla Messenia, al periodo miceneo II appartengono quelle di Kakovatos presso Pilo in Messina di Vafio e Myrsimocho in Laconia, che hanno dato tutte ricchi corredi funerari con importanti opere d'arte. Le thòloi più recenti sono le più evolute e spettacolari, costruite con blocchi accuratamente squadrati, come quelle dette di Atreo e di Clitemnestra a Micene, trovate già depredate e che dovrebbero risalire al sec XIV a.C.. La thòlos di Atreo è uno dei più grandiosi monumenti realizzati nell'antichità, inoltre le pareti della cupola erano in origine decorate con rosette di bronzo.
Le più notevoli testimonianze dell'architettura civile (fortificazioni, palazzi, abitazioni) risalgono al periodo di massima fioritura ed espansione della civiltà micenea (miceneo III A e B). Il colle di Micene fu provvisto di una poderosa cinta muraria costruita con blocchi ciclopici, il più delle volte sommariamente squadrati o ancora grezzi.
L'accesso alla rocca passava attraverso la “porta dei leoni”. Fortificazioni simili sono conservate a Tirinto e resti ne sono stati scoperto ad Asine, Atene e Gla. I palazzi micenei finora conosciuti (Micene, Tirinto, Pilo, Tebe) presentano qualche differenza tra loro, ma in generale seguono uno schema: da un cortile si accede, attraverso un portico con colonne, a un vestibolo che immette nella grande sala, con focolare al centro, circondato da quattro robuste colonne di legno con basamento di pietra (mègaron): magazzini, dispense, camere da bagno, archivi, sale minori, e a Pilo un secondo Mègaron (detto della regina), completavano il palazzo. Attorno al complesso palaziale si trovano le case, dentro e fuori la cittadella fortificata. I principali ambienti del palazzo e spesso alcuni vani delle case erano decorati con affreschi, la cui tecnica e in parte lo stile risentono dell'influenza cretese. I motivi rispecchiano il gusto miceneo per le scene di caccia e di combattimento, ma non mancano soggetti ispirati alle cerimonie religiose, alla vita quotidiana o alla natura marina. A differenza di quelle cretesi, le figure hanno un alinea di contorno. Nel complesso gli affreschi micenei presentano uno stile, definito “ieratico”: con figure rigide e composizioni di carattere araldico.
La coppa di “falisos” è un esempio, invece, di “stile schematizzato”, e quindi di come la libera visione dei Cretesi si sia raffreddata un uno schematismo rigoroso e preciso: gli elementi naturali, non più trasfigurati dall'impulso impressionistico, sono trattasi alla stessa maniera di ogni forma geometrica, e costretti entro la necessità di una stilizzazione puramente ornamentale.
La terracotta ha restituito qualche esempio di statua a grandezza naturale, come le figure femminili di Ceo, numerosissime sono le figurine di terracotta di piccole dimensioni, piuttosto rozze. In avorio erano eseguite opere di piccolo formato, sia a tutto tondo (come il gruppo di Micene) sia in rilievo, per la decorazione di pissidi, cofanetti e probabilmente anche mobili. Durante il periodo miceneo III A e B, nella ceramica i motivi di origine cretese vengono sempre più rielaborato fino a divenire stilizzati e astratti, mentre gli ornati geometrici a larghe fasce orizzontali e a linee parallele assumono maggiore importanza anche per sottolineare la disposizione dei motivi con regolarità e simmetria. Tuttavia non mancano scene figurate, schematiche, di carri e personaggi, soprattutto sui crateri di stile miceneo – cipriota. La tendenza verso una produzione standardizzata, contrassegnata da decori convenzionali e quasi esclusivamente geometrici, raggiunge il culmine dopo la grave crisi e le distruzioni subite dal mondo miceneo verso il 1200 a.C.
Nell'arte micenea si possono distinguere due elementi costanti: uno naturalistico, originario di Creta, l'altro astratto, tendente alla stilizzazione delle forme e alla geometrizzazione assoluta dell'ornato: quest'ultimo elemento più caratteristicamente miceneo, eredità della precedente civiltà mesoellenica, prelude direttamente all'arte greca del periodo protogeometrico. L'elemento naturalistico è più forte agli inizi della civiltà micenea, quando l'argolide subisce profondamente l'influenza dell'arte cretese, e perde poi progressivamente terreno, senza però mai scomparire del tutto. Le tradizioni cretesi sopravvivono a lungo nei gioielli, nella glittica, nella stessa ceramica. Il campo in cui è meglio affermata l'originalità e l'indipendenza dell'arte micenea è senza dubbio l'architettura, in cui vive uno spirito monumentale del tutto nuovo rispetto all'arte di Creta.

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