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Zenobia - La regina dei deserti

Nel mezzo del deserto della Siria sorgeva una città straordinariamente ricca e sfarzosa chiamata "la città dei palmizi". Dopo essere stata contesa da Assiri, Babilonesi e Persiani, nel 114 d.C., durante il regno di Traiano, Palmira entrò a far parte dell’Impero romano e divenne ben presto la più importante fra le città carovaniere.

Verso la metà del II secolo d.C., approfittando della crisi dell’Impero, i Persiani avevano tentato di annettere la città che le legioni romane non erano più in grado di difendere, ma a salvarla era intervenuto un giovane e valoroso principe locale, Settimo Odenato che come ricompensa per i suoi meriti, era stato proclamato da Roma "re di Palmira". Nonostante questo riconoscimento, egli non aveva in alcun modo abusato dei propri poteri e aveva mantenuto con l’Impero rapporti più che amichevoli. Dopo la sua morte, la moglie Zenobia iniziò però una politica di ostilità nei confronti dei Romani. Donna di grandi ambizioni, Zenobia non intendeva essere completamente sottomessa ai romani. Ma Zenobia non era solamente una donna d’azione, infatti, possedeva una solida cultura e apprezzava la letteratura e le arti. Alla corte di Palmira inoltre accolse molti intellettuali, decidendo di creare un cenacolo, al quale si recavano anche intellettuali greci.

Dopo aver conquistato l’Egitto, Zenobia spostò in Asia Minore il proprio esercito e arrivò quasi sino al Bosforo. Nel 270 d.C. raggiunse il massimo del suo potere, a tal punto da riuscire a sconvolgere l’equilibrio romano creatosi nella regione: Aureliano si vide costretto a concludere con la regina un trattato, con cui Roma accettava la situazione creatasi in Oriente. Però solo un anno dopo, la sorte di Zenobia cambiò. Aureliano, quando si sentì sicuro delle frontiere sul Danubio e sul Reno, decise che era giunto il momento di eliminarla. Informata delle mosse dell’imperatore, la regina dichiarò l’indipendenza del Regno di Palmira (271 d.C.) e pose l’embargo sui cereali che dovevano essere inviati dall’Egitto in Italia. Aureliano decise di assediare Palmira, offrendo alla regina la possibilità di aver salva la vita purché si ritirasse ai confini dell’Impero. Zenobia rifiutò sdegnosamente.
I soldati di Aureliano riuscirono a raggiungerla sulle rive dell’Eufrate e la ridussero in stato di prigionia. Condotta a Roma, Zenobia fu costretta a seguire il trionfo del suo vincitore, mentre poco dopo la città di Palmira veniva distrutta dalle armate imperiali di Aureliano (nel 273 d.C.).


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