Vareghi e nascita della Russia (conversione degli Slavi)

L'unico territorio vichingo organizzato in Stato unitario era proprio la Svezia. Fin dall'VIII secolo i suoi abitanti che erano noti come Vareghi o Rus, cioè "rematori", avevano iniziato la colonizzazione delle coste baltiche e di qui risalendo il corso dei fiumi, erano penetrati nei territori degli attuali Polonia e Russia: poi sfruttando il sistema fluviale del Volga, del Dniepr e del Don erano arrivati al Mar Nero, fondando lungo il cammino le città di Kiev e Novgorod. Su queste rotte fecero fiorire il commercio, soprattutto con Bisanzio, cui fornivano legname, ambra, pellicce e schiavi, ricevendo in cambio beni di lusso, spezie e pietre preziose. I Vareghi intrapresero un processo di integrazione con la cultura dei Bizantini e dei popoli di origine slava stanziati a sud del Baltico: alla fine del primo millennio le due componenti etniche, slava e vichinga, erano praticamente assimilate tanto che la denominazione "rus", che in origine indicava solo i vareghi, è passato a indicare una nuova entità politica ed etnica ovvero la Russia. In quest'area, nell'arco del IX secolo, furono creati due grandi principati di Novgorod e di Kiev che erano poi stati unificati nel 980 da Valdimir il Grande. Valdimir inoltre fece del Cristianesimo di rito greco la religione ufficiale del regno, cosa che contribuisce in modo decisivo a far entrare la Russia nell'orbita europea.

Anche gli Slavi che avevano occupato gran parte dei territori lasciati liberi dalle tribù germaniche nel corso dei quattro secoli precedenti si convertirono al Cristianesimo, dando origine ai regni di Polonia, Boemia e Moravia destinati a giocare un ruolo rilevante nella futura storia europea.

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