pexolo di pexolo
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Seconda fase monarchica


Dopo il regno di Anco Marzio si insediò a Roma una dinastia etrusca (i Tarquini) proveniente dalla città di Tarquinia; la tradizione romana ricorda due re etruschi, cioè Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo, tra cui avrebbe regnato Servio Tullio. Non si deve necessariamente pensare alla conquista armata di Roma da parte dei Tarquini: è plausibile che siano avvenuti dei trasferimenti di genti etrusche ricche e potenti a Roma e che queste siano riuscite a diventare dominanti. È archeologicamente dimostrato che essi si spostarono dall’Etruria a Roma, come si evince dal progressivo accrescimento ed arricchimento del quartiere Tuscus (dei Tusci): secondo alcune testimonianze nel VII secolo il Tuscus diviene uno dei quartieri più popolosi della Roma pre-urbana. La condizione di un re-tiranno, che potrebbe far pensare ai tiranni greci, esprime storicamente un tentativo di cambiare la visione omnia-istituzionale del re antico: diversamente dal re arcaico (scelto dagli altri patres) il tiranno è elettivo. Dall’Etruria giunsero a Roma mercanti e artigiani con tecniche innovative, che permisero di incanalare progressivamente l’acqua stagnante nel foro in una serie di cloache (tra cui la Cloaca Maxima) e di rendere così abitabile il foro stesso . Si devono poi all’influsso etrusco anche l’introduzione di elementi quali la Sella curule (sedile pieghevole simbolo del potere giudiziario, riservato ai magistrati) e il Fascio littorio (i Romani avrebbero importato l’usanza di far precedere i re da littori recanti sulle spalle un fascio di verghe ed una scure). Ma giunsero anche gruppi aristocratici, che si collegarono ed imparentarono con quelli Latini (e forse Sabini) abitanti sui colli di Roma. Secondo gli studiosi, tuttavia, durante la dominazione etrusca Roma non subì un cambiamento profondo: per quanto la loro influenza fu sostanziosa (sia a livello istituzionale che politico) e la loro presenza fisica nella città fosse abbastanza elevata, in realtà Roma mantenne una propria identità. Ad esempio, Roma continuò ad usare il latino (nella sua forma arcaica) e, sempre da questo punto di vista, inserirà nel vocabolario pochissime parole sabine o etrusche (fra cui magister, che deriva da mastarna).

Tarquinio Prisco (616-579 a.C.)


Figlio di Demarato e proveniente da Corinto, Tarquinio Prisco si era trasferito a Tarquinia nell’VIII secolo, quando la città stava attraversando una fase di exploit economico. In questo periodo molte famiglie cambiavano sede per cercare fortuna e Tarquinia, come Roma, doveva essere una città aperta ad ospitare genti diverse e gruppi aristocratici molto eterogenei. Evidentemente, sebbene Tarquinia stesse attraversando un momento particolarmente florido, nella città etrusca egli non riusciva ad ottenere ciò che desiderava; Tarquinio decise dunque di trasferirsi a Roma. Secondo la tradizione il sovrano venne fatto fuori dai figli di Anco Marzio, i cui piani di potere furono però arrestati da Tanaquilla (moglie di Tarquinio Prisco), che convinse i membri dell’aristocrazia ad eleggere suo genero Servio Tullio come sesto re di Roma. La tradizione trova necessaria questa scansione dei fatti per far passare Servio Tullio, rispetto a Tarquinio Prisco e a Tarquinio il Superbo, come un sovrano democratico, (quasi) scelto dal popolo per le sue capacità, per la sua bravura e per il fatto che veniva dal nulla: c’era bisogno di questo per sottolineare le importanti innovazioni in ambito istituzionale, sociale, politico e culturale che in questo periodo Roma stava subendo.
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