Ali Q di Ali Q
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L’età augustea

Roma è da tempo sconvolta dalle guerre civili.
Vi è in quegli anni un abbandono della vita politica ed un ripiegamento al privato e all’interiorità.
Sono un esempio di questo ripiegamento Lucrezio e Catullo, così come lo stesso Cicerone che, sebbene impegnato politicamente, si fa anche testimone egli stesso dei cambiamenti del suo tempo, portando insieme alla politica anche considerazioni e giudizi morali.

Gli antichi valori della repubblica non ci sono più: il grande ideale di civis romanus non è perduto, ma è ormai inattuabile nella società che si è costituita.
Le stesse guerre civili sono la dimostrazione che ormai gli interessi personali sono più forti dell’ideale di stato: sia Cesare che Pompeo, infatti, mirano solo al loro potere personale.
In seguito alla morte di Cesare, lo stesso partito repubblicano – a cui aderiscono i Cesaricidi - è espressione di una aristocrazia che desidera riacquistare i propri privilegi.

Cesare muore nel 44 a.C., designando come suo successore il suo pronipote e figlio adottivo Ottavio, al cui nome era stata aggiunta la desinenza in “-anus”, come era consuetudine per i figli adottivi, divenendo così Ottaviano.
In quanto figlio adottivo, Egli si dichiara continuatore della politica di Cesare.
Quando questo avviene, Ottaviano ha 19 anni. E’ nato nel settembre del 63 a.C.
Più vecchi sono invece Marco Antonio - console e capo della fazione cesariana - e Lepido.

Antonio ha militato nell’esercito di Cesare in Gallia, negli anni ha ottenuto molte cariche pubbliche prestigiose (non ultimo viene eletto governatore della Gallia Cisalpina a seguito del suo mandato come console), ed è diretto avversario di Ottaviano nella successione politica a Cesare.
E’ proprio per questo motivo che si ha il primo scontro tra i due, ed Ottaviano sconfigge Antonio a Modena nel 43 a.C.
Tornato a Roma, egli si auto-proclama console, dicendo di essere un difensore dai violenti, coloro che attentano alla pace e al prestigio della Repubblica.

Negli anni seguenti Ottaviano si allea con Lepido – sostenitore di Antonio - e con Antonio stesso, nel secondo triumvirato . Questo è un gesto di pacificazione.
Vengono ripristinate le liste di proscrizione come all’epoca sillana e vengono promesse terre ai veterani di guerra.

I contrasti tra i triumviri non mancano però ad arrivare: il primo ad entrare in disaccordo con Ottaviano è Lepido, che viene però sconfitto e confinato.
L’impero viene dunque spartito tra Ottaviano ed Antonio: l’uno prende quello d’occidente, l’altro quello d’oriente.

Antonio è intanto in Egitto a sottomettere i Tolomei.
Cleopatra usa con lui la seduzione, trascinandolo così dalla sua parte.
Ottaviano, il cui vero intento è comandare da solo, comincia dunque la campagna d’Egitto, che termina con la vittoria ad Azio nel 31 a.C. e la morte sia di Antonio che di Cleopatra.

Ottaviano è accolto a Roma trionfante in quanto restaurator: egli ha difeso il popolo romano dai nemici dell’impero.
Ottaviano è dunque proclamato princeps (primo cittadino), e si dà da fare per mantenere le promesse fatte al suo popolo.
Nella seduta del Senato del 27 restituisce tutti i poteri conferitigli negli anni delle guerre, e dichiara che non si poteva fare altrimenti per ripristinare la pace. Tutte le istituzioni repubblicane saranno inoltre ristabilite.

Da questo momento in poi comincia la sua piena ascesa: egli è primus inter pares, e gli viene conferita anche la potestas tribunicia.
Ottaviano non si dichiara apertamente dittatore, anche se lo è.
Ha il potere dell’imperium proconsolare, massimo titolo di guerra, e quindici anni dopo anche quello di pontifex maximus.
La pace che egli assicura a Roma è comunque una “pace armata”, poiché ottenuta non con l’assenso ma con la forza delle legioni, poste su ogni confine dell’impero.
Diventa dunque Augustus, e cioè “venerabile”.

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