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Storia
Dagli Egizi ai Micenei

• Il deserto e l’acqua: l’Egitto dei faraoni
- Un fiume, un paese
Nel cuore dell’Africa, dal lago Vittoria nasce il fiume più lungo della Terra, la ragione dell’esistenza dell’Egitto perché crea una vastissima area molto fertile. L’Egitto viene diviso secondo il corso del fiume: Basso Egitto (vicino al delta, alla fine del Nilo, a Nord) e Alto Egitto (vicino alla sorgente, all’inizio del Nilo, a Sud).
- “Terra nera”, terra della vita: le benefiche piene del Nilo
Siccome l’Egitto ha un clima arido, il Nilo costituiva l’unica fonte significativa d’acqua e anche la possibilità di comunicazione. Senza il Nilo, l’Egitto sarebbe un deserto senza vita. Quando il Nilo straripava depositava sugli argini una sostanza molto fertile: il limo. Gli Egizi si stanziarono lungo questa striscia fertile e la chiamarono “terra nera” perché il limo ha un colore piuttosto scuro. Il deserto era chiamato “terra rossa” e si credeva che fosse il regno dei morti. È infatti lì che venivano costruite le piramidi o le tombe.

- Lo sviluppo delle tecniche irrigue
Si incominciò a crearsi delle comunità agricole stabili ma a volte il Nilo straripava creando delle inondazioni dannose per il raccolto e altre volte c’erano delle secche che creavano delle carestie. Con l’aumento della popolazione, si misero a punto le tecniche di sfruttamento del fiume creando delle dighe e degli argini per cercare di rendere il fiume il più controllabile possibile.
- Nasce uno stato unitario
Nel corso del IV millennio a.C. ci fu un’accelerazione della popolazione e alcuni paesini rurali divennero città, i mestieri si specializzarono, comparve la scrittura e si crearono numerose unità territoriali. Intorno al 3200 a.C., un re dell’Alto Egitto, Menes, conquistò il Nord (Basso Egitto) diventando il primo re dell’Alto e Basso Egitto.
- Le fasi della storia egiziana
La storia dell’antico Egitto viene suddivisa a seconda delle diverse dinastie che si succedettero al trono.
Fu l’egiziano Manétore che periodizzò le dinastie riconoscendone 30. Questo arco temporale viene diviso in tre periodi con un potere centrale e forte succeduti da periodi di decadenza. Prima dei periodi di splendore e decadenza, viene un periodo “di formazione” detto “proto dinastico” che comprende la I e la II dinastia. I periodi di fioritura sono l’Antico Regno (3205-2200 a.C.), il Medio Regno (2055-1650 a.C) e il Nuovo Regno (1550-1069 a.C). I periodi intermedi sono: il primo tra l’Antico e il Medio Regno, il secondo (1750-1550 a.C.) e il terzo (anche detto “bassa epoca”) (1550-1069 a.C.). Dopo il Nuovo Regno ci fu una forte decadenza succedendosi al trono re egizi e persiani fino ad arrivare alla conquista dell’Egitto da parte di Alessandro Magno nel 332 a.C. Prima di ciò ci fu una rinascita detta Saitica che durò fino al 525 a.C.

• Lo stato gerarchico e il suo sovrano
- Il faraone
L’Egitto era uno stato gerarchizzato con caste chiuse e distinte. Al vertice della piramide gerarchica c’era il faraone che aveva un potere assoluto su tutta la terra e su tutta la popolazione. Il faraone era una sorta di rappresentante della divinità perché ritenuto figlio di Ra e quindi il garante dell’ordine e l’equilibrio della natura e di tutto l’Universo. Il faraone, inoltre, era come un rappresentante del popolo nel concilio degli dèi e cercava di interagire con loro in favore del popolo.
- La burocrazia e gli scribi
L’Egitto ebbe la più articolata amministrazione dell’antichità. Agli ordini diretti del faraone c’era il visir, una specie di primo ministro che faceva capo all’apparato amministrativo del paese. Egli al proprio servizio aveva numerosi funzionari. Agli scribi spettava la scrittura e l’archiviazione dei documenti. Il lavoro di scriba richiedeva molti anni di studio perché la scrittura geroglifica era molto complessa e solo pochi riuscivano ad apprenderlo. Il linguaggio popolare era detto “demotico”.
- I geroglifici
In origine, i geroglifici non erano molto diversi dai pittogrammi sumeri infatti un ideogramma rappresentava un elemento. Col tempo però il linguaggio si complicò infatti i segni potevano assumere un suono e quindi una parola era composta da più ideogrammi. Ci fu quindi un’evoluzione fonetica. I geroglifici rimasero a lungo tempo criptati ma grazie al ritrovamento della stele di Rosetta (1799 d.C.), una lastra con inciso un testo scritto in egiziano antico e greco, stilato impiegando il geroglifico, il demotico e l’alfabeto greco. Osservando i tre testi, il francese Champollion riuscì a decifrare il valore dei geroglifici.

- La classe sacerdotale
Gli scribi condividevano la scrittura con la classe sacerdotale, anch’essa gerarchizzata al suo interno. Come dice il nome, geroglifico, significa “scrittura sacra” ovvero con una destinazione religioso-sacrale. Infatti i geroglifici apparvero nelle tombe e sulle pareti dei templi. All’interno della casta sacerdotale, i sommi sacerdoti erano al culmine della piramide della gerarchia sacerdotale. I templi, come quelli mesopotamici, erano anche un’istituzione economica.
- Alla base dell’economia: i contadini
La maggior parte della popolazione egizia era formata dai contadini che producevano tutto il necessario. Inoltre, nella stagione dove non occorre coltivare i campi, i contadini, erano tenuti a mettersi al servizio del faraone per lavori pubblici come la costruzione di dighe e argini ma anche per l’edificazione e la manutenzione delle piramidi. In cambio di ciò ricevevano un piccolo compenso in natura perché la moneta non era ancora stata inventata.
- Una religione ricca di déi e di culti
Se si pensa al prestigio e alla sacralità del faraone e della classe sacerdotale si capisce subito come la religione avesse un peso rilevante. Il pantheon era affollato da centinaia di dèi ai quali si legavano credenze diverse e sovente contraddittorie. La causa della complessità dell’universo religioso è dovuta ai numerosi culti locali che successivamente vennero fusi semplificando il pantheon. Si creò anche la tendenza a creare le famiglie di dèi. L’Egitto comunque ebbe una religione di stato formata dagli dèi principali o da quelli favoriti dal faraone che divennero divinità nazionali.
- Dèi dal corpo di animali e dèi celesti
Inizialmente gli egizi attribuirono agli dèi le sembianze degli animali derivanti dagli antichi animali-totem. Più tardi vennero resi sacri anche elementi naturali come il Nilo o il Sole. Nell’Antico Regno fu di notevole importanza Ra, il dio-Sole. I faraoni e i sacerdoti di Tebe, successivamente, imposero il dio Amon e fondendo le due divinità emerse il dio-Sole Amon-Ra.
- Il mito di Osiride e Iside
Un mito molto diffuso in Egitto fu quello del dio Osiride e di Iside, sua sorella e sposa. Questa relazione ricalcava l’usanza dei faraoni di prendere come moglie una donna della stessa famiglia.
Secondo il mito, Osiride viene ucciso e smembrato da Seth, suo fratello; Iside allora ricompone lo sposo/fratello Osiride per mezzo dell’imbalsamazione e gli ridà la vita. Osiride e Iside ebbero un bimbo, Horus che per vendicare il padre uccide Seth e Osiride diviene il dio dell’aldilà e giudice dei morti. Questo mito, parlando di morte e rinascita, rappresenta la credenza di una vita ultraterrena.
- La concezione dell’aldilà
Secondo gli egizi, nella vita ultraterrena passerebbe il Ka, una sorte di alter ego che ogni essere umano possiede dalla nascita. Il Ka dimora nella tomba e prosegue la sua vita in modo molto simile a quella terrena (ed è per questo che ha bisogno di cibo, abiti, armi..). Nelle prime fasi dell’Egitto si pensava che solo il faraone avesse diritto alla vita ultraterrena; successivamente si diffuse la credenza che tutti avessero questo diritto ma che bisognasse prima affrontare il giudizio di Osiride e perciò aver condotto un’esistenza retta.

• Una storia lunghissima
- L’Antico Regno e la prima fioritura dell’Egitto
Una caratteristica della civiltà egizia fin dalle prime dinastie fu l’architettura monumentale. Imponenti strutture furono edificate per le numerose divinità ma la maggiore concentrazione fu per i complessi funerari. Queste opere venivano costruite dai contadini soprattutto nel periodo delle inondazioni del Nilo durante le quali non è possibile coltivare. Il faraone Gioser (III dinastia) fece costruire il suo complesso funerario a Saqqara, presso la capitale Menfi. Snefru dedicò ingenti risorse economiche per la costruzione di tre piramidi. I suoi successori fecero costruire le loro tre famose piramidi presso la località di Giza: la piramide di Cheope, Chefren e Micerino.
- L’espansione durante l’Antico Regno
Fra il 2700 e il 2500 a.C. l’Egitto si espanse verso la Nubia ed espanse il proprio controllo sulla Libia e sulla penisola del Sinai. Verso la fine della V dinastia, però, si manifestarono alcuni problemi economici perché le entrate andavano nelle tasche dei funzionari locali o dei sommi sacerdoti. Per evitare questo gravoso problema si istituì la carica di “sovrintendente dell’Alto Egitto”.
- La crisi del potere centrale
Intorno al 2200 a.C. il potere del faraone divenne sempre più debole perché i governatori provinciali tendevano a rendersi sempre più autonomi. Nel periodo delle dinastie IX e X ci fu lo spostamento della capitale da Menfi a Heracleopolis. Questo spostamento creò una sanguinosa guerra civile. Il faraone Montuhotep II riuscì a ripristinare l’unità politica dell’Egitto. Con il suo regno si instaurò una nuova situazione di benessere: il Medio Regno.
- Il Medio Regno
L’amministrazione cambiò radicalmente. Venne diminuito il numero dei governatori locali e fu rafforzato il controllo sugli ufficiali con l’istituzione della carica di “governatore del Basso Egitto”. Ci fu anche una ripresa delle spedizioni commerciali e militari. Al successore Amenemhet III si attribuiscono operazioni di bonifica che fa presumere un aumento demografico dell’Egitto. La stabilità politica caratterizzò una raffinata vita culturale.
- L’invasione degli hyksos
Dopo l’apogeo egiziano durante il Medio Regno la situazione si aggravò. Con la XIII e XIV dinastia ci fu una o il Vicino Oriente, ci furono movimenti di popoli che sconvolsero anche l’Egitto. Intorno al 1700 a.C., alcune popolazioni nomadi asiatiche si stabilirono lungo il delta del Nilo: erano gli hyksos (letteralmente “re dei paesi stranieri”). Essi diedero vita alla XV dinastia. Gli hyksos acquisirono alcune tradizioni egiziane come i titoli dei faraoni o la scrittura del proprio nome con i geroglifici. Introdussero anche i loro culti ma la divinità principale era Seth. Gli hyksos portarono anche importanti novità come il cavallo o il carro da guerra.
- La riconquista del potere e il Nuovo Regno.
I faraoni egizi continuavano a mantenere l a propria indipendenza nell’area tebana, a Sud e diedero vita alle dinastie XVI e XVII cercando sempre si espandere i loro confini a Nord. Uno di questi faraoni intraprese una campagna militare per riconquistare l’Egitto e così i suoi figli, Kamose e Amose cacciarono definitivamente gli hyksos. Con la XVIII dinastia iniziò il Nuovo Regno, l’epoca di maggior splendore dell’attività egizia. La capitale fu spostata a Tebe e fu istituita la nuova carica di “viceré di Kush”. Con Amenofi I e il suo successore ci fu in Egitto una rinascita culturale. Thutmosi I ha inaugurato la famosa Valle dei Re presso Luxor. Le dinastie successive condussero diverse spedizioni militari, per molto tempo nessun popolo si era più avvicinato a voi e per mezzo dei bottini di guerra vennero costruiti più tempi.

- La fallita riforma di Amenofi IV
Amenofi IV, intorno al 1350 a.C., fece una riforma religiosa rivelatrice della tensione tra faraone e classe sacerdotale. La riforma consisteva nell’introdurre il dio Aton, probabilmente era stato un tentativo di introduzione di una religione monoteistica. La classe sacerdotale si oppose duramente perché vedeva tagliati fuori i propri interessi. Amenofi IV venne considerato “eretico” e il suo nome venne cancellato dalle tombe.
- L’età di Ramses II
Con Ramses II ci fu in Egitto un nuovo apogeo della cultura artistica e fu anche un periodo di duri scontri militari, in particolare con gli hittiti perché volevano occupare l’Egitto. Nel 1275 a.C. le due potenze si scontrarono presso la città di Kadesh. Alcuni anni dopo questo scontro, del quale non si sa l’esito perché entrambi i popoli si attribuiscono la vittoria, ci fu un riconoscimento reciproco tra le due potenze. Ci fu un trattato di pace sancito con il matrimonio del faraone con una nobile hittita. Con la morte di Ramses II si chiuse l’ultima età di splendore egizia.
- Il tramonto
Verso il 1200 a.C., i cosiddetti “popoli del mare” sconvolsero il Vicino Oriente e in particolare l’Egitto. Ramses III riuscì a cacciare questi “popoli del mare” e festeggiò la vittoria dentro le pareti del suo tempio funerario. Ma l’Egitto ebbe diversi periodi di riconquista. Ramses XI fu l’ultimo faraone a essere sepolto nella Valle dei Re. Nel 1070 si chiudeva il Nuovo Regno. Durante il Terzo Periodo Intermedio l’Egitto fu controllato da dinastie di origine straniera. Nel 671 a.C. l’Egitto venne conquistato dagli assiri. Psammetico riconquisto l’Egitto ed è proprio così che inizia la cosiddetta rinascita saitica (dal nome della sua città di origine Sais). Questo fu l’ultimo periodo di fioritura e poi dovvette subire due dominazioni persiane e dopo fu conquistato da Alessandro Magno nel 332 a.C.

• Tremila anni di civiltà: arti e saperi in Egitto
• L’Arte e la sua funzione religiosa
- La finalità dell’arte egizia
L’arte egizia fu sempre legata ad una funzione rituale infatti sculture e dipinti si trovarono in maggioranza nelle tombe.
- Un rigido codice raffigurativo
Artisti e scultori erano vincolati da rigide regole che furono conservate per circa tre millenni. Le figure dovevano essere rette e simmetriche, il piede sinistro era portato avanti e le mani avevani una posizione rigida almeno che non impugnassero uno scettro o un bastone. Tutto, anche l’acconciatura seguiva rigide regole e tutte avevano . Ogni costruzione doveva seguire forme geometriche.
- Dalla mastaba alla piramide
Il più antico tipo di sepoltura è la mastaba, un grosso edificio con le pareti leggermente inclinate e, al suo interno, c’erano stanze che riproducevano la casa dei vivi. I ricchi privati continuarono a costruirsi le mastabe mentre i faraoni le piramidi. Le prime furono piramidi a gradoni come quella di Gioser, poi ci furono quelle a doppia inclinazione come quella di Snefru fino a raggiungere la perfetta forma geometrica come quelle di Giza.
- Un’impresa titanica
La costruzione delle piramidi richiedeva un’impresa collettiva che richiedeva molti anni di lavoro e migliaia di persone obbligate a questo lavoro. Nella piramide il faraone sarebbe rimasto a condurre la sua vita ultraterrena e a continuare a proteggere gli uomini. Nel Nuovo Regno, come possiamo vedere nelle piramidi di Giza, il faraone veniva seppellito in una delle camere sotterranee.


- Le case e i palazzi
Abbiamo ritrovato soprattutto edifici sacri costruiti con diversi tipi di pietra. Non abbiamo trovato abitazioni e la ragione è semplice: le abitazioni erano fatte con i mattoni di argilla, un materiale edile molto deteriorabile. Le case egizie solitamente erano a due piani ed erano rivestite di intonaco bianco. Gli Egizi non dormivano su cuscini ma su dei poggiatesta di legno.
- L’artigianato e gli scambi con l’Oriente
Gli Egizi avevano sviluppato alcune tecniche come la lavorazione dei metalli perché provenivano dalla Mesopotamia. La lavorazione del ferro e del bronzo si sviluppò dopo perché erano materiali non molto presenti in quel territorio. Gli artigiani egizi perfezionarono anche la fabbricazione del vetro opaco.

• Gli hittiti
- L’arrivo in Anatolia
Agli inizi del II millennio a.C. gli hittiti si stanziarono nella penisola anatolica. Si pensa che gli hittiti derivino dalla Russia meridionale. Nel 1915 si scoprì che essi appartenevano al ceppo linguistico indeuropeo grazie alla decifratura di un archivio reale. Gli hittiti vivevano in un posto sfavorevole per l’agricoltura ma ricco di risorse richieste negli scambi commerciali perciò gli hittiti ebbero anche degli scambi culturali (infatti adottarono la scrittura mesopotamica).
- La forza degli hittiti: cavalli, carri, armi
Una grande novità introdotta dagli hittiti fu quella del cavallo che poteva trainare i carri da guerra velocemente. I carri hittiti avevano due piccole ruote non piene: avevano i raggi. La specializzazione nella lavorazione del ferro permise loro di forgiare armi molto robuste.
- Costruzione e apogeo dell’Impero
La potenza hittita nacque intorno al 1650 a.C. quando il sovrano Khattushili I affermò il suo potere sulla parte centrale dell’Anatolia dove vi stabilì la capitale Khattusha. Verso il 1530 a.C., il re Mursili fu in grado di conquistare alcune città siriane e di condurre una grande spedizione Mesopotamia durante la quale distrusse Babilonia: gli hittiti avevano ormai dato vita ad un impero.
Il massimo splendore hittita si verifico intorno al 1350 a.C. e il loro impero raggiunse l’area influenzata dagli egizi. Era una fase di debolezza dell’Egitto provocata dalla riforma fallita di Amenofi IV.
- Il declino
Come già detto prima, il faraone Ramses II guidò gli egizi nella battagli di Kadesh che avvenne nel 1286 a.C.
La propaganda della vittoria attribuì al faraone un grande successo ma in verità la battaglia si concluse senza vincitori e senza vinti e inaugurò un periodo di equilibrio. Questo periodo non durò molto perché intorno al 1200 a.C. sia l’Egitto e sia l’Impero hittita vennero travolti dalle cosiddette invasioni dei “popoli del mare”. L’Egitto, a differenza degli hittiti, seppe resistere.

• Gli ebrei: la Promessa e il popolo eletto
• Popoli semiti nella regione del Giordano
- Le fonti della storia ebraica
La fonte scritta più importante per ricostruire le origini del popolo di Israele è la Bibbia ebraica. All’interno di essa, come accade per quasi tutti i libri sacri, sono contenute informazioni vere e altre che sono più oggetto di fede che di realtà storica. Bisogna considerare anche che la Bibbia ebraica è stata scritta parecchi anni dopo gli avvenimenti dei fatti narrati (tra il IX e il II secolo a.C.).
La difficoltà nel ricostruire questo periodo storico è la scarsezza di fonti. Alcune volte i resti di antichi edifici rinvenuti in quella zona testimoniano fatti narrati nella Bibbia ebraica ma più spesso dimostrano le incongruenze.

- Le idee fondamentali
Nella storia dei patriarchi (i fondatori del popolo di Israele) sono posti quasi tutti i fondamenti del pensiero ebraico. Nel percorso storico che affronteremo fra poco bisogna prestare attenzione a due ordini di fenomeni: da un lato il dato storico e dall’altro la mentalità e il sentire religioso del popolo ebraico.
- Tanti ambienti naturali
La storia del popolo di Israele si colloca nella terra di Canaan e al suo centro si trova il fiume Giordano. A est del fiume si trova un ambiente arido e desertico mentre a ovest è presente un ambiente molto fertile. Le coste mediterranee sono sabbiose e inadatte alla costruzione di porti.
- L’acqua, le coltivazioni
Il problema di questa regione è, allora come oggi, la presenza e la conservazione dell’acqua. Durante l’anno si possono distinguere principalmente due stagioni: un inverno con abbondanti piogge e un’estate totalmente asciutta. Bastava un inverno di siccità per creare enormi disastri. In quella zona erano diffuse soprattutto le piante mediterranee. Nel mondo cananeo erano divinizzati l’inverno e l’estate con i personaggi Baal e Mot.
- I nomadi e le città-stato
Gli antichi ebrei iniziarono la loro storia in queste terre dove esistevano già popoli semiti nomadi oppure organizzati in città-stato. Le tribù nomadi o seminomadi sfruttavano i terreni seguendo i cicli stagionali continuando a spostarsi in cerca di zone più favorevoli. Spesso gruppi nomadi arrivarono in Egitto spinti dalla siccità e successivamente ritornarono nella terra di Canaan. Erano presenti anche città-stato (un esempio è Gerusalemme). Tutto quello che sappiamo riguardo quelle città-stato è grazie ad alcuni archivi egiziani. Le città-stato avevano rapporti pacifici tra loro ma spesso c’erano tensioni con l’Egitto interessato a quel ponte tra l’Africa e l’Asia.
- I filistei
Sulla costa meridionale sappiamo che si insediarono più tardi i discendenti dei “popoli del mare” (narrati precedentemente) . Questi uomini erano chiamati “filistei” e da questo nome deriverà il nome futuro di questa regione: Peleshet, ovvero “terra dei filistei”.

• Sulle orme dei patriarchi
- Il racconto biblico: Abramo
Secondo il primo libro della Bibbia (il Genesi), l’origine del popolo ebraico sarebbe avvenuta con un uomo e un luogo molto lontani dalla terra di Canaan: Abramo partì da Ur (città sumera) e si diresse a nord arrivando a Harran dove rimase per molto tempo finchè non ricevette una chiamata divina che lo indirizzò verso Canaan dove sognò un altro segno divino secondo il quale egli sarebbe diventato il patriarca di una nazione. Dopo essere andato e tornato dall’Egitto, diede la sua benedizione (ovvero affidò la sua stirpe) a Isacco, suo figlio.
- Isacco
Isacco, figlio di Abramo, crebbe in Canaan e sposò Rebecca. Unendosi con una donna del suo popolo si esprime la volontà di Isacco di non mescolarsi con genti straniere e di ribadire la propria identità. Isacco ebbe due gemelli: Esaù, il primogenito, cacciatore esperto e amato dal padre e Giacobbe, pacifico e prediletto dalla madre. Prima di morire, Isacco, ormai diventato cieco, doveva benedire il primogenito Esaù ma Giacobbe, con l’inganno, venne benedetto al posto di Esaù; da lì nacque la rivalità fra i due fratelli.
- Giacobbe
Per sfuggire al fratello molto adirato, Giacobbe viaggiò verso nord e, durante il viaggio, ebbe una rivelazione in sogno: Dio, JHWH, gli rinnovò la promessa fatta ad Abramo cioè che sarebbe stato il patriarca di una grande stirpe.
Giacobbe si sposò con due donne tra queste c’era quella che amava, Rachele, ed ebbe 11 figli da quattro donne. Egli, dopo un nuovo sogno divino, partì per Canaan e sulla via del ritorno incontrò una figura divina con la quale fu costretto a lottare. Poiché vinse, cambiò il suo nome in Israele, ovvero “colui che ha lottato con Dio”. Giacobbe/Israele ebbe un ultimo figlio da Rachele, donna che amava, che morì partorendolo. La famiglia non visse in pacificamente: i fratelli erano molto gelosi al punto che quando uno di loro, Giuseppe, capace di fare sogni profetici, disse che aveva sognato di essere destinato a dominare sulla famiglia, gli altri se ne sbarazzarono, vendendolo a mercanti diretti in Egitto.
- Giuseppe
Giuseppe, uomo molto astuto, si fece una buona reputazione agli occhi del faraone una volta giunto in Egitto. In particolare interpretò un sogno del faraone (sette vacche grasse sconfitte da sette vacche magre) come prefigurazione di sette anni di abbondanza seguiti da sette anni di carestia: per conto del faraone, Giuseppe, immagazzinò grandi riserve di cibo così, giunta la carestia,l’Egitto si salvò. A Canaan, i fratelli di Giuseppe, soffrendo la fame, vennero in Egitto a cercare aiuto. Lì non riconobbero il fratello tradito e dopo averli accolti e sfamati si fece riconoscere. A questo punto si colloca la morte di Giacobbe che benedisse Giuda e lasciò la famiglia di Israele in Egitto, dove restò per ancora molti anni.

• Israele in Egitto e il ruolo di Mosè
- La scelta di Dio: Abramo e la Promessa
Accanto ad una certezza storica sfuggente troviamo invece in questi racconti le idee fondamentali del pensiero ebraico. La prima è la Promessa formulata da Dio al patriarca Abramo. Da quel momento Dio crea un rapporto speciale tra sé e il popolo che discenderà da Abramo. Per la prima volta si crea una differenza di un popolo da tutti gli altri, per pura volontà divina. Questo è un concetto estraneo ad altre comunità occidentali ma costituisce un dato essenziale del mondo ebraico.
- Il sacro e il profano
In virtù della Promessa, Dio non è concepito come una divinità distante ma come chi dà fondamento a tutta la realtà della storia. L’uomo aveva la possibilità di accettare o rifiutare la Promessa: Dio ha scelto Israele, agli ebrei sta accettarlo o meno. Tutto ciò che appartiene alla volontà divina è sacro mentre tutto ciò che riguarda la volontà umana è profano. Essendo che Israele ha scelto di accettare la Promessa di Dio, diventando, a sua volta, sacro e per questo si distinguerà dagli altri popoli.
- Mosè guida la fuga dalla schiavitù
I dodici figli di Giacobbe si moltiplicarono, diventarono un popolo e rimasero in Egitto per molti anni (450 secondo una tradizione e 120 secondo un’altra) noti con il nome di ebrei . Quando il faraone cambiò i rapporti con loro, gli ebrei desiderarono di ritornare nella loro terra. Il liberatore, Mosè, al quale Dio ordinò di liberare il popolo di Israele, si fece accordare il permesso di lasciare il Paese dal faraone dopo avere stremato il Paese (con le 10 piaghe). Il faraone pentito del permesso inseguì gli ebrei con i suoi soldati ma mentre gli ebrei riuscirono ad attraversare il mar Rosso (suf), gli egiziani vennero travolti dal richiudersi delle acque del fiume.
- Il “patto” sul Sinai
Mosè, sul monte Sinai, ricevette le tavole della Legge contenenti regole e complesse norme di culto. Queste norme vennero custodite in un’Arca e divennero il simbolo nazionale più sacro.
Gli ebrei, non rispettando la Legge, vennero puniti da Dio infatti vagarono nel deserto per quarant’anni prima di poter accedere alla terra di Canaan. Mosè, dopo aver designato Giosuè come suo successore, morì da solo sul monte Nebo vedendo la Terra Promessa, senza poterci entrare.

• La storia di Israele
• La conquista di Canaan
- La storia di Giosuè
Lasciati da Mosè alle soglie della terra di Canaan, gli ebrei scesero sotto la guida di Giosuè per conquistare la città. Secondo la Bibbia, Giosuè si comportò come un abile generale e, una volta conquistata la terra, la spartì tra le dodici tribù di Israele. Le dieci tribù del nord abbandonarono lentamente la fede in JHWH per credere in Baal.

• Le città e le navi: storia dei fenici
• Tra il mare e la terra
- Sulle coste del Libano
La striscia di terra pianeggiante compresa tra le coste del Libano e le montagne ricoperte dai boschi di cedro, terra adatta per essere coltivata, fu dimora dei cananei che si stanziarono intorno al III millennio a.C. i quali costruirono le prime città.
- Città indipendenti
I cananei fondarono città molto raccolte e con scarse vie di comunicazione. Ogni città era indipendente ed era governata da un re che aveva anche la funzione di sacerdote. Essendo che il mare era molto importante per loro avevano due porti: uno a nord e uno a sud. Le città avevano anche un entroterra che serviva per l’agricoltura e per l’accesso ai boschi che avevano un legno pregiato per edifici e navi.
- Cananei e fenici
Inizialmente non c’era grosse differenze tra le città ed erano tutte governate similmente. Erano tutte città-stato legate fra loro con rapporti di carattere commerciale. Successivamente, verso la fine del II millennio a.C. ci fu un grande divario tra le città-stato sulle coste e quelle nell’interno. Le città sulle coste avviarono commerci marittimi con l’Egitto e le isole di Creta e Cipro e per vie di terra con le città dell’Eufrate. Questo divario permette di differenziare le due categorie di popoli e solamente ora si può parlare di città fenicie e non genericamente di cananee.
- Da oriente a occidente: la scelta del mare
Intorno al 1200 a.C. tutto il Mediterraneo era bersagliato dagli attacchi dei cosiddetti “popoli del mare” e perciò gli egiziani e gli hittiti allentarono il controllo dell’Anatolia consentendo alle popolazioni di consolidare il controllo sulle vie commerciali. Man mano le città della costa erano state escluse dal contatto diretto con la Siria e così i fenici dovettero fondare una nuova rete di contatti commerciali. Si aprirono così le rotte verso l’occidente mediterraneo arrivando fino allo stretto di Gibilterra entrando nell’oceano Atlantico. Attraverso il commercio i fenici si arricchirono.
- La perdita della libertà
Dopo quel periodo di libertà dovuto alle invasioni dei “popoli del mare”, le città fenicie ritornarono sotto il controllo prima dell’Egitto e poi della Assiria. Tra l’VIII e il VII secolo a.C. gli assiri sfruttarono i commerci fenici a proprio vantaggio imponendo dei tributi e facendo anche repressioni violente come quella di Sidone (675 a.C.). Dal VI secolo a.C., le città fenicie dovettero affrontare la dura concorrenza con i Greci e le stesse colonie fenicie del mediterraneo tra le quali Cartagine. Nel 588 a.C. i fenici vennero conquistati dai Babilonesi durante la spedizione del re Nabucodonosor che conquistò anche Gerusalemme.

• Rotte, empori, merci nel Mediterraneo
- L’abisso del mare
In tutto il mondo antico fu ben nota l’abilità dei marinai fenici riguardo alla navigazione. Il mare sovente spaventava le popolazioni a causa dell’imprevedibile tempo, della difficoltà degli approdi e dell’assenza delle carte di riferimento. Il mondo greco espresse in molti modi (come nella poesia) questa realtà. Non si sa se anche i fenici l’abbiano fatto perché non ci è rinvenuta la loro letteratura.
- La “stella fenicia”
I fenici costruivano le loro navi utilizzando il cedro delle montagne libanesi. Le navi venivano assemblate sul posto con dei pezzi preparati in precedenza secondo un progetto già definito. Infatti, su ogni pezzo della nave era incisa una lettera alla quale i carpentieri sapevano rifarsi. Le imbarcazioni erano di due tipi: c’era l’imbarcazione per la navigazione costiera e quella per le rotte più lunghe. Con le prime si navigava solamente nelle ore diurne e arrivavano fino alle 25/30 miglia nautiche mentre con le seconde si navigava anche di notte e si poteva percorrere fino alle 50 miglia nautiche. Questo perché i fenici impararono a orientarsi sul mare guardando le stelle. Infatti, la stella polare si chiamò a lungo stella fenicia.
- Le rotte di andata e di ritorno
I fenici studiavano le rotte di andata e di ritorno in base ai venti e alle correnti del Mediterraneo. Andavano da est a ovest e ritorno. Per la rotta da Tiro allo stretto di Gibilterra occorrevano circa 80 giorni; si incominciava dalle isole di Cipro e Rodi, si attraversava il Mar Ionio per arrivare al Sicilia, si toccava la Sardegna del sud, le Baleari, la costa spagnola e infine lo stretto di Gibilterra. Per il ritorno si costeggiava la costa africana.
- Oltre le colonne d’Ercole
A seguito di queste straordinarie imprese fenicie si narrarono incredibili leggende su di esse. Lo storico greco Erodoto scrisse che i fenici, nel VII secolo a.C., circumnavigarono l’Africa. Non ci sono certezze su questo viaggio ma si sa con certezza che i fenici aprirono una rotta oltre Gibilterra verso sud fino al golfo di Guinea. Si narra che i fenici riuscirono a raggiungere anche isole al nord dello stretto di Gibilterra come l’Irlanda e la Gran Bretagna per opera di Imilchione.
- Dove portarono le navi?
Le rotte fenicie furono sempre di carattere commerciale. Infatti, i fenici non raggiunsero mai le terre per conquistarle ma per costruire basi di appoggio per il commercio.
- La rete degli insediamenti costieri
I fenici cercavano dei posti per gli approdi simili a quelli presenti nella loro patria. Infatti, gli insediamenti erano piccoli e molto ravvicinati gli uni agli altri. Il nucleo originario era un santuario perché nel mondo antico c’era la convinzione che il santuario proteggesse la merce. Spesso il tempio fungeva anche da magazzino di stoccaggio ed era anche il punto di incontro per lo scambio delle merci. Ovviamente, oltre al santuario c’era un porto piccolo. I coloni erano ospitati nelle case e nelle vie dai muri colorati. I rapporti tra le popolazioni autoctone e i coloni erano pacifiche: anche perché il commercio costituiva un vantaggio sia per i fenici sia per le popolazioni del luogo.
- I fenici e la terra
La terra circostante ai nuovi insediamenti era molto importante perché permetteva ai coloni di mantenersi senza dipendere dalle popolazioni autoctone. I fenici applicarono sui campi la loro esperienza agricola delle pianure libanesi creando una fonte culturale per le popolazioni del luogo. Non c’è fonte greca o latina che non parli con ammirazione delle tecniche fenicie. I fenici non coltivavano mai la terra per colonizzarla ma sempre e solo per il proprio mantenimento.
- Il caso di Cartagine
Cartagine fu fondata verso la fine del IX secolo a.C. (814 a.C.) probabilmente dalla regina Elissa. Inizialmente fu come tutte le altre colonie fenicie ma poi nel VII secolo a.C. incominciò a creare propri empori nel Mediterraneo rendendosi indipendente e tagliando i rapporti con le città libanesi. Cartagine dovette confrontarsi anche con le colonie greche e il risultato non fu sempre pacifico. Cartagine mantenne la sua egemonia fino al momento in cui, nel III secolo a.C., si scontrò con Roma.

- Oggetti dello scambio: il primato dei metalli
Nel mondo antico i metalli erano un bene prezioso ed è proprio questa la motivazione delle rotte fenicie. I fenici navigavano sia per commerciare sia per trovare minerali che successivamente fondevano. L’estrazione dei metalli era a carico delle popolazioni locali che continuavano a mantenere il controllo delle miniere. I fenici acquistavano da loro i metalli, li fondevano in lingotti e li commercializzavano. Oltre al commercio dei metalli, i fenici erano celebri per il commercio del legno di cedro con il quale non si costruivano solamente imbarcazioni ma anche edifici molto imponenti come il tempio di Gerusalemme.
- Il vetro e la porpora
Oltre alle merci pregiate già dette, i fenici commerciavano anche il vetro e i tessuti tinti con la porpora. Probabilmente, non furono i fenici a scoprire il vetro con la lavorazione del silicio contenuto nella sabbia ma sicuramente sono stati loro a utilizzarlo nel miglior modo. I fenici scoprirono la porpora, un rosso scuro contenuto all’interno di un mollusco molto diffuso sulle coste mediterranee. Questo mollusco era detto dai latini “murex”.
- Manufatti di pregio e “chincaglieria”
Dal IX secolo a.C. i fenici cominciavano a diffondere i cosiddetti “oggetti d’Oriente” che soprattutto i popoli occidentali compravano per adornare le proprie case o per corredi funebri. Erano manufatti di pregio ma anche grandi uova di struzzo o conchiglie marine lavorate dagli artigiani. Alcuni artigiani si trasferirono a occidente. Altre persone, falsificavano tali oggetti per soddisfare il volere della gente a un costo più basso.
- Relazioni commerciali e palazzo
Sul finire del II millennio a.C., tutte le relazioni commerciali dovevano passare attraverso il palazzo ovvero attraverso il controllo del re. Ciò è avvenuto anche, per esempio, per la costruzione del tempio di Gerusalemme.
- Una nuova classe di mercanti
A partire dal X secolo a.C. i re non erano più in grado di controllare tutto il traffico perché ampliato. I mercanti vennero progressivamente sostituiti da dei nuovi mercanti che facendo viaggi molto lunghi sfuggivano al controllo del re e acquistavano e vendevano in modo autonomo distaccandosi sempre più dal potere monarchico. A volte questi nuovi mercanti rapivano uomini e donne per venderli come schiavi. Si creò così una nuova classe di mercanti spesso ai confini della legalità assai differente dai primi mercanti fenici.

• La cultura fenicia: l’invenzione dell’alfabeto, i racconti sugli dèi
- Un codice importante
I fenici essendo uomini di mondo, commerciando con molte popolazioni e facendo da propulsori culturali, avevano bisogno di un modo per registrare gli ordini o per fissare in modo inequivocabile una transazione commerciale. Per fare ciò usarono la scrittura. Come abbiamo già visto in precedenza, la scrittura non fu inventata dai fenici. Infatti, a Biblo erano già stati rinvenuti dei segni molto simili ai geroglifici. Nel XII secolo, quando la scrittura fenicia si stabilizzò, si utilizzarono 22 segni. Quei segni erano gli antenati delle nostre odierne lettere e si leggeva da destra verso sinistra.
- A ogni suono un segno: la scrittura alfabetica
I fenici notarono che in ogni lingua c’era un numero limitato di suoni (fonemi) i quali si combinavano con altri per formare le parole. I fenici associarono ogni suono ad un segno grafico (grafema). Questo linguaggio era infinitamente più semplice e più “economico” (sintetico) rispetto ai linguaggi che utilizzavano gli ideogrammi. Questo metodo di scrittura venne adottato da molti popoli mediterranei. Questo metodo costituì una’innovazione straordinaria che modificò radicalmente il modo di scrivere.


- In quale ambito nacque la scrittura
Il commercio non fu analfabeta ma si servì appunto di un tipo di scrittura sintetico e facile. Non si è certi se l’invenzione della scrittura sia dovuta al commercio o se sia dovuto ad altro. Essendo che non sono stati trovati testi che non siano di carattere economico, è difficile rispondere a questo quesito.
E’ comunque strano che non siano stati ritrovati testi in ambito del sacro.
- Dèi cittadini
Ogni città fenicia prediligeva il culto di una divinità in particolare anche se non ne escludeva altre. Alcuni dei derivavano direttamente dalla storia della città: erano re divinizzati, talvolta i fondatori.
- Baal, il signore dell’universo
Baal, signore del cielo, conquistò la sua posizione dopo aver vinto altre divinità. Secondo il mito, Baal sfidò il mare e la morte (Mot) ma inizialmente venne risucchiato da quest’ultima. Una donna, Anar, lo cercò e capendo cos’era avvenuto, uccise Mot e liberò Baal, lo seppellì affinchè potesse risorgere e così nell’universo tutto divenne equilibrato.
- Astarte, il sorriso della dea
A Baal si collegava una divinità femminile, Astarte che, in alcune popolazioni, veniva anche chiamata Istar. Astarte, come Baal, era una divinità molto antica. Istar rappresentava la forza generativa della nascita e della vita. Per questo motivo venivano allestiti dei giardini sacri nei suoi santuari. Il suo secondo aspetto era la seduzione e sottolineava l’importanza dell’unione sessuale per assicurare la continuità del gruppo umano; questo si esprimeva, per esempio, attraverso la prostituzione sacra nei tempi dedicati alla dea.
- Consonanze divine, consonanze umane
E’ stato osservato come le forze divine e le loro storie, nate nell’area siriana, trovano grosse somiglianze in altre culture mediterranee. Ciò dimostra che vi furono contatti e convergenze e non di mondi chiusi e incomunicanti. Le discriminazioni di origine religioso o razziale non esistevano nel mondo antico ed esistevano tra le diverse culture punti molto simili tra loro.

• Creta, pacifica isola di ricchezze
• Una civiltà palaziale
- Le risorse economiche e tecnologiche
Creta presenta una conformazione prevalentemente montuosa in cui i rilievi sono intervallati da fertili pianure. I primo abitanti dell’isola si sarebbero insediati inizialmente a Cnosso, intorno al 6000 a.C. e lì si sarebbero dedicati all’agricoltura e alla produzione della ceramica. Si pensa che l’isola avesse avuto maggior verde un tempo. Non poteva contare su risorse minerarie ma, in compenso, aveva ricchezze per il legname di pregio, il territorio adatto alla vite e all’ulivo e che permette l’allevamento degli ovini.
- I commerci e la talassocrazia
I cretesi, nonostante le ricchezze descritte sopra, sfruttarono molto la posizione strategica sul mare. Le merci da loro prodotte come tessuti, ceramiche e oggetti di metallo, testimoniano un alto grado di sviluppo tecnologico. Tra il 2000 e il 1550 a.C. Creta divenne così la più grande potenza marittima del Mediterraneo e impose la sua talassocrazia, ovvero il dominio sul mare.
- Le fasi storiche della civiltà cretese
La civiltà greca è anche detta minoica. La sua storia viene divisa in tre periodi principali: antico minoico (III millennio a.C.), medio minoico (dal 2000 al 1570 a.C. circa) e tardo minoico (dal 1570 al 1050 a.C. circa).
Un altro tipo di scansione è dovuta alle diverse fasi del palazzo perché fonti storiche testimoniano che le città si svilupparono intorno ad alcuni grandi palazzi. Si individuano perciò quattro fasi principali: fase prepalaziale (fino al 2000 a.C.), una protopalaziale (fino al 1700 a.C.) , una neopalaziale. Infine ci fu la distruzione di Cnosso , intorno al 1360 a.C. e,seguita da una fase postpalaziale.

- Organizzazione e funzione dei palazzi
I palazzi erano delle residenze reali ed erano senza mura di cinta. La città si sviluppava intorno al palazzo. Questo palazzo non serviva solamente come residenza reale ma anche come magazzino, uffici pubblici e sale di culto. Si sono trovati anche degli ampi magazzini-deposito per gli alimenti. Inoltre sono stati ritrovati numerosissimi sigilli.
- Una cultura pacifica
I cretesi condussero un’esistenza pacifica senza guerre e si dedicarono soprattutto alle arti e alle gare sportive come la taurocatapsia, ovvero il volteggio acrobatico tenendo un toro per le corna. Queste gare erano accessibili per entrambi i sessi. Queste informazioni sono testimoniate dagli affreschi rinvenuti nei palazzi, le uniche nostre fonti perché la loro scrittura, il “lineare A”, non è ancora stata decifrata.

• Ibridi, mostri, labirinti: i miti cretesi
- Mito e storia nella percezione degli antichi
La cultura greca spesso usa il termine “mito” che significa “racconto”. I cretesi non distinguevano il mito dalla storia vera e quindi accettavano il mito come verità. Una persona poteva modificare il mito e raccontarlo ad altri modificato.
- Il Minotauro, mostro antropofago
Il Minotauro, come molti altri mostri dell’età antica, è ibrido. Il Minotauro era il risultato dell’unione sacrilega tra la moglie di Minosse e un toro venuto dal mare. E’ come se nel ventre della donna di fossero mescolati sia il seme del toro, sia il seme di Minosse. Minosse, sentendosi in colpa per quell’orribile mostro, fece costruire un labirinto nel quale vi rinchiuse il Minotauro. Ogni tanto venivano sacrificati dei giovani ragazzi per il Minotauro. Si racconta che Arianna, figlia di Minosse, innamorata di Teseo, lo aiutò con il celebre filo. Così Teseo uccise il Minotauro e potè scappare dall’isola con Arianna. Questo mito poteva essere indicato come il corrispettivo che Atene doveva pagare a Creta.

• I micenei, una società guerriera
• Origine e caratteri della civiltà micenea
- L’arrivo dei micenei in Grecia
I micenei provenivano dalla Grecia e intorno al 1350 a.C. occuparono l’isola di Creta. Essi approfittarono probabilmente di una catastrofe ambientale dei createsi). I micenei erano chiamati anche achei ed erano gli antenati dei greci. E’ un popolo di origine indoeuropea che giunse in Grecia intorno al 1900 a.C. dove occuparono il Peloponneso dove successivamente formarono dei piccoli regni sui quali gravitava una cittadella fortificata da mura possenti.
- Una cultura guerriera
Il centro più importante di questo popolo fu Micene, da cui deriva il nome micenei. Micene non fu mai la capitale perché erano città politicamente autonome. E’ molto probabile che spesso le città combattessero fra loro per il controllo di terre coltivabili. Come si può vedere dalle armi rinvenute dalle tombe, dalle decorazioni parietali e dagli arredi, si tratta di una cultura guerriera. I micenei avevano una struttura sociale molto gerarchica. Al vertice c’era un re (wanax), e un capo militare (lawaghetas). Essi erano anche grandi proprietari terrieri. In cambio di prestazioni militari, i nobili (telestai) ottenevano concessioni di terre dal re. Il basileus era un funzionario del palazzo ma questo termine, successivamente, indicherà il sovrano. Nelle campagne, gli uomini liberi costituivano delle comunità (damoi) che amministravano una parte di terra; la parte restante era gestita dai sacerdoti. Anche gli artigiani che ricevevano le materie prime dal palazzo godevano di un certo prestigio.


- L’espansione sul mare
Dopo essersi insediati nelle regioni del continente fondarono città (come Pilo, Argo, Tebe e Tirinto) e, successivamente, arrivarono anche a Creta vincendo il dominio sui mari. I dati archeologici testimoniano relazioni commerciali anche con luoghi relativamente distanti dai Micenei.
- Una civiltà a lungo dimenticata
La civiltà mediterranea e in particolare quella cretese, influenzò profondamente i micenei. Per questo oggi si parla di civiltà minoico-micenea. Tutto ciò che sappiamo sui micenei è dovuto a scoperte recenti come la scoperta del circolo di tombe a fossa di Micene e la decifrazione della scrittura micenea, il lineare B.

• Le scoperte archeologiche e la lineare B
- La scoperta di Troia
Schliemann fu sempre affascinato dalla storia antica e dai poemi omerici. Credendo in quest’ultimi, tramite gli indizi trovati nei poemi, riuscì a identificare il sito di Troia. Studi archeologici dimostrarono che Troia era divisa a strati: la città era stata demolita e ricostruita più volte.
- Le tombe di Micene
Schliemann trovò anche altri due circoli di tombe a Micene. Il più antico era interno alle mura mentre il più nuovo era fuori dalle mura. Pensò che si trattasse degli Atridi perché, in quelle tombe, sono ritrovate delle maschere d’oro che non trovavano riscontro nelle altre culture. Queste maschere venivano collocate sulla faccia del defunto e ne riproducevano le fattezze. Tra queste maschere c’è la cosiddetta “Maschera di Agamennone” anche se si è dimostrato che la maschera e il presunto Agamennone siano vissuti in un’età diversa.
- Un altro labirinto: la scrittura micenea
I micenei scrissero in tre modi. La prima, intorno al 2000 a.C., era presente una scrittura geroglifica che non è stata compresa. Dopo circa due secoli subentrò la cosiddetta “lineare A” che non è stata ancora decifrata. Lineare perché non era più una scrittura ideografica ma alterna i segni sillabici e segni ideografici. Questa scrittura è attestata a Creta dal 1750 al 1450 a.C. A partire da questa scrittura, gli achei-micnei ne alberarono una terza, la lineare B.
- La decifrazione della lineare B
La decifrazione della lineare B è stata possibile grazie al ritrovamento di numerose tavolette di argilla sulle quali gli scribi del palazzo avevano tracciato segni misteriosi. Un insieme di linee alternate a disegni. Successivamente si capì che ad ogni simbolo corrispondeva una sillaba e dopo numerosi tentativi riuscì a decodificare questo linguaggio. Si pensa che questa scrittura sia arcaica ma greca.
- L’inizio della storia greca
Con la decifrazione del lineare B si riuscì a sapere di più su questo popolo e si seppe con certezza che questo popolo fu quello che dominò Creta dal XV secolo a.C. Secondo le tavolette, la struttura sociale era molto gerarchizzata e al centro stava il re (wanax). In quelle tavolette era presente un elenco di uomini, donne con indicata la loro professione. Questi documenti ci illuminarono su una civiltà variegata sia sul piano sociale, sia sul piano religioso. Queste scoperte fecero datare nuovamente la storia greca in dietro di qualche secolo. Alcune divinità greche furono attestate per la prima volta dai micenei e solo successivamente entrarono nel panteon greco.

• Ascesa e caduta dei micenei: il dominio dei dori e il “Medioevo ellenico”
- I micenei nel Mediterraneo orientale e occidentale
I micenei praticarono una politica espansionistica nel Mediterraneo occidentale e orientale. In questa espansione potrebbe anche essere avvenuta la guerra a Troia che diede il nome al più celebre conflitto dell’antichità.
- I poemi omerici e il Medioevo ellenico
Nell’Iliade di Omero si fa riferimento alla guerra di Troia. Questa fonte non è considerata molto attendibile perché questo libro è stato scritto quattro secoli dopo i fatti avvenuti. Il periodo compreso tra l’età micenea e l’VIII secolo a.C. è detto “Medioevo ellenico” in analogia con il Medioevo europeo. Questo periodo, però, non è da intendersi come declino della società ma come secoli da noi sconosciuti a causa della scarsezza di fonti ritrovate.
- I nuovi dominatori: i dori
Le fonti archeologiche rivelano due distruzioni dei palazzi micenei. La prima distruzione sarebbe avvenuta alla fine del XIII secolo a.C. e la seconda alla fine del XII secolo a.C. Dopo quest’ultima distruzione non vennero più ricostruiti. Si è cercata la causa della distruzione di tale civiltà e si pensò ai “popoli del mare” ma nelle tavolette micenee non vengono mai nominati. Si è pensato allora che la loro fine sia stata dovuta all’invasione da parte delle tribù provenienti dalle pianure europee e insediatesi nel nord della Grecia, i dori.
- Le ragioni del crollo dei micenei
Si notò che una popolazione esterna ai micenei non avrebbe potuto continuare la tradizioni micenee. Si pensò che dei lavoratori artigiani di una bassa classe sociale che lavoravano all’interno dei palazzi si fossero ribellati. La fine di una civiltà così sviluppata non può essere dovuta solo a una causa ma può essere riconducibile anche a epidemie, guerre fra città vicine, carestie e successivamente si devono essere sviluppate delle ribellioni interne e gli artigiani si rifiutarono di pagare i tributi.
- Dori, ioni, eoli
L’occupazione dei dori è stata graduale nelle aree del Peloponneso, di Creta e di una parte della Grecia settentrionale. Nel loro soggiorno in Grecia incontrarono altre stirpi già insediate che parlavano dialetti diversi pur essendo dello stesso ceppo linguistico. Gli ioni (in Attica e Eubea), gli eoli (in Tessaglia e in Beozia).
- Il Medioevo ellenico, fase di transizione
Quando finì la civiltà micenea si perse quell’unità culturale che avevano le corti micenee. Non essendoci più il palazzo la ricchezza venne distribuita diversamente pur rimanendo la stessa perché i centri del potere subirono un frazionamento. Anche la scrittura, non essendo più utile alla contabilità negli archivi del palazzo venne mutata ma non sparì del tutto. Questo periodo non è un declino della società ma solamente un periodo di transizione tra un vecchio modo di pensare e uno nuovo non ancora immaginato. Si svilupparono nuove credenza religiose e figure come gli aedi.
- La prima colonizzazione greca
I greci incominciarono nuovamente a navigare espandendosi tra il 1100 e il 900 a.C.
Questo flusso migratorio è passato alla storia come prima colonizzazione. I greci conoscendo nuove popolazioni mescolarono le culture facendo un incontro di grande respira tra occidente e le coste orientali.
Famose sono le città di Mileto perché ha visto nascere la prima filosofia dell’occidente e di Efeso che è passato alla storia perché conteneva una delle sette meraviglie del mondo: il tempio di Artemide. Questa era l’alba di un nuovo mondo che aveva come caratteristica fondamentale uno sviluppo urbano: la polis.

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