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Gli spartiati

A Sparta il numero dei cittadini, detti spartiati, era estremamente esiguo rispetto al numero, assai più grande, degli abitanti assoggettati della Laconia e della Messenia. All'inizio sembra che esso fosse fissato in 9000, ma la cifra andò diminuendo progressivamente nei secoli. Era spiccato, tra gli spartiati, il senso della parità, e con viva fierezza essi amavano definirsi come gli “uguali”. Questo ideale si mantenne molto forte e servì a tenere unita la comunità per numerosi secoli.
Nella Sparta arcaica, i cittadini avevano la compattezza di un gruppo ereditario, che viveva in funzione della polis. La loro unica attività consisteva dunque nell'addestramento militare, che ne faceva dei veri soldati professionisti, e nella partecipazione alla vita politica e religiosa della città. La vita di famiglia era ridotta ai minimi termini.
Fin dalla nascita, il futuro cittadino dipendeva dalal volontà della polis: erano i rappresentanti dello Stato, e non la famiglia, a decidere se egli avesse diritto a vivere o dovesse essere soppresso (per esempio per qualche malformazione). Ad appena sette anni il bambino veniva sottratto alla madre e fino al ventesimo anno era affidato alle cure della polis, che provvedeva a farne, con un durissimo addestramento, un ottimo soldato, interamente consacrato agli interesse della patria.

Il cittadino spartano doveva essere innanzitutto un guerriero e, come tale, doveva possedere, oltre alla prestanza e all'efficienza fisica, alcuni altri importanti requisiti: l'abilità nell'uso delle armi, la disciplina, il coordinamento perfetto con i compagni nelle manovre sincroniche dello schieramento oplitico.

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