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Sparta nell’epoca arcaica

Sparta era una città dorica. I suoi resti sono quasi inesistenti, la città, composta da un gruppo di villaggi, non aveva ne grandi monumenti ne mura. La difficoltà di capire la grandezza di Sparta, oltre che dalla mancanza di resti, deriva soprattutto dal fatto che gli spartani erano gelosi del patrimonio culturale e non lo comunicavano, e non affidavano alla scrittura la loro storia. Le informazioni lasciate sono pochissime e derivano solo dal racconto di alcuni poeti e storici. Era situata nel Peloponneso, in una valle alluvionale creata dal fiume Eurota ed era circondata da monti. Era stata una rocca micenea fino al 1200 a.c. quando fu distrutta. Dopo due secoli s’insidiò una popolazione di stirpe dorica i cui membri sostenevano di discendere dall’eroe nazionale Eracle e di essere tornati per conquistare le terre appartenute ai loro antenati. Attorno al 750 a.c. iniziarono a espandersi vero Messenia che era ampia e fertile e dopo due durissime guerre celebrate da Tirteo (poeta nazionale) la conquistarono. Tirteo disse che chi muore giovane in battaglia è onorato da tutti chi la lascia per un esilio va incontro a un destino peggiore della morte. Quest’ideale divenne collettivo e rappresentava la tattica militare detta oplitica che veniva realizzate schierando una falange di uomini armati con lance e protetti da armature pesanti che combattevano a ranghi serrati. Questa tattica fece cambiare il modo di pensare e combattere e i guerrieri non si impegnavano in combattimenti individuali ma dipendevano dai compagni. Verso il 600 a.c. Sparta si accontentò del controllo del Peloponneso.


La società spartana:

gli spartani erano divisi in tre gruppi: spartiati: ceto dominante, unici cittadini a pieno diritto, avevano gli stessi diritti tra loro, e si dedicavano solo alle attività belliche. Iniziava a sette anni per i fanciulli robusti l’educazione in gruppo sotto la guida degli educatori. A 19 anni erano ammessi a combattere e a 30 avevano il diritto di partecipare all’assemblea e di prendere casa privata anche se fino ai 60 dovevano combattere. Il mantenimento era assicurato dalla rendita della terra che si ereditava di diritto. Iloti: erano i discendenti degli indigeni conquistati dagli spartani. Non avevano diritti erano tenuti a coltivare i campi degli spartani e potevano essere liberati solo per volere del padrone. Perieci: erano abitanti delle comunità indigene situate attorno alla città. Erano vincolati agli spartiati solo politicamente e dovevano combattere a loro fianco in guerra. Erano però autonomi nelle loro città.


Organizzazione politica spartana:

sparta era governata da due re che si succedevano al potere. La costituzione (Rhetra) emanata alla metà del secolo 8 a.c. introdusse l’apélla (assemblea popolare in cui si riunivano tutti gli uguali, eleggeva i magistrati decideva sulle controversie per la successione al trono, inviava ambasciatori e conferiva cittadinanza), gherusia (consiglio degli anziani composto da due re e 28 membri con più di 60 anni eletti a vita, giudicava i crimini più gravi, imponeva multe, dichiarava infami ecc.. i membri della gherusia erano eletti dall’apélla) e efori (magistrati, ne venivano eletti cinque l’anno dal popolo e il loro presidente dava il nome l’anno, presiedeva l’apélla e la gherusia; proponevano nuove leggi e divennero l’orano più importante della costituzione).


Atene nell’epoca arcaica:

Atene era una rocca micenea resistita alle invasioni. Le prime tracce di Atene risalgono all’8 sec. a.c. quando la popolazione era suddivisa in quattro tribù e in raggruppamenti di famiglie (fratrié) i cui registri erano simili agli odierni registri di stato, iscrivendo i neonati sui registri i padri ne riconoscevano la legittimità e con essa il diritto a partecipare alla successione dei beni. Solo chi era iscritto era considerato cittadino. Nella fratria c’erano i ghéne (aristocratici) i tiasi (plebei) e gli orgheones (cittadini e stranieri stabiliti ad Atene). A partire dal secolo 7 a.c. molte città greche iniziarono ad adottare leggi. Questa esigenza era sentita da tutti, poveri e ricchi. La prima legislazione ateniese risalente al 621-620 a.c. fu scritta da Dracone che emanò una legge che vietava l’omicidio.


La strada verso la democrazia:

intorno al 7 sec. a.c. Atene era governata da un basileus al quale spettava la sovranità. Gli aristocratici limitarono i suoi poteri affiancandogli dei magistrati: l’arconte (compiti sul diritto famigliare), il polemarco (compiti sulla guerra) e i sei tesmotei (incaricati di controllare la legalità degli atti e delle delibere delle assemblee). Il basileus venne poi trasformato in arconte con competenze sacrali. Nel 594-593 a.c. Solone si nominò legislatore: cancellò i debiti, le ipoteche e vietò la schiavitù per indebitamento. Solone riordinò la cittadinanza sulla base delle ricchezze prodotte dai terreni. Più un terreno era ricco più gli uomini dovevano contribuire con lo stato e più avevano un ruolo più rilevante nella vita politica. La concessione maggiore di Solone fu l’eliea ossia il tribunale popolare in cui i componenti erano estratti a sorte fra tutti i cittadini maschi e maggiori di 30 anni. Solone decise anche che il matrimonio doveva essere preceduto da un atto di fidanzamento, per distinguere i figli legittimi (che avevano più diritti) da quelli illegittimi. Consentì anche a chi non aveva figli maschi di fare testamento. Le riforme di Solone lasciarono scontenti sia i nobili sia il popolo. Pisistrato nel 561-560 a.c. divenne tiranno di Atene con l’occupazione dell’acropoli. Fu scacciato una prima volta in esilio per 10 anni, ma poi riprese il potere fino al 528 a.c. anno della sua morte. La tirannia fece diventare Atene una grande potenza marittima, fondò delle colonie nel nord della Grecia, e assunse la protezione di Delo. Pisistrato fece raccogliere per iscritto i poemi omerici e istituì le feste Dionisie durante le quali erano rappresentati testi teatrali. Il teatro divenne uno dei più grandi contributi d’Atene alla storia della civiltà. Alla morte del tiranno assunsero il potere i suoi due figli Ippia e Ipparco. Il secondo fu ucciso dal primo e Ippia, rimasto solo, accentuò le repressioni per difendersi dalle quali gli aristocratici chiesero aiuto a Sparta che nel 510 a.c. intervenne costringendo Ippia a fuggire.


Clistene: la democrazia:

il popolo non perdonò agli aristocratici di aver chiesto l’intervento di Sparta, ci furono molti contrasti finche, nel 508 a.c. Clistene, un aristocratico, pose le basi della costituzione democratica. Clistene fondò il demos in cui fu diviso tutto il territorio e cui si apparteneva indipendentemente dalla situazione economica. Ogni cittadino ateniese al momento della nascita era registrato in un demo cui doveva fare riferimento per tutte le successive attività pubbliche. I demi con cui era raggruppato il territorio erano suddivisi in 10 tribù, e ogni tribù divisa in 3 sottogruppi (trittié), uno collocato in pianura, uno in montagna e uno sulla costa. Questo faceva in modo che in ogni sottogruppo “abitava” una classe sociale (montagna: contadini, pianura: aristocratici, costa: artigiani e commercianti). Ogni tribù così aveva una maggioranza di poveri (2/3). Le tribù erano alla base della partecipazione alla vita politica e perciò Atene cominciò il cammino verso la democrazia. Clistene istituì un nuovo organo di governo, il consiglio dei cinquecento formato da cinquanta rappresentanti per ogni tribù. Dato che le tribù erano formate per 2/3 da poveri, Clistene diede la possibilità anche ai poveri di entrare nella vita politica. Dopo la riforma di Clistene, l’organo più importante era l’ecclesia, ossia l’assemblea popolare alla quale avevano diritto di partecipare tutti i cittadini. L’ecclesia aveva competenza in materia politica estera (pace guerra, ambasciatori …), nominava alcuni magistrati, controllava il loro operato, era titolare del potere del giudiziario, e spettava il potere di stabilire regole di condotta vincolanti espresse in leggi e decreti. L’istituto dell’ostracismo consentiva la possibilità di mandare in esilio chi era ritenuto pericoloso per la democrazia, fu introdotto da Clistene, e veniva votato in un’assemblea valida se i cittadini presenti erano almeno 6000. l’ostracismo però diventò una delle armi più sfruttate nelle lotte tra le diverse fazioni politiche.

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