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Condizione femminile a Sparta

A Sparta le donne, al contrario di quelle ateniesi, erano educate a stare all’aria aperta. Anche se sposate non dovevano preoccuparsi né della casa, né dell’educazione dei figli. Erano libere di dedicarsi al canto, alla danza e agli esercizi ginnici, cui erano addestrate fin da piccole, in quanto si pensava che così potessero dare figli robusti alla patria.

Condizione femminile ad Atene:

l’uomo ateniese poteva avere tre donne: moglie (per figli legittimi), concubina (per la cura del corpo) e l’etéra (per il piacere). La fedeltà quindi era un dovere solo femminile. La moglie apparteneva a una famiglia amica e il suo matrimonio era già programmato dall’età di 6-7 anni. Il matrimonio avveniva verso i 12-14 anni, e da allora la sua funzione era solamente quella di procreare. Se apparteneva a una classe sociale elevata non doveva preoccuparsi dell’allevamento dei figli, a cui pensavano le schiave, ma poteva vivere col marito al di fuori delle mura domestiche. Le mogli ateniesi non partecipavano in alcun modo alla vita sociale del marito, non erano partecipi della cultura e non ricevevano praticamente nessun’educazione. La concubina era spesso una straniera con la quale l’uomo viveva senza sposarla. I suoi doveri erano uguali a quelli della moglie. La concubina, pur avendo posizione simile alla moglie, non godeva d’alcuna protezione. L’etera era una donna che si concedeva all’uomo a pagamento. Esse erano colte, conoscevano la musica, il canto, la danza, accompagnavano l’uomo nei luoghi ai quali non erano ammesse né mogli ne concubine. L’uomo poteva avere una quarta moglie la porne, prostituta, che esercitava il suo mestiere nelle strade o nelle case di tolleranza e che era considerata al livello infimo nella scala sociale. Le donne oltre a non avere alcun diritto politico, non avevano neanche diritto di ereditare il patrimonio paterno che si trasmetteva solo ai discendenti maschi. Tutto quello che spettava a una donna era una dote che al momento del matrimonio era consegnata al marito, il quale ne poteva disporre a piacimento, salvo restituirla al suocero in caso di divorzio.

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