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Soldati, artigiani e contadini

Minore rilevanza avevano i militari: infatti gli Egizi preferirono porre sempre l’accento sulle proprie virtù civili piuttosto che su quelle belliche.
Anche nei momenti di maggiore potenza dunque l’Egitto non fu uno Stato totalmente militarizzato. I soldati erano in prevalenza mercenari libici e nubiani e più tardi asiatici e greci, comandati da ufficiali egizi, oppure soldati-contadini che ricevevano in cambio del servizio militare un appezzamento di terra da coltivare.
Nelle città si affermò anche la figura del ricco artigianato che si occupava soprattutto della decorazione delle tombe, sia regali sia private e che comprendeva disegnatori, pittori e architetti. Esisteva inoltre una comunità di artigiani specializzati nella manutenzione delle tombe reali e stipendiati direttamente dallo Stato.

Alla base della scala sociale vi erano i contadini. La vita del contadino era dura e ingrata, per cui abbandonare la campagna per entrare nell’amministrazione statale o al servizio di qualche grande famiglia era considerato dunque una grande promozione sociale. Quando non coltivata la terra, il contadino poteva essere arruolato come manodopera per la costruzione di templi, la fabbricazione dei mattoni o lo scavo dei canali. Un parte del raccolto veniva ammassata nei granai dei proprietari terrieri e ai contadini restava la parte minore.

In condizioni non molto peggiori dei contadini vivevano gli schiavi che erano prigionieri di guerra o stranieri venduti sul mercato degli schiavi: provenivano soprattutto dalla Nubia, da varie regioni dell’Africa oppure facevano parte delle popolazioni nomadi dell’Asia.


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