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Società ed economia Ebraiche

società
La società ebraica era divisa in aristocratici e popolani, e uguali diritti erano concessi a tutti gli uomini liberi di età superiore ai venti anni. Gli schiavi erano sottomessi ai padroni, anche se potevano essere liberati. La società ebraica era una "Società chiusa": gli stranieri venivano guardati con diffidenza e non potevano sposare donne ebree, né avere servi ebrei o partecipare al culto religioso. La donna, pur godendo di grande rispetto, era ritenuta inferiore all’uomo. Veniva considerata la padrona della casa e aveva l’importante compito di educare i figli nei primi anni di vita, ma restava comunque sottomessa al capofamiglia e soggetta ad alcuni divieti: non poteva mangiare a tavola con gli uomini, ma doveva servirli; anche nei luoghi pubblici in cui era ammessa, come il tempio, esisteva un luogo destinato a lui e separato da quello degli uomini; era, inoltre, esclusa dall’eredità, che spettava solo ai figli maschi.

Economia
Durante il regno di Salomone lo stato conobbe una grande prosperità economica, basata prevalentemente sull’agricolutra e sulla pastorizia. Il Giordano, che scorre incassato fra i monti, non recava beneficio alla terra circostante; ma gli Ebrei, stanziati sulle alture tra il fiume e il mare, sapevano irrigare il suolo con l’acqua piovana che raccoglievano in cisterne. La produzione agricola era costituita in prevalenza da cereali (frumento e miglio soprattutto), vite, olivo, lino, qualche ortaggio e qualche albero da frutto. Salomone incoraggiò anche le industrie locali come le miniere di rame del Sinai. Assai stretti divennero i rapporti commerciali tra la Palestina e la Fenicia, le cui economie erano complementari: la prima forniva grano in cambio di articoli industriali. Il re Hiram di Tiro fornì a Salomone il legname e le maestranze per costruzione della reggia e del grandioso Tempio di Gerusalemme, che divenne il centro religioso del popolo d’Israele. Salomone allacciò rapporti anche con il Regno di Saba, emporio delle spezie nell’Arabia meridionale. Benché una parte del loro territorio fosse affacciata sul Mar Mediterraneo, gli Ebrei non divennero mai un popolo di navigatori: la presenza dei Fenici e degli Egiziani, che da tempo detenevano il monopolio dei traffici marittimi della regione, certo non li favorì e rimasero un popolo di pastori e agricoltori. Anche l’ARTIGIANATO era diffuso con produzione di tessuti, ceramiche, armi e oggetti di rame, bronzo e ferro. A parte la classe sacerdotale di Gerusalemme ed alcuni grandi proprietari terrieri, la massa del popolo versava in condizioni economiche piuttosto modeste: la maggior parte degli abitanti era dedita all’agricoltura o all’allevamento, spesso come salariati, al piccolo artigianato, al commercio al dettaglio. Agricoltura ed allevamento erano diffusi soprattutto al Nord – ove si praticava anche la pesca, sul lago di Galilea, e nella valle del Giordano, mentre la Giudea, più desertica, permetteva poco più che una semplice economia di sopravvivenza. Molti mestieri erano considerati impuri, perché rendevano impossibile l’osservanza delle norme rituali, come il pastore, oppure erano occasioni di peccato, come gli esattori delle tasse. Gerusalemme godeva di una maggior prosperità, anche se la povertà, che spesso conduceva o all’accattonaggio o al brigantaggio, doveva essere molto diffusa, come anche le malattie, la lebbra in particolare. Una delle principali cause della povertà è la forte pressione fiscale che, a partire dalla dominazione romana, si farà sempre più dura. La riscossione delle imposte era data in appalto ai privati, i “pubblicani”, i quali non di rado approfittavano della loro situazione per rubare ed opprimere maggiormente le classi più povere.

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