Ominide 1907 punti

Appiano narra alla fine del suo primo libro di storia, dedicato alle guerre civili, che Silla scelse un interré al quale fece proporre al popolo di approvare l’elezione di un dittatore a tempo indeterminato, incaricato di rendere salda la città, l’Italia e l’intera dominazione romana. Era evidente che ciò preludeva alla sua nomina a dittatore, ma il popolo non disponeva più di una vera libertà e accolse la messinscena della votazione legare, facendo di lui “tiranno autocratico di Roma per quanto tempo lo volesse”. E infatti grazie al suo potere supremo, Silla provvide a riformare costituzionalmente lo stato, restaurando nuovamente l’autorità del Senato e ridimensionando l’influenza politica dei cavalieri e del popolo. Il senato fu portato da trecento a seicento membri, e si stabilì che le varie giurie per i processi criminali fossero composte solo da senatori, estromettendo i cavalieri. Inoltre, i tribuni della plebe persero sia la facoltà di proporre leggi senza la previa approvazione del Senato, sia il diritto di veto sulle proposte dei consoli e sulle deliberazioni del senato. Ai consoli e ai pretori fu tolto il comando degli eserciti e fu vietato di allontanarsi da Roma nell’anno del loro incarico. In compenso allo scadere del loro mandato erano inviati di regola nelle province come governatori. Si stabilirono anche limiti d’età per ciascuna magistratura e si fissò rigidamente l’ordine in cui potevano essere rivestite, in modo da evitare carriere troppo rapide o la concentrazione esclusiva di potere nelle mani di un singolo. Il numero dei pretori fu portato a otto e quello dei questori a venti e fu prescritto un intervallo di due anni o più fra cariche diverse e uno di dieci per rioccupare la medesima carica. “immise anche nel popolo i più giovani e robusti schiavi dei suoi principali nemici uccisi, più di diecimila individui, dando loro la libertà e la cittadinanza” da Appiano.

Registrati via email