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Il secondo Triumvirato

Nel breve periodo in cui Cesare fu al potere, cercò di affrontare i grandi nodi della società romana: le condizioni della plebe cittadina e l'organizzazione politica delle province. Nel primo caso ridusse le forme di assistenza ai proletari, promovendo lavori pubblici; nel secondo campo, Cesare concesse la cittadinanza a città delle provincie. La nobiltà, lo accusava di voler ripristinare la monarchia, e quando, nel 44 a.C. ottenne la carica di dittatore a vita passò all'azione, ma alle sue spalle, suoi concorrenti politici, Bruto e Cassio, tramarono una congiura contro di lui e lo uccisero. Dopo la sua morte Marco Antonio scongiurò una guerra civile quasi sicura, trovando una linea di compromesso. Con la ratifica delle nomine fatte da Cesare per l'anno successivo, il partito dei cesariani mantenne il controllo di molte province e i repubblicani ottennero un'amnistia per l'omicidio di Cesare. Sulla scena comparve anche Caio Ottaviano, figio di Cesare che tornò a Roma per rivendicare la propria eredità, ma Antonio non glie la concedeva e si mosse militarmente contro questi. La battaglia si svolse a Modena ma Antonio si ritirò e Ottaviano si fece eleggere console e formò il secondo triumvirato con Antonio e Lepido. Il triumvirato procedeva con la rapida eliminazione degli oppositori repubblicani ricorrendo alle liste di proscrizione, e i triunviri si divisero l'impero in tre zone d'influenza: ad Ottaviano spettò la zona mediterranea, ad Antonio la provincia d'Asia e a Lepido la provincia d'Africa. Quest'ultimo subì un rapido declino, mentre Ottaviano e Antonio si trovarono a contendersi le ultime fette dell'impero; Antonio si suicidò e Ottaviano si trovò solo al governo d Roma.

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