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Negli anni successivi Roma subì una disfatta di grandi proporzioni, poiché nel 390 fu assediata ed espugnata da un esercito di galli Senoni che la sottopose ad un massiccio saccheggio. I galli erano popolazioni celtiche che si erano diffuse fra il II e il I millennio nel centro Europa ed erano ben radicate nell’attuale Francia (Gallia). Essi penetrarono in Italia in ondate successive, entrando in contatto con gli etruschi e i Veneti stanziati a nord del Po. Una delle ultime invasioni fu appunto quella dei Senoni, che fermati dai Veneti si riversarono sulla sponda adriatica e quindi varcarono l’Appennino, travolgendo a Chiusi le difese etrusche e poi puntarono verso Roma. I Romani, usciti per contrastare l’avanzata dei galli, furono sconfitti presso il fiume Allia e solo l’intervento di Marco Furio Camillo riuscì a liberare la città. In quella circostanza Cere accolse le divinità Romane messe in salvo per assicurare la continuità dei culti cittadini. Passato il pericolo Roma diede ai Ceriti il diritto di ospitalità: così degli stranieri potevano risiedere a Roma, commerciarvi liberamente senza avere gli obblighi dei cittadini, come il servizio militare. La sconfitta subita convinse i Romani a dotare la città di una solida cinta muraria fatta di blocchi di tufo squadrato proveniente dalle cave del territorio di Veio. Il perimetro misurava 11 kilometri ed il muro era alto circa dieci metri, spesso talvolta fino a quattro. In seguito i romani ripresero la loro espansione a danno degli etruschi a nord e di altri popoli nel Lazio a sud.

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