Ominide 50 punti

L'apogeo di Roma nel 2 secolo a.C.

Il secolo II d.C.: il II secolo d.C. è stato chiamato dagli storici il “beatissimum saeculum”, l’età d’oro dell’impero. In questo periodo gli imperatori provenivano dalla nobiltà delle province romanizzate, così come i senatori, trovando così comuni interessi. Il principato adottivo fu usato nel II sec. d.C. e prevedeva la scelta di una persona estranea alla famiglia dell’imperatore, come successore. In questo periodo i confini dell’impero raggiunsero la massima estensione, furono fondate nuove città e abbellite le vecchie, fu anche creata un efficiente rete stradale che collegava l’impero.


Elementi di debolezza: l’Italia perse il suo ruolo di nazione guida: l’agricoltura decadde, la popolazione diminuì, mentre aumentò quella nelle province, l’economia fu in difficoltà. L’artigianato non raggiungeva le dimensioni di un industria, e l’agricoltura ebbe problemi (arretrò la piccola proprietà e avanzò il latifondo). Di fronte a questa crisi molti proprietari terrieri decisero di lasciare la gestione delle proprie aziende agricole, dividendo in lotti il terreno, e affidandolo a schiavi in stato di semi-libertà o a contadini che versavano poi la metà del raccolto al padrone. Lo stato doveva però garantire l’effettiva riscossa delle imposte da parte degli esattori, e doveva proteggere le terre dai briganti.


La cultura: nel II secolo d.C. la classe colta greca e romana si sentì partecipe degli stessi ideali. Nacque la cultura classica. Uno dei massimo scrittori fu Plutarco di Cheronea (46-127 d.C.) con la sua opera più famosa, le vite parallele, in cui propone un affresco delle grandi figure del passato, sia greco che latino. In questo secolo la cultura si ritirò in una rivisitazione del passato, con la retorica e l’arcaismo (gusto per l’antico). Anche la filosofia rielaborò le dottrine ellenistiche (stoicismo). Nelle scienze Tolomeo elaborò la teoria geocentrica secondo la quale la terra è al centro dell’universo e il sole e gli altri corpi celesti le ruotano attorno. Per la medicina Galeno di Pergamo scrisse molti testi su medicina e farmacia. In questi secoli si svilupparono diversi movimenti mistici/religiosi e soprattutto il cristianesimo si impose sugli altri.


La storia politica: gli assassini di Domiziano, d’accordo col senato, elessero Nerva imperatore (96 d.C.). Egli per ottenere l’appoggio dell’esercito adottò il più grande generale, Ulpio Traiano che dopo poco gli succedette al trono. Traiano (Spagnolo) fu il primo imperatore non italico e sotto il suo governo Roma raggiunse la massima estensione, comprendendo infatti tutta la regione oltre il Danubio e il regno dei Prati. Traiano realizzò molti lavori pubblici (grazie all’oro della Dacia) trai quali il Foro, i Mercati traianei e la colonna Traiana. Morì nel 117 d.C. dopo aver organizzato la burocrazia, aver favorito la piccola proprietà terriera e cancellato le tasse arretrate che gravavano sulle province. Il successore fu il nipote spagnolo Elio Adriano, di eccezionale cultura, che adottò una politica di consolidamento dei confini. Ristrutturò la vita economica e l’apparato stradale, favorì la rinascita morale e culturale di Atene costruendo una biblioteca, un portico affrescato e finendo il tempio di Zeus Olimpo, costruì a Roma il mausoleo e un circolo culturale chiamata “Athenaeum” in ricordo di Atene. Fece provvedimenti culturali al fine di migliorare l’educazione scolastica, di eleggere i funzionari statali in base alla cultura, e di proteggere gli schiavi dagli arbitrii dei padroni. Egli si dedicò alla letteratura e alla poesia. Morì nel 138 d.C. Il successore fu Antonino Pio e in seguito Marco Aurelio: uomo di grande cultura. Il suo impero segnò la fine del periodo di prosperità: le frontiere furono attaccate dai germani e dai prati che invasero la Siria e che furono scacciati difficilmente e durante la guerra (165 d.C.) un’epidemia di peste bubbonica dilagò trai soldati e quindi in tutta Roma decimando la popolazione. Le campagne rimasero incolte, i commerci e l’artigianato decaddero, ci furono arruolamenti forzati per le esigenze militari. I confini del Reno fu attaccato dai germani che furono respinti difficilmente dall’esercito di Marco Aurelio e nel 175 d.C. e spinti dietro i limes come alleati dopo che promisero aiuti militari ai romani. Gli accordi non furono rispettati e i germani attaccarono nuovamente, Marco Aurelio però morì a Vienna di peste. Il suo successore fu suo figlio Commodo (si iniziò la successione dinastica) che aveva tratti popolareschi (non aristocratici) e si conquistò le simpatie della plebe ma non quelle dei soldati e dell’aristocrazia. Commodo sperperò le finanze dello stato e fu ucciso da una congiura (dopo essersi difeso da tante altre) nel 192 d.C.

Registrati via email