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Roma - lo scenario pre - cesariano

Pompeo, Crasso e Cesare: tre uomini per il potere
Il Senato è in crisi profonda perché la concezione politica che i “padri” avevano avuto non era più adatta all’impero che si andava formando. I cittadini delle lontane provincie si sentivano esclusi dalla vita politica della capitale e più che sentirsi cittadini di Roma si consideravano sudditi della stessa. Ad aggravare ciò, l’esercito concepito per Roma non era adatto ad un grande regno come quello che Roma era diventata, che si estendeva dall’Hispana al Lontano Oriente e occorreva istituire la professione del soldato e cancellare così la leva obbligatoria che si deliberava in caso di guerra con un altro Paes .
In un clima di tumulti e rivolte, Pompeo brama il potere assoluto, raccoglie così le sue legioni ed esige dal Senato di poter partecipare alle elezioni del Consolato (l’episodio rileva nuovamente l’irregolarità della carriera politica di Pompeo). Il Senato è timoroso, ha paura di fare questa speciale concessione a Pompeo, tuttavia teme allo stesso medesimo modo la reazione di Pompeo a un probabile rifiuto e i padri non hanno un esercito perito come le truppe pompeiane, perciò confidano in Crasso, nella speranza che affidandosi a lui, egli sappia ridimensionare “Pompeo l’Ambizioso” (ciò perché Crasso oltre che essere dotato di liquidità era anche un uomo molto influente e dotato di potenti orde di legionari).

Crasso, però, non ritiene opportuno aggredire Pompeo, bensì preferirebbe ricorrere al patteggiamento delle parti: e così nel 70 a.C. Pompeo e Crasso sono consoli, indubbiamente avevano ottenuto entrambi ciò cui ambivano, il potere.
Avviano una serie di riforme tese ad avvantaggiare gli Equites e i Populares:
1. Il Tribunale che giudicava i reati di concussione , prima di solo patrocinio degli Optimates , ora viene aperta la gestione anche ai pubblicani;
2. Pompeo accresce in modo abnorme il suo potere militare: egli ottiene, grazie alla Lex Gabinia (dal Tribuno Gabinio), l’imperator infinitum con il quale viene dotato di grandi truppe e imponenti navi di cui si serve per annientare i pirati che insidiavano i commerci nel Mediterraneo. Successivamente, sempre con Pompeo, Nitridate viene definitivamente sconfitto in pochi mesi, ciò permette la conquista di nuovi e importantissimi territori situati al limitare del fiume Eufrate e nelle regioni conquistate fonda governi a lui fedeli ponendovi al potere sovrani di suo gradimento.
Pompeo diventa così il sovrano incontrastato delle regioni Orientali dell’impero scavalcando il Senato.
Crasso, geloso dell’impresa di Pompeo, ricorre a una grande liquidità per accrescere il suo potere a Roma.
A Crasso, però, si oppongono Cicerone e Catone Uticense. Cicerone teorizza la Concordia Ordinum: Cicerone afferma che se le due fazioni politiche ostili trovassero un accordo, la Res Pubblica potrebbe continuare a vivere .
Le pedine si muovono e la scacchiera si compone: molti personaggi emergono nel periodo della fine della repubblica e i loro trionfi assumono grande importanza.
E dopo la comparsa di Cicerone, entra in scena anche un altro grandissimo uomo che caratterizzò la fine della repubblica, anzi fu il fautore dell’Imperium. Parente del grande Mario, appartenente alla famiglia Giulia, una delle antichissime stirpi romane, l’eletto dei populares (che durante l’avvio della sua scalata al potere scelse di rappresentare per le sue ambizioni): egli è Caio Giulio Cesare, il più famoso dei comandanti di Roma. Egli ebbe subito una grande intesa con Crasso, il quale vedeva in lui una promessa per Roma: lo riteneva così valido che grazie a un prestito dello stesso Crasso, Cesare divenne presto pretore iniziando, così, la sua carriera politica. D’ora in poi Roma non sarà mai più la stessa.

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