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Roma repubblicana

Quando fu firmato il trattato con Cartagine viene deposto l'ultimo re etrusco, Tarquinio il Superbo. Nel momento in cui cadde la monarchia, gli Etruschi erano una popolazione estremamente indebolita, la loro avanzata era bloccata nel 500 a.C., terminò lo sviluppo del popolo etrusco. La società romana si fondava sulla famiglia, il primo nucleo sociale importante. Era una famiglia patriarcale: il potere del capo famiglia era assoluto, non solo dal punto di vista economico, ma anche nella gestione delle persone (potere di vita e di morte). Tale situazione creò degli squilibri nelle Istituzioni, non si vedeva una figura femminile.

Il racconto del passaggio

Nel 509 a.C. il figlio di Tarquinio, Sesto, violentò una nobildonna chiamata Lucrezia che si suicidò per la vergogna. Il marito della donna rivendicò il gesto attraverso una rivolta organizzata con altri nobili. Chiusero le porte della città lasciando fuori il re che chiese aiuto al re etrusco Porsenna inutilmente. In realtà la rivolta vi fu, ma fu provocata dalla tirannia non più sopportata. Porsenna fu sconfitto e a quel punto i Romani riuscirono ad ottenere una nuova forma di governo, la repubblica. Evitarono che il potere fosse affidato a una persona sola, la affidarono a due magistrati, i consoli, a capo dell'esercito, avevano il potere di dichiarare guerra e pace. Restavano in carica solo un anno per evitare il rischio di una monarchia. In casi eccezionali e solo per sei mesi un dittatore poteva assumere tutti i poteri. I consoli invece erano supportati dal Senato (che era già presente in età monarchica e fu mantenuta fino alla fine dell'Impero). Era costituito da aristocratici ricchi, a loro era proibita qualsiasi pratica commerciale, avevano un abito particolare che li distingueva (fascia porpora rossa). I patrizi, discendenti dei patres scelti da Romolo, appartenenti a famiglie di grandi proprietari terrieri, vivevano di rendita.

Gli altri abitanti appartenevano alla classe dei plebei, non avevano i diritti dei patrizi e non potevano sposarsi con loro (il matrimonio era una sorta di contratto economico). Ciò contribuì a mantenere e accrescere ricchezza e potere. Ai plebei ciò non era gradito. I clientes (da cluere, obbedire) erano cittadini liberi in condizioni economiche molto basse (dipendenti dal punto di vista economico) che obbedivano ai padroni. Il periodo della Repubblica era tormentato dal punto di vista della politica interna (lotte civili), in politica estera invece si combattevano le guerre puniche, non fu un periodo di pace, lo fu solo con Ottaviano Augusto. Nei primi due secoli (V e IV secolo) della Repubblica vi furono lotte intestine che causarono discordanze tra plebei e patrizi. Durante la Repubblica vi fu anche un periodo di assestamento dei Romani in Italia, aiutati dai Latini che però intorno al 340 a.C. si ribellarono. I Romani placarono la rivolta e fu sciolta la lega latina (lega di città che aiutavano Roma). Le guerre nel Lazio divennero interne.
La composizione della plebe era variegata (clientes, artigiani, commercio, le attività principali era l'agricoltura) e una fascia di questa aspirava a posizioni sociali più alte. Le lotte tra gli ordines durarono quasi tutto il quinto secolo. I plebei minacciarono più volte la secessione. I plebei si rifugiarono sull'Aventino, minacciando di creare un'altra Roma sul colle nel caso le situazioni non fossero cambiate. L'Aventino era fuori dal pomerium, la plebe arrivò a crearsi un ordinamento autonomo e Istituzioni equivalenti. Intorno al 500 riuscirono ad ottenere una magistratura che li tutelasse, il tribuno della plebe. Il cursus honorum (tribuno, questore, censore, edile, console, cariche della magistrature che conducevano al consolato) era il percorso da seguire per raggiungere le cariche più alte, inizialmente era chiuso ai plebei, ma con il tribuno della plebe era aperto il primo gradino.
Non avevano comunque una posizione di governo forte, ma potevano porre il veto ad alcune leggi. In questi anni vennero scritte le leggi delle dodici tavole, redatte per iscritto su tavole di bronzo e esposte, regolavano i rapporti tra patrizi e plebei. Intorno al 430 a.C. una legge rese possibile il matrimonio tra patrizi e plebi. Le leggi Licinee Sestie ammettevano i plebei alla carica di console, ammettevano l'apertura del Senato ai plebei, venne posto un limite ai possedimenti terrieri (con una conseguente diminuzione di schiavitù per debito). Erano anni di fermento. Si formò una classe dirigente nuova, la nobilitas, formata da patrizi e plebei insieme. Il governo repubblicano era costituito dal sistema delle magistrature, dal senato e dalle assemblee dei cittadini. Tutte le magistrature erano elettive e avevano caratteristiche comuni: erano gratuite, collegiali (non poteva ad esempio esserci un solo edile) e limitate (generalmente un anno).
La carriera politica era appunto il cursus honorum, dalle magistrature al consolato. Il Senato era un'assemblea composta da trecento membri, era il centro del governo e la carica dei senatori era a vita. Le assemblee erano riservate agli uomini adulti con il diritto di cittadinanza, ma non potevano prendere decisioni in modo autonomo, potevano accettare e rifiutare proposte di leggi, ma non potevano modificarle, le loro delibere dovevano essere accettate dal Senato. Le magistrature erano divise in magistrature minori e superiori; tribuno della plebe, edile (ordine pubblico, mercati, spettacoli, cerimonie, strade, acquedotti), questore (tasse, conti pubblici), censore (stabilivano la ricchezza, liste di cittadini più o meno ricchi e li collocavano nelle loro classi), pretore (amministravano la giustizia tra privati, potevano proporre nuove leggi), consoli.
C'erano tre assemblee: comizi tributi (eleggevano tribuni della plebe, edili, questori, magistrati minori), divisi in circoscrizioni territoriali (tribù); comizi centuriati (eleggevano censori, pretori e consoli); al Senato partecipavano pretori e consoli. Nei comizi centuriati approvavano leggi proposte dai consoli, venivano convocati per decidere sentenze capitali, i cittadini erano divisi in 193 gruppi, centurie, raggruppate a loro volta in cinque classi secondo il censo. Le centurie più ricche fornivano soldati più armati. Non c'era una divisione in base all'etnia. Ogni centuria doveva inviare lo stesso numero di soldati e aveva un voto, i comizi dei comizi centuriati si svolgevano nel Campo Marzio.


Tra il IV e il III secolo Roma era impegnata in guerre sannitiche (al centro, tra Puglia e Toscana), guerre contro i Galli (in Italia al nord), guerre contro i Greci (al sud). Era la prima espansione di Roma e la più consistente dal punto di vista interno.
Nel IV secolo i soldati erano reclutati sulla base delle cinque classi di censo (le prime tre pesanti, le ultime due fanteria leggera). Più anticamente la guerra era gestita con un ordinamento a ranghi (falange oplitica). A seguito delle difficoltà con Galli e Sanniti si cambiò sistema: furono introdotti i manipoli, sottogruppi di esercito che correvano di più. Si schieravano su tre file sfalsate in modo che potessero spostarsi avanti e indietro. Fu abbandonato l'uso della hasta (lancia) a favore del pilum (giavellotto) che veniva scagliato prima del combattimento corpo a corpo con il gladium (spada). Vi erano poi le legioni che indicavano ogni unità in cui era diviso l'esercito, posta in tre linee: hastati (con lance, i più giovani, suddivisi in 10 manipoli di 120 unità ciascuno), principes (soldati di maggiore esperienza, in numero uguale), trairii (i veterani, in 10 manipoli di 60 unità ciascuno). Davanti a tutti questi vi erano i velites (1200, 40 per ciascun manipolo, scagliavano giavellotti sottili per poter aprire la battaglia e irrompere). Nelle ali vi erano i cavalieri.
Nel II secolo (durante guerre puniche) dovettero cambiare sistema a causa delle difficoltà. I manipoli furonoo raggruppati in unità più grandi chiamate coorti, ve ne erano dieci in ogni legione. L'esercito era numeroso. Ogni console governava due legioni, aiutato da tribuni militari a loro volta aiutati da due centurioni per ogni manipolo. Da 17 a 46 anni vi era il servizio di leva, ma venivano pagati. La maggior parte dei militari erano i contadini (se venivano arruolati abbandonavano la terra). Tra i contadini si veniva a formare un gruppo di centurioni, uomini sopravvissuti a molte campagne militari. Nella Roma repubblicana e in quasi tutto l'impero, Roma non si serviva mai di mercenari. Una causa della caduta di Roma fu proprio l'arruolamento di mercenari. I socii, gli alleati, non erano mercenari. Erano città che erano state conquistate o avevano fatto dei trattati secondo i quali era prevista la partecipazione alle guerra. I Romani legavano molto le guerre all'aspetto religioso, facevano rituali a Marte per purificare le armi, per dare buon auspicio. Prima della partenza i generali dicevano i vota, i sacrifici che avrebbe eseguito in caso di vittoria.

Nell'imperium (comando, potere) dei consoli si poteva anche chiedere questi auspici. Se il generale aveva ottenuto grandi bottini, a lui era dovuto il trionfo, decretato dal senato, era una cerimonia di origine etrusca. I generali venivano vestiti di rosso (sangue) con la corona d'alloro e entrava in corteo con l'esercito in Roma fino al tempio Capitolino, portando al seguito i capi nemici e i signa (stendardi, bandiera). Al collo aveva un piccolo recipiente pieno di amuleti e durante il trionfo venivano mostrati. Roma per una serie di secoli viveva in un continuo stato di guerra. Le porte di Giano (chiuse in caso di pace) vennero chiuse per la prima volta nel 235, riaperte poco dopo e chiuse solo con l'arrivo di Augusto nel I secolo d.C.

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