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La Roma repubblicana- Prima fase

Con la cacciata di Tarquinio il Superbo, nel 509, si data il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Questa transizione, da un punto di vista militare, portò alla conclusione delle numerose guerre che Roma aveva intrapreso con i popoli italici per unificare, sotto il suo potere, il territorio italico. Ricordiamo le fasi dell’espansionismo italico:
1) le guerre contro le altre genti latine.
2) le guerre contro i Volsci.
3) la guerra contro gli Etruschi.
4) le guerre contro i Sanniti.
5) la guerra contro la città di Taranto e il re dell’Epiro, Pirro.
Al termine della guerra vittoriosa contro Pirro, re dell’Epiro, e della presa di Taranto, nel 272, Roma può guardare verso Cartagine, fino a quel momento padrona incontrastata del Mediterraneo. In particolare dal 753 al 509, Roma cercò di organizzare genti e culture diverse sotto un unico capo dando vita ad una convivenza fondata sulla parità di diritti e doveri nei confronti dello stato, atteggiamento che ha importanti ripercussioni anche da un punto di vista culturale.

La conquista della Magna Grecia in particolare segna l’inizio di un contatto culturale con il mondo greco che sarà fondamentale per il successivo sviluppo della letteratura latina. Inizia in questo periodo un fenomeno di ellenizzazione della cultura latina: l’originario modello culturale del mos maiorum viene a convivere, non sempre pacificamente, con il modello culturale greco legato alla tradizione letteraria, storica e filosofica greca. Per capire l’importanza di questo contatto, basti pensare che la nascita della letteratura latina si data nel 240 a.C., anno in cui un letterato tarantino,
quindi greco, Livio Andronico, rappresenta una sua opera teatrale di argomento greco; inoltre lo stesso autore darà inizio all’epica latina traducendo dal greco l’Odissea di Omero. Con la cacciata dell’ultimo re, si aprì anche una stagione di conflittualità interna allostato romano tra patrizi e plebei, una situazione che favorì tensioni che culminarono
nella Secessione dell’Aventino, quando i plebei si ritirarono sul colle Aventino impedendo il regolare svolgimento della vita della città. Le lotte sociali portarono ad un mutamento dello stato di cose, e cioè:
1) la creazione a tutela dei plebei della magistratura del tribuno della plebe che aveva come prerogative la sacrosantitas (inviolabilità personale) e l’intercessio (cioè il diritto di veto sulle decisioni lesive pe la plebe);
2) la redazione delle prime leggi scritte, le Leggi delle XII tavole;
3) la concessione di matrimoni misti tra patrizi e plebei;
4) l’ammissione dei plebei al consolato;

Società e cultura

Su cosa si fonda la potenza di Roma?
Secondo Machiavelli (XVI secolo) sull’equilibro tra potere esecutivo (consoli e re), amministrativo (senato) e il diritto di eleggere i magistrati superiori che spetta invece al popolo. Secondo Polibio (storico greco del II secolo a.C.) sulla contemporaneità della monarchia, aristocrazia e democrazia che garantisce la stabilità dello stato. Lo storico greco aveva infatti fatta propria la teoria dell’anaciclosi secondo la quale ogni forma politica degenera inevitabilemente decretando così la propria fine: la monarchia degenera in tirannide, la democrazia in anarchia, l’aristocrazia in oligarchia. Secondo
Polibio, il sistema di magistrature elaborato a Roma garantiva un perfetto equilibrio tra queste tre principali forme di organizzazione politica impedendone così la degenerazione.
La monarchia era infatti rappresentata dai due consoli che rimanevano in carica per un anno ed erano detentori della potestas (potere esecutivo) e dell’imperium (potere militare); l’aristocrazia era rappresentata dal senato che era l’assemblea degli ex magistrati a cui era attribuito il compito di aiutare i consoli nelle loro decisioni, di interessarsi della politica estera e di gestire le finanze dello Stato; la democrazia era rappresentata dai comizi centuriati, cioè dalle assemblee nelle quali si riuniva il popolo romano (diviso in 193 centurie, organizzate in base al censo e valide come unità di voto, ognuna delle quali doveva fornire 100 soldati e 10 cavalieri alla repubblica) per eleggere i magistrati.
Oltre alle magistrature fin qui presentate, troviamo:
1) il dittatore, che rimaneva in carica per un massimo di sei mesi e veniva eletto con pieni poteri solo in caso di pericolo per lo Stato;

2) i pretori che avevano il compito di amministrare la giustizia;
3) gli edili che si occupavano della supervisione degli edifici e delle strade e dell’approvvigionamento del mercato romano;
4) i questori che amministravano le finanze;
5) i censori che, ogni cinque anni, provvedevano al censimento della popolazione in base al censo.

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