Ominide 50 punti

Roma repubblicana

Dalla monarchia alla repubblica: la città stato romana divenne da monarchia aristocrazia. I consoli a Roma esercitavano il potere senza giustificarsi a nessuno. Comandavano l’esercito, convocavano il senato, presiedevano le assemblee del popolo e avevano il controllo delle attività pubbliche (non religiose). Spesso i consoli si dividevano il potere.


La repubblica nel secolo V: gli scontri tra i latini, che non accettavano la supremazia romana, e i romani culminarono nella battaglia sanguinosa del lago Regillo (496 a.C.) che portò alla stipulazione di un patto tra Roma e le altre città latine, il cui esercito sarebbe comandato alternamente da romani ed etruschi. Questo esercito affrontò le popolazioni appenniniche durante le guerra tra il 490 al 430 a.C.


Sviluppo romano nel V: la plebe, mal contenta di essere esclusa dalla vita politica, si scontrò duramente con i patrizi, ritirandosi poi sull’Aventino e ritornando grazie al senatore Menenio Agrippa, che consentì loro di nominare due magistrati all’anno, i tribuni della plebe, che potevano porre il veto. Nel 445 a.C. i patrizi e i plebei potevano sposarsi. Il primo testo scritto di leggi fu redatto da 10 magistrati straordinari nominati per quello, su lastre di bronzo nel 451-450 a.C.


Governo repubblicano: vennero a costituirsi nuove magistrature, differenziate tra loro.

1) Questori: amministravano il denaro pubblico, incassavano i tributi, pagavano gli stipendi alle cariche pubbliche. Prima erano 2 infine 40.
2) Edili: sovrintendevano ai mercati e all’approvvigionamento della città, si occupavano degli spettacoli, manutenzione strade e edifici pubblici. Prima edili plebei e patrizi erano distinti, ma in seguito furono unificati.
3) Pretori: potere nella giurisdizione civile, la loro attività diede vita a molte regole nuove.
4) Censori: due, nominati ogni 5 anni, effettuavano i censimenti (cittadini e patrimoni). Dal 312 redigevano anche le liste dei senatori.


Senato e sue funzioni: il senato venne costituito da ex magistrati “consiglio degli anziani”, ammessi al quale erano ex consoli e ex pretori dapprima, e poi ex magistrati minori. A giudicare chi era degno erano i consoli dapprima e poi dal 312 i censori. La funzione primaria del senato era consultativa attraverso la quale dominava la vita della città. I magistrati dovevano avere il permesso del senato. Da parte alle assemblee popolari si aggiunsero altre assemblee: i comizi centuriati: attribuiti a Servo Tullio, erano basati sulla divisione della popolazione in 5 censi. Prima erano solo per proprietari terrieri. Nei comizi ogni classe era organizzata in “centurie” e doveva fornire all’esercito un certo numero di centurie, di fanteria o cavalleria, più alto a seconda del patrimonio degli appartenenti alla classe. Si creò cosi una contrapposizione tra ricchi e poveri (che non facevano parte dei comizi centuriati) e non tra plebei e patrizi.

1) I comizi centuriati eleggevano i consoli, censori e pretori, decidevano paci e guerre, condannavano a morte i cittadini e approvavano o respingevano (senza cambiarle) le proposte di leggi.
2) Comizi tribuni: la popolazione organizzata per tribù (distretti territoriali) che riunivano i cittadini secondo la città di domicilio. Essi eleggevano gli edili e questori.
3) Concili tributi: si riuniva la plebe, le loro deliberazioni, prese su richiesta (rogatio) di un tribuno erano le plebis scita (decisioni della plebe). Nel 287 a.C. i plebisciti divennero legge.

Roma nel IV: nel 396 a.C. i Romani, comandati dal dittatore Furio Camillo, riuscirono a conquistare la città etrusca di Veio posta sul Tevere, che le contendeva il controllo del fiume, da qui partì l’espansione romana. Poco prima del 400 a.C. tribù celtiche raggiunsero l’Italia attraverso le Alpi alla ricerca di zone coltivabili, distruggendo Melpo e fondando Milano, e Felsina (sud del Po) Bologna, e Torino (dai taurini). I Celti avevano tutta la regione alpina e appenninica tranne Liguria e alcune zone del Veneto. Poco dopo una banda di galli sénoni giunse a Roma, sconfiggendo l’esercito presso il fiume Allia (390 a.C.) e saccheggiandola, accettarono di ritirarsi con il pagamento di un riscatto.


Sottomissione latina: era forte il divario culturale tra Roma e le altre popolazioni italiche, mentre si attenuò lo scontro patrizi plebei e nel 366 a.C. i patrizi concessero ai plebei di accedere al consolato. Si sviluppò una rivalità tra romani e latini che culminò con la sollevazione delle città alleate rapidamente sconfitte nel 340 a.C. Nel 338 a.C. viene sciolta la lega latina e si formano patti di alleanza che ogni città doveva stringere con Roma e che poneva le città latine in inferiorità. Solo alcune, fedeli a Roma, furono ammesse alla cittadinanza romana. Agli altri latini fu tolto il diritto di voto, la loro politica estera era decisa dai Romani. Godevano però di alcuni vantaggi: se si trasferivano a roma divenivano cittadini, e partecipavano alla distribuzione delle terre conquistate, sulle quale si fondarono colonie miste romane e latine.


Guerre sannite: tra la metà del IV sec. e i primi anni del III sec. Roma si scontrò con le popolazioni italiche stanziate sulla dorsale appenninica: i lucani, i bruzi e soprattutto i sanniti: la prima guerra sannitica scoppiò nel 343 a.C., il conflitto decisivo avvenne qualche anno dopo. I romani non volevano che i vicini si insediassero a Roma, perciò aiutarono Capua, minacciata dai sanniti. (1) La guerra durò dal 326 al 304 a.C. nel 321 a.C. Roma subì una grave sconfitta presso le Forche Caudine (passaggio sotto il giogo). (2) Nel 315 si riaccese la guerra e i Romani ottennero una grande vittoria nella capitale Sannita Boiano nel 305 a.C. che fece cedere la Campania ai Sanniti. Al termine il territorio romano era duplicato. (3) la terza guerra sannitica scoppio nel 298 a.C. quando etruschi e Galli attaccarono da nord e i Sanniti da sud. Roma impedì l’unificazione degli eserciti, affrontandoli separatamente e sconfiggendoli. La battaglia decisiva ci fu a Sentino, in Umbria nel 295 a.C. Tutti i popoli stipularono un patto con i Romani, solo i Sanniti rimasero sui loro monti, solo nel 290 a.C. furono costretti alla resa dal console Manio Curio Dentato.


Guerra contro Taranto: per conquistare tutto il territorio italico mancava solo Taranto (ricca colonia greca) alla quale Roma dichiarò guerra in seguito a una contesa sullo sconfinamento navale. Taranto consapevole della sua inferiorità, chiese aiuto a Pirro re dell’Epiro, il quale progettava di costruire un impero immenso come quello di Alessandro a Occidente, egli aveva tentato invano di farsi re macedone. Nel 280 a.C. sbarcò in Italia con un esercito scelto di 30.000 uomini e alcuni elefanti. Lo scontro avvenne a Eraclea e i romani resistettero alla falange, ritirandosi però davanti agli elefanti. Pirro mirò a Roma nel 279 a.C. vincendo di nuovo ad Ascoli Satriano (Foggia) per poi andare in Sicilia per aiutare le città greche. Qui fu abbandonato dagli alleati siciliani (che vedevano in lui un futuro dittatore), egli tornò in Italia si scontrò con i romani nel 275 a.C. a Malevento (Benevento) che lo sconfissero. Pirro tornò in Grecia, lasciando una guarnigione Greca a Taranto che resistette sino al 272 a.C. quando fu conquistata dai romani. Le città greche furono obbligate a fornire navi per la flotta.

Registrati via email