Roma dalle origini alla repubblica

Roma venne fondata, presumibilmente nel corso dell'VIII secolo a.C. da comunità di latini che si fusero con i popoli indigeni. Il luogo dove venne edificata la città presentava importanti vantaggi. Posta sul fiume Tevere, in un punto facilmente attraversabile e vicino alla foce, era al centro della via commerciale che univa nord e sud della penisola; presenza di colli permetteva inoltre di evitare il contatto diretto con le valli, infestate dalla malaria.

Dopo la fusione delle varie comunità abitanti sui colli (sinecismo) e la costituzione di un vero nucleo urbano, per un paio di secoli la città ebbe un governo monarchico (secondo la tradizione retto da sette re);
a partire dal V secolo a.C. Roma divenne una repubblica di tipo aristocratico sotto la guida del senato, l'assemblea dei capi delle principali famiglie nobiliari, e di due consoli, che erano eletti per un anno e avevano i poteri militari e politici (imperium).

Il principio della collegialità e temporaneità delle cariche pubbliche fu una caratteristica fondamentale e specifica degli ordinamenti della roma repubblicana. In caso di emergenza, il potere supremo poteva venire attribuito a un singolo magistrato (dittatura), ma per un periodo massimo di sei mesi.
Al centro della società romana vi erano i patrizi, cioè gli appartenenti alle gentes, i gruppi di famiglie aristocratiche che vantavano un antenato comune. Il resto della popolazione, detto plebe, era composto da un'insieme di cittadini dediti a svariate attività e di diverse condizioni economiche, ma accomunati dal fatto di essere esclusi dal potere politico.

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