osammot di osammot
Ominide 76 punti

Il cristianesimo

L’antica religione non era fondata su una dottrina e non aveva niente a che vedere con i sentimenti e i dolori degli individui.
Secondo i romani, la pace degli dei si realizzava quando il cittadino uniformava il proprio comportamento ai valori della pietas e della fides.

La restaurazione religiosa di Augusto

Ottaviano augusto aveva promosso il restauro dei vecchi templi ma non aveva potuto restaurare lo spirito religioso. Preghiere e sacrifici erano infatti divenuti un modo per influenzare gli dei. Questo carattere utilitaristico della religione romana era divenuto una specie di contratto, di scambio.

Le alternative alla religione tradizionale
Gli uomini di cultura si erano da tempo allontanati dalla religione tradizionale e approdavano a posizioni di scetticismo. Gli uomini più sensibili si interrogavano sulla presenza di male o bene e si chiedevano se la causa dovesse essere cercata nell’azione del caso o nella provvidenza divina. Proponeva di allontanare dall’uomo la superstizione e la credenza negli dei e si basava sul piacere individuale senza esagerazioni. Lo stoicismo indicava come scopo della vita la saggezza di controllo sulle passioni.

Le superstizioni di massa
Anche nella splendida capitale dell’impero poteva capitare a tutti di sentirsi infelici. Grande importanza ebbero credenze superstiziose, come l’astrologia, che sosteneva che le stelle e i pianeti avevano una forte influenza sull’uomo. Si diffusero le pratiche magiche, soprattutto nei cimiteri di notte.

Le nuove religioni
La filosofia rimase patrimonio di un gruppo limitato di intellettuali.
Sempre più persone si affidarono ai culti orientali come i culti delle divinità egizie. A differenza delle antiche divinità della tradizione romana, i nuovi dei affrontavano il problema del dolore promettendo la salvezza.

Universalismo e monoteismo
Nei culti orientali il rapporto dell’uomo con la divinità veniva conquistato con la preghiera. La partecipazione a cerimonie consentiva quindi di stabilire un rapporto personale di comunione spirituale con la divinità. I culti di Iside, Osiride e Mitra avevano in comune una tendenza accentuata al monoteismo.

Gesù di Nazareth, il Messia
Il giudaismo
La religione ebraica era stata fin dalle origini monoteista, ma il rifiuto del politeismo non fu la vera causa dei ripetuti conflitti tra Giudei e Romani. Roma era tollerante nei confronti delle credenze religiose dei popoli che non mettessero in discussione il primato politico dell’Imperatore, ma per gli Ebrei il regno di Dio coincideva con uno stato indipendente che li avrebbe resi liberi da ogni schiavitù

L’attesa del Messia
La speranza di una salvezza politico-religiosa si concretizzava nell’ansiosa attesa della nascita del Messia che avrebbe portato il popolo nel Regno di Israele. Per questo motivo il messianismo appariva pericoloso per l’ordine pubblico e per l’egemonia di Roma.
In questo clima di tensione politico-religiosa, nel 1° secolo cominciarono a diffondersi conflitti tra i primi gruppi di cristiani.

La predicazione di Gesù
Gesù nacque alla fine del 1° secolo a.C. in Palestina e visse a Nazareth. Quando iniziò la sua predicazione la Giudea era sottoposta al governo di procuratori imperiali. Il suo messaggio non rinnegava la fede ebraica, ma la accentuava.

Lo scontro con l’autorità giudaica
La predicazione di Gesù costituiva una vera critica alla religione ebraica tradizionale e all’autorità del sinedrio di Gerusalemme che non compresero il vero messaggio spirituale.
Gesù però non si schierò con nessuno

La crocifissione e la fede nel Cristo risorto
Il Sinedrio però non era autorizzato da Roma ad eseguire sentenze capitali, perciò presentò Gesù al tribunale del procuratore romano Ponzio Pilato, che confermò la pena capitale. I vangeli raccontano che il corpo di Cristo, dopo la crocifissione sparì dalla tomba dov’era custodito.

La diffusione del Cristianesimo

Il messaggio cristiano:
I discepoli iniziarono a diffondere il messaggio di Gesù Cristo tra le comunità ebraiche a partire dalla Giudea e dalla Palestina. Il messaggio cristiano si rivolgeva ad ogni uomo senza distinguere uomini ricchi o poveri ed esaltava l’amore per il prossimo, la povertà e la pace. Il Cristianesimo si poneva come alternativa al materialismo della società Romana. I cristiani credevano nella persona del Cristo, riconosciuto Dio e uomo. Il suo annuncio di liberazione spirituale dava una speranza a tutti i credenti dell’impero.

Le prime comunità cristiane:
Dopo essersi diffusa nelle comunità giudaiche, la fede cristiana trovò seguito soprattutto tra i ceti poveri delle città.
Ben presto sorsero comunità cristiane nelle più importanti città, mentre le campagne rimasero legate ai culti pagani.

I primi contrasti: diffidenze e accuse
La comunità cristiana di Roma si formò durante il principato di Claudio, ma inizialmente furono confusi con gli ebrei. Sotto Nerone, i cristiani erano già ben conosciuti tanto da subire una prima persecuzione.
Particolarmente grave appariva l’accusa di scarsa fedeltà allo stato romano. Tra la popolazione circolavano calunnie sui cristiani come cannibalismo tra di loro (data dalla trasformazione in pane e in vino del corpo di Cristo) e incesti (perché si chiamavano fratelli e sorelle).

Le autorità romane e i cristiani
Le comunità cristiane erano pacifiche e rispettose delle autorità, finchè le leggi di roma non entravano in contrasto con la loro fede.
Il cristianesimo era considerato “culto non autorizzato” dai romani e come tale perseguibile su denuncia. Nel 111 i Cristiani, a seguito di una lettera (Il Rescritto), non potevano essere perseguitati senza denuncia nominale e privata.

Le chiese cristiane
Presbiteri, diaconi e vescovi
Seguendo l’esempio delle comunità ebraiche, i primi cristiani si ritrovavano in un’assemblea chiamata ekklesìa. Il consiglio era diretto dai presbiteri e dai diaconi.
Tra i presbiteri, con il passare del tempo, emerse la figura del vescovo. Il vescovo garantiva assistenza ai più deboli. Assicurava a tutti sostegno spirituale e indicava le regole comportamentali.

Il vescovo di Roma e i concili
Il ruolo dei vescovi, con il passare del tempo, assunse un ruolo sempre più importante, in particolare al vescovo di Roma, venne riconosciuta un autorità sulle altre chiese.

Verso la crisi
Una società senza futuro, uno stato troppo grande, Un Impero che invecchia
Nel momento di massima prosperità dell’impero, iniziano i primi segni di cedimento. Per gli antichi il ciclo di espansione doveva terminare, e il progresso di Roma stava per terminare.
Si erano infatti posti dei limiti insuperabili oltre la quale era insensato e impossibile andare.

I limiti dell’Impero: lo spazio
L’impero non si sviluppò ulteriormente principalmente per lo spazio. Erano infatti assenti ulteriori spazi da conquistare, con conseguente riduzione del numero di schiavi e di ricchezze.

I limiti dell’impero: le risorse

Il secondo limite riguardava le risorse: infatti le risorse agricole non potevano aumentare perché le terre intorno al mediterraneo erano povere..


La schiavitù e il disinteresse per la tecnologia

Il terzo limite fu la schiavitù. Il lavoro prodotto dagli schiavi era gratuito e non stimolava la crescita produttiva. La manodopera degli schiavi inoltre, ridusse l’interesse per la tecnologia.

Il problema della spesa crescente
Nel bilancio dello stato solo il 50% delle entrate veniva usato per finanziare il sistema di difesa, oltre alle altre spese. Dopo le prime guerre contro i Germani, moltiplicarono le necessità di spesa, accentuando il deficit dello stato, l’imperatore fu costretto a vendere il tesoro di famiglia per pagare le spese.

La svalutazione della moneta e l’aumento delle imposte
Per far fornte ad una spesa pubblica crescente, non resta che aumentare le imposte oppure coniare una maggiore quantità di moneta.
Da Nerone in poi gli imperatori svalutarono la moneta provocando così inflazione.

Il problema della difesa
Augusto aveva stabilito che la difesa dell’impero fosse assicurata da 28 legioni, circa 160.000 uomini. Le legioni erano affiancate da altrettante truppe ausiliarie. Per il loro costo elevato, i successori di Augusto stabilirono che fosse meglio consolidare il limes, la linea di difesa.

Dalle palizzate al valium
Nei tratti in cui il limes non offriva difese naturali, i Romani costruirono diversi tipi di fortificazioni. Si costruirono linee difensive enormi come il Vallo di Adriano e di Antonino.

La struttura dell’esercito
L’esercito era formato dai legionari e dagli ausiliari. All’interno dell’esercito tutti gli alti ufficiali erano di famiglia nobile.

La peste
Al rientro da una guerra, le truppe vittoriose portarono con sé la peste. La morte provocò un forte calo della popolazione.

Primi segni di debolezza
Nel 175, alla falsa notizia della morte di Marco Aurelio, le legioni di Oriente proclamarono imperatore Avidio Cassio, ucciso dai suoi stessi soldati alla smentita.
Il limes non poteva reggere agli attacchi dei Germani che scesero facilmente in Italia.

La grande crisi del III secolo
Goti e Persiani travolgono le difese dell’impero
L’impero romano dovette fronteggiare guerre su tutti i confini. Nel 251, Alemanni e Franchi penetrarono in Grecia. Negli stessi decenni anche i Persiani ebbero ripetutamente la meglio.

I militari al potere
L moltiplicarsi degli attacchi provocò una forte militarizzazione dell’impero, con oltre 35 legioni in più rispetto a prima.
Nel 284 vi furono 21 imperatori. 17 furono uccisi dai soldati.

La trasformazione sociale dell’esercito
Nel corso della grande crisi si formò così una nuova classe dirigente che sostituì gradualmente nel governo dell’impero l’aristocrazia senatoria.

La riscossa dell’esercito
Alle scorrerie dei barbari si aggiunsero calamità naturali. Nonostante ciò si poteva ricostruire ancora l’impero. Gallieno ricostruì l’esercitò e abolì il limes, attribuendo nuove caratteristiche all’esercito.

Il duro bilancio della crisi
Le difficoltà della difesa e la crisi dello stato
La crisi del III secolo fu una crisi principalmente militare, scossa anche da una crisi finanziaria e dalla svalutazione e la tesaurizzazione delle vecchie monete.

Diocleziano e lo stato autoritario

L’impero esce dalla crisi
Lo stato romano riuscì alla fine a superare i problemi interni, uscendone con un sistema molto diverso da quello ideato da Augusto, guidato da un sovrano assoluto.

Diocleziano al potere
Caio Valerio Diocleziano dovette subito affrontare nuove invasioni, e si dedicò in seguito alla ricostruzione dello stato attuando riforme.

Il signore divino dell’impero
Diocleziano ritornò alle antiche condizioni religiose di Roma, rafforzandone il carattere dell’imperatore, diventando così Dominus.

La tetrarchia
Diocleziano realizzò nel 293 una riforma: la tetrarchia. Di fatto fu un ritorno alla successione per adozione del II secolo. L’impero fu diviso tra Massimiano e Diocleziano, che presero il titolo di Augusto. Ogni augusto sceglieva un Cesare come collaboratore. A Nicomedia Diocleziano proclamò cesare Galerio e Massimiano Costanzo Cloro.

La riorganizzazione dell’impero
La riforma dell’amministrazione
4 PREFETTURE
12 DIOCESI (vicari)
100 PROVINCE(presidi e duci)
TANTE CURIE

La riforma dell’esercito
L’impero doveva essere difeso, e per questo venne riorganizzato l’esercito con generali fedeli. Nell’esercito erano presenti oltre 1.600.000 soldati.

La politica fiscale
La politica fiscale di Diocleziano fu basata sulla svalutazione delle monete, che fecero salire il prezzo dei prodotti, costringendo Diocleziano a fissare un calmiere.

L’ultima battaglia di Diocleziano
L’offensiva anticristiana
L’imperatore nel 303-304 emanò 4 editti contro i cristiani dando inizio a persecuzioni.
Vennero confiscati i beni della Chiesa e furono arrestati i Cristiani.

Il fallimento della tetrarchia
Nel 305 Diocleziano rinunciò al potere e si ritirò a Spalato, con Massimiano. Passarono al potere due nuovi cesari e due nuovi augusti: Costantino e Massenzio. Il meccanismo della successione fallì a breve.

Registrati via email