Nerone

La prima fase del regno di Tiberio Claudio Nerone fu caratterizzata da un atteggiamento rispettoso verso il Senato: egli infatti si lascia guidare dall'esperienza del prefetto del pretorio Afranio Burro, e dagli insegnamenti del filosofo stoico Lucio Annio Seneca, suo precettore che lo educò a una concezione del potere inteso come servizio. Già nel 52 dopo Cristo (d.C.) con eliminazione di Britannico (figlio di primo letto di Claudio) e della madre Agrippina, Nerone impresse al suo governo un'impronta decisamente autocratica. Per bilanciare l'ostilità del Senato, Nerone cercò l'appoggio dell'esercito grazie al quale poté reprimere una rivolta in Britannia e riprese il controllo del territorio armeno. Il suo provvedimento di maggiore rilievo fu la "riforma monetaria", che determinò effetti positivi sul lungo periodo, migliorando la capacità di acquisto di ceti inferiori; questa riforma garantì all'imperatore l'appoggio delle classi medio-basse, ma gli alienò del tutto le simpatie dell'aristocrazia. Gli ultimi anni del regno di Nerone furono connotati da un crescente dispotismo. A questo periodo ovvero il 64 d.C. risale anche il terribile incendio che distrusse interamente alcuni quartieri popolari di Roma e di cui fu sospettato l'imperatore, che intendeva in tal modo far posto a nuove e grandiose costruzioni. Per allontanare i sospetti dalla sua persona, Nerone incolpò dell'incendio gli aderenti a una nuova religione che si stava diffondendo anche a Roma, ovvero i Cristiani. Nell'area devastata dall'incendio, di fianco al foro, Nerone farà poi costruire una nuova e sfarzosissima dimora per sé: la Domus aurea, paragonabile alle regge orientali. La scoperta di varie congiure ordite ai suoi danni indusse Nerone a emanare numerose condanne a morte, spesso ingiustificate contro esponenti del ceto senatorio. Di conseguenza lo sgretolamento del potere neroniano fu accelerato da fattori esterni, fra cui lo scoppio di varie ribellioni in seno all'esercito e nelle province, la più grave delle quali fu in Palestina, dove Nerone inviò Vespasiano, un generale di grande capacità. Nel 67 dopo Cristo l'imperatore fu costretto a reprimere una rivolta da parte di alcuni generali e ciò offri al Senato l'occasione per attaccarlo e dichiararlo nemico dello Stato. Nerone fuggì da Roma e prima di essere raggiunto dai suoi avversari si uccise nel 68 d.C.

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