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Nel 322 finisce la pacifica convivenza fra i due imperatori che è durata meno di 10 anni. Scoppia una guerra che ha molte fasi, più battaglie (in genere vittorie di Costantino).è famosa soprattutto quella ad Adrianopoli e quella finale che decreta la vittoria, combattuta a Crisopoli ne settembre 324. Con questa Licinio vede il suo esercito disfatto, si ritira a Nicomedia e deve cedere a Costantino il potere. Costantino gli promette di salvargli la vita ma poi non mantiene e lo fa sterminare con tutta la famiglia. Dal 324 Costantino è padrone di tutto l’impero. È molto interessante vedere come le fonti, in particolare Osimo, uno storico appena successivo a lui, ne parlano come un uomo astuto che ha fatto uccidere il suo primogenito perché sua moglie Fausta gli aveva suggerito che il figlio stesse cercando di sedurla. Sua mamma Elena poi si sarebbe indignata. Costantino ha fatto strangolare Crispo, cosa che ha inquietato la madre. per consolarla avrebbe fatto uccidere Fausta. Osimo racconta che poi spaventato dall’enormità dei suoi crimini e capendo che nessun collegio sacerdotale e nessun sacrificio avrebbe potuto espiare le sue colpe si sarebbe avvicinato al cristianesimo per ottenere il perdono. per questo motivo alla fine stanco dell’ostilità che i romani avevano nei suoi confronti avrebbe deciso di spostare la capitale dove non farà più ritorno lasciando la città alla fine del settembre 326 per andare nell’antica Bisanzio, una cittadina che rifonda rinominandola Costantinopoli non solo per la sua posizione strategica, passaggio fa oriente e occidente. Osimo ne fa un racconto come se fosse dovuto solo a questioni di natura psicologica ma la motivazione storica sta nel fatto che la decisione di fondare Costantinopoli è nel 324 e il doppio omicidio del 326 dunque non tange. Al massimo l’omicidio potrebbe essere il motivo per cui ha lasciato definitivamente Roma ma non la causa della fondazione di una nuova città. quando ci arriva la città era un immenso cantiere. Novembre 328 inaugurazione della città e inizio costruzione di una cinta muraria dalla parte di terra con una grande cerimonia. Inaugurazione finale con consacrazione due anni dopo, 1 maggio 330. Le cerimonie non furono certamente cristiane e sappiamo che ha dedicato Costantinopoli alla dea fortuna Romana alla quale in città fa erigere un famoso tempio.

Per quanto riguarda la sua politica possiamo riassumere dicendo che ha cercato di consolidare le istituzioni di Diocleziano. Dal 326 governando da Costantinopoli delega alcuni poteri a livello regionale a suoi prefetti uno a Treviri uno a Milano uno a Sirmio e uno a Antiochia città che sotto Costantino conoscerà uno sviluppo sontuoso. I più vistosi progressi economici a inizio IV secolo sono fatti in Siria, la regione comprendente anche la Palestina e Antiochia che è la zona che conosce maggior ricchezza soprattutto su piano economico per alcuni specifici commerci soprattutto marittimi. Commerciano poche merci di grande valore su tutto il mediterraneo. Gli scavi archeologici hanno anche rivelato come in questo periodo siano state numerose le opere di irrigazione anche in Asia minore (Sardi, Efeso). Diversamente, nelle regioni illiriche c’è maggior varietà; la zona più ricca è quella a sud del lago Balaton che oggi corrisponde all’odierna Ungheria del nord dove viene creata una vastissima tenuta imperiale e sorgono un sacco di proprietà latifondi e disboscamenti. Questa è la regione che chiamavamo Pannonia e che conosce un incremento di tenute agricole che però sono innanzitutto dotate di barriere difensive, dentro alle quali ci sono grandi depositi,vigneti e torri di difesa lungo le mura. Il fatto che queste dimore rurali siano fortificate ci fa capire che la situazione non era tranquilla, anzi c’erano rischi di saccheggi. La popolazione non è numerosa e concentrata in questi agglomerati richiusi. Quindi sotto Costantino, nonostante la politica accentratrice si può dire che l’impero non ritrova prosperità e crescita demografica, soprattutto nelle regioni in cui manca la ripresa economica, come la Gallia, in cui la popolazione continua a diminuire. Le recenti ricerche hanno rivelato come in Gallia nel IV sec 9 centri urbani su 10 erano talmente spopolati che le antiche mura vengono usate come cave da cui trarre pietre per costruire edifici più interni. C’è una contrazione demografica indicativa, il perimetro si riduce. E laddove comunque l’economia agricola si sviluppa i latifondi non sono più quelli del II e III sec basati sullo sfruttamento schiavistico di tipo tradizionale, ma unità produttive autosufficienti fondate sul colonato. Così è vero che anche il commercio si sviluppa ma è monopolizzato dai Siriaci; i prodotti inoltre sono pochissimi e di grande pregio, che solo le elite possono acquistare. Per incentivare questo commercio Costantino dà soprattutto ai mercanti uno strumento monetario adatto facendo coniare una moneta d’oro più piccola. Prima esisteva solo l’aureo, di una certa dimensione che solo pochissimi avevano. Si conia il solidus che soppianta l’aureo e che per gli interi IV, V, VI secoli, finché c’è economia monetaria, sarà l’unità comune di tutto il Mediterraneo. La coniazione è unita a una riforma fiscale importante. Il denario d’argento che Diocleziano aveva cercato di rivalutare viene lasciato scomparire. Contemporaneamente si concede ai proprietari terrieri una opportunità per quanto riguarda il pagamento delle tasse molto vantaggiosa. Il termine tecnico è aderazione (ad+aes+pratio) che propriamente significa valutazione della tassa da pagare in denaro. Tutte le proprietà agricole da Diocleziano dovevano pagare la capitatio iugatio che si pagava in natura. Con l’aderazione i proprietari terrieri potevano convertire la capitatio iugatio in solidi d’oro. Si istituisce anche un’imposta (collatio lustraris) da pagarsi ogni 5 anni solo in solidi sull’ammontare degli investimenti che si compiono a livello commerciale. Questa fu molto criticata dagli storici che la considerano causa della rovina del commercio. In realtà almeno al momento non è così perché portano nelle casse dello stato (fisco) un notevole quantitativo di moneta che è servita poi all’imperatore per pagare gli stipendi della burocrazia, la quale a sua volta aveva denaro da spendere in merci, incentivando la domanda. E siccome i ceti burocratici vivevano per lo più in città porta anche a una promozione di un notevole sviluppo urbano. Costantino ha continuato la politica di Diocleziano e precedenti imperatori nella separazione dei poteri civili da quelli militari e completa la burocratizzazione dell’impero. Nonostante la macchina burocratica si fosse allargata erano ancora tante le comunità urbane o i municipi che avevano il loro senato con i loro decurioni e l’amministrazione interna era autonoma e autosufficiente. Certo dovevano rispondere a dei burocrati superiori. Con Costantino capillarmente in tutti i centri urbani i decurioni sono solo titoli onorifici perdendo gli incarichi amministrativi a pro di una scala gerarchica che rispondeva poi a un consilium principis,detto concistorium. Ogni residuo potere del Senato è eliminato. Costantino si limita a scegliere dentro al senato un patrizio che abbia l’incarico di esercitare il potere a nome suo fra un ordine imperiale e l’altro.
Riassumendo si precisano i caratteri del basso impero detto anche tarda antichità:
• latifondo autosufficiente col sistema del colonato
• il commercio mediterraneo ridotto a pochi prodotti molto costosi
• separazione dei poteri civili da militari
• burocratizzazione estrema piramidale verticistica dell’amministrazione urbana.
fra i caratteri nuovi che Costantino imprime due sono i principali: uno è la cristianizzazione e l’altro già iniziato ma che diventa più sistematico è la germanizzazione delle forze armate imperiali. La presenza di forze germaniche già operata in precedenza diventa sistematica ed è legata alla nuovo strategia difensiva dell’impero. Fino a Costantino la difesa dell’impero era stata definita avanzata. Si difendeva il limes cercando di tenere il nemico al di là di questo. Spesso si facevano incursioni per fiaccare il nemico. Con Costantino la difesa diventa arretrata, in profondità, che prevede di distruggere il nemico all’interno del confine. Cambia lo schema di dispiegamento delle truppe limitanee. Distingue l’esercito in due parti. Ci sono ancora le antiche legioni ma non sono fisse in un luogo. Sono molte meno e sono divise in piccole unità non concentrate distribuite in distaccamenti molteplici. Le legioni non si radicano e non vivono in un territorio e sono separate fra loro in varie zone in manipoli, piccole pattuglie di perlustrazione. Difesa molto frammentata e poco efficace, cosicché I barbari possono superare il limes facilmente. Sono agli ordini di un dux limitis (generale di confine) e queste truppe così sgranate si chiamano limitanei truppe di leva regolari di estrazione contadina, poche, divise e fanno la ronda. Invece più all’interno esistono delle forze militari professionali da campo cioè raggruppate con un altro comandante detto comes della diocesi e i soldati si chiamano comitatenses e sono divisi in unità più piccole dette vexilationes da vexillum, stendardo che ogni distaccamento militare aveva come simbolo. Ogni vexilatio era formata da circa 500 cavalieri ben addestrati dislocati lungo le strade più importanti mentre le legioni dei limitanei lungo i confini. L’intenzione era quella di affrontare il nemico non sul confine ma quando fosse penetrato e poi all’interno trovavano i soldati comitatenses con delle roccaforti dove non vivevano ma tenevano viveri armi e perlustravano una certa zone interna. I comitatenses sono truppe mobili pronte a combattere in campo aperto che hanno delle mura dove tengono vettovaglie e armi. Quando i barbari penetravano il territorio non avevano da mangiare erano indeboliti e fiaccati dai percorsi che avevano fatto. Venivano colpiti da cavalieri velocissimi nutriti riposati e addestrati. Le roccaforti erano depositi di vettovaglie per tenere in forze i comitatenses. Erano molto più forti dei barbari già indeboliti dai limitanes dalle marce e dai digiuni nei territori spopolati.

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