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Età Flavia

L'età Flavia va dal 69 al 96. Vespasiano con i tre imperatori flavi abbiamo
1) la valorizzazione dell'esercito, cioè la valorizzazione della componente militare della società, come gruppo di pressione per insediare o detronizzare gli imperatori. I soldati possono proclamate un imperatore. Coscienti del loro i legionari possono chiedere e ottenere ruoli di rilevante responsabilità.
2) cresce una complessa macchina c'entra,e per il controllo dello stato e del fisco composta soprattutto da funzionari di rango equestre. Importanza che assume la componente provinciale della società romana.
3) con imperatori come Domiziano in senato entrano al posto dei vecchi membri dell'aristocrazia senatoria entrano provinciali, cavalieri e ufficiali dell'esercito. Queste sono le nuove forze di un impero che sta cambiando e quindi di un impero che conosce una certa mobilità sociale dei ceti medio bassi verso l'alto.

Da un punto di vista culturale la letteratura dell'etra flavia è condizionata dall'ingerenza dell'imperatore perché gli imperatori non ignoravano l'uso della cultura con scopo formare le nuove leve e mantenere il consenso verso il poeta imperiale. In questo periodo abbiamo 2 manuali e sono:
-l'istitutio oratoria di Quintiliano. È un'opera di 12 libri che mira a formare le nuove generazioni di maestri e studenti.
-naturalis historia di Plinio il vecchio, che è un fedele funzionario imperiale sia sotto Vespasiano sia sotto Tito e muore nel 79 sotto l'eruzione del Vesuvio. La sua opere è un'enciclopedia scientifica composta da 37 libri che trattano di astronomia, botamica
Sono due manuali per i ceti dirigenti che si avvicinano alla cultura tramite testi in qualche modo approvati dal potere imperiale e la cultura è rappresentata da quei saperi che sono indispensabili per assumere le responsabilità di chi appartiene alla burocrazia statale.
Dopo la produzione bucolica dell'età Giulio Claudia abbiamo un interesse per l'epica (Stazio, Silio italico,
Si pongono in un'ottica di cortigianeria e i loro elogi dimostrarono . All'opposto abbiamo poetici che restano in una condizione di subalternità sociale come marziale e Giovenale. Marziale è autore di epigrammi ed è colui che da una veste letteraria all'epigramma e alla celebrazione del potere Marziale oppone una poesia che è o mordace o d'occasione, accompagnavano la vita pubblica. I versi di Giovenale sono intrisa da un severo moralismo, perché alla base della satira c'è l'indignatio. Giovenale pubblica le sue satire dopo la morte di Domiziano, probabilmente perché e non gli era permesso prima.
L'epica è modellata sull'esempio virgiliano, Quintiliano esalta l'armonia dello stile di Cicerone opposto all'irregolarità di Seneca, per questo si è parlato di classico letterario (dato che i modelli sono cic e Virgilio) in contrapposizione al barocco neroniano. Non manca il realismo di Marziale che è stato avvicinato a quello di Petronio. L'età Flavia si muove tra classicismo e realismo (Plutarco possibile confronto).

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