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Roma - Età augustea

Appunto descrittivo schematico sull'età augustea: la spartizione dei territori tra Antonio e Ottaviano e il nuovo assetto economico

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Roma - Età augustea
L’età augustea comincia nel 43 a.C., l’anno successivo all’omicidio congiurato di Cesare. La classe senatoria pensava che la sola uccisione di Cesare sarebbe bastata a ripristinare la repubblica. Antonio, salito al potere dopo Cesare, adottò una politica dispotica nei confronti del senato, il quale decide allora di contrapporre ad Antonio Ottaviano, figlio ed erede di Cesare. Il senato decise allora di mandare contro Antonio, Irzio e Pansa, due consoli, ai quali si aggiunse anche Ottaviano; una volta battuto Antonio Ottaviano divenne console per il 43 a.C. Alla fine del 43 Ottaviano, Lepido e Antonio stesso, stipularono il 2°triumvirato; lo stipularono perché sapevano che i rispettivi eserciti, tutti cesarini, non avrebbero mai combattuto gli uni contro gli altri. Come primo compito il triumvirato sconfigge i cesaricidi: nel 42 Bruto e Cassio furono uccisi.
Antonio e Ottaviano si spartiscono dunque i territori: Ottaviano ottiene l’Italia e la Spagna, Antonio le province orientali. Quando Antonio si allontanò da Roma, Ottaviano diede inizio alla spartizione delle terre ai veterani dell’esercito triumvirale (a Virgilio verranno confiscate le terre). Alcuni disaccordi spinsero il partito di Antonio, rappresentato da Fulvia, la moglie, e da Lucio Antonio, il fratello, a ostacolare gli espropri sfruttando il malcontento delle genti. Scoppia così la guerra di Perugina, la quale sembrò essere la prova generale della vera guerra decisiva. L’autorità di Antonio si stava indebolendo, e lo scontro tra Oriente ed Occidente si stava avvicinando; Ottaviano contrapponeva ai sani costumi occidentali la dissolutezza delle tradizioni orientali. Ottaviano attacca quindi Antonio nella scontro di Azio del 31 a.C., in cui abbiamo la vittoria di Ottaviano e la sconfitta più la fuga da parte di Antonio. Ottaviano nelle Res gestae spiega come “tutta l’Italia” avesse giurato fedeltà al lui, e come il processo di riunificazione e pacificazione fosse cominciato al tempo della guerra del 31. “Tutta l’Italia” era composta quelle parti sociali che da sempre erano rimaste al di fuori della vita politica, a cui potevano accedervi soltanto cavalieri e borghesi; si parla dunque dei membri della classe media, dei medi e piccoli proprietari terrieri e dei commercianti.
La pace era uno degli elementi di forza della propaganda di Ottaviano; si prese cura delle esigenze delle varie componenti sociali: ai cavalieri diede privilegi nella dirigenze della stato e conferì loro la tranquillità dei commerci e delle carriere burocratiche; le classi medie ricevettero una difesa dei loro umili redditi; all’esercito assegnò una promozione sociale; la plebe ottenne panem et circenses, ovvero doni provenienti dall’imperatore, usati al fine di ottenere il consenso del popolo; i provinciali si sentirono difesi dagli abusi di appaltatori crudeli. Ottaviano si propose così come colui che aveva ripristinato i valori costitutivi della repubblica.
Nel 29 divenne imperator e princeps senatus; nel 27 depose i privilegi e i poteri straordinari e in cambio il senato gli conferì il titolo di imperium proconsulare sulle province non pacificate e il titolo di Augusto. Nel 23 ottenne la tribunizia potestas a vita; nel 12 ottenne il pontificato massimo e nel 2 il titolo di pater patriae. Augusto deteneva quindi il controllo effettivo e totale della stato.
Allo stato fu dato un nuovo assetto economico; provvedimenti come le leggi contro lusso, contro il celibato, e il contenimento dei prezzi dei cereali, furono presi. I ceti medi agrari furono favoriti in questo campo, e ciò favorì anche il ripopolamento delle campagne. Venne promesso il ritorno a valori e alle tradizioni tipiche della tradizione italica. Fu recuperato il mos maiorum, e nuove leggi sul matrimonio e sul diritto di famiglia furono varate.
Augusto il titolo gli fu conferito nel 27 per sancire la sacralità della sua figura; etimologicamente: augeo=accresco; augure=colui che dona presagi.
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