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Quadro generale dell'età imperiale, Prima dinastia Giulio Claudia dal 14 al 68

Lo stato romano consolida le sue strutture, procede alla romanizzazione delle province, espande i suoi domini, ma manca un preciso ordinamento istituzionale che fissi il principato e ne indichi i compiti per cui gli imperatori della prima dinastia interpretano il potere secondo modelli diversi. Tiberio e Claudio mantengono un rispetto formale del senato e delle tradizioni di Roma, secondo la linea di Augusto. Caligola e Nerone danno un'interpretazione orientale e dispotica del potere. Le fonti storiche antiche relative a questa dinastia sono tutte ostili a questi imperatori perché esprimono il punto di vista dell'aristocrazia senatoria che vede sminuita la sua importanza con il principato e questo è il punto di vista di Tacito. In campo culturale Tiberio Caligola e Claudio non proseguono con il mecenatismo augusteo e quindi non sostengono la letteratura di alto livello. Il discorso è più complesso per Nerone perché per potenziare la sua immagine di sovrano assoluto e per il suo amore per l'arte torna invece a incentivare la Lettaratura, però gli intellettuali trovano difficoltà a difendere la propria autonomia rispetto alle esigenze del potere. Le caratteristiche della letteratura di questo periodo provengono da fuori (seneca proviene dalla Spagna, anche lucano, Fedro dalla Tracia, columella è spagnolo) le province acquisiscono un peso in campo culturale.

Scrittori
Se da una parte abbia o scrittori conformisti schierati apertamente con il principe dall'altra abbiamo gli oppositori. L'attività di alcuni intellettuali passa dalla collaborazione con il principato alla rottura ed è emblematico il caso di Seneca e di Petronio. In particolare un ruolo difficile è quello degli storiografi perché uno storico non può avere una via intermedia o collabora o è all'opposizione (la storiografia non è mai obiettiva). Così come abbiamo storici come Velleio Patercolo che è apertamente cortigiano all'opposto abbiamo Cremuzio Corbo che si suicida.
In questo periodo rifiorisce l'epica che è celebrativa dei sovrani lo si vede dal fatto che la poesia di Stazio, Sillio italico e Valerio Flacco è poesia che rappresenta un Momento di stasi, cioè che vorrebbe rifarsi al l'esempio di Virgilio, ma che cade nella cortigianeria.
Quando rifiorisce Lamezia bucolica con carburino siculo abbiamo componimenti celebrativi che presentano il principato come inzio di una nuova età dell'oro e l'avvio per una palingenesi del mondo.
Per la retorica vedi critica di Petronio
Il gusto di quest'ePoca è stato definito barocco per la predilezione di immagini cupe e orride soprattutto del teatro e per l'alessandrinismo di maniera che privilegia su tutto la resa dell'effetto. Per gli autori di quest'eta c'è la coscienza di muoversi a ridosso dell'età augustea e questa coscienza si chiama epigonismo (perche gli epigoni sono quelli che vengono dopo i grandi) per cui non resta che dedicarsi a generi minori o emulare i classici variandone in forma manieristica l'eredità formalmente all'eleganza classica si sostituisce la ricerca degli effetti la varietas che significa asimmetria, in ambito retorico l'esubernaza dell'asianesimo e quindi questo spiega la prosa spezzettata e concettosa di Seneca questo spiega la soluzione linguistica di Petronio questo spiega l'originalità dell'epica di lucano e nel genere satirico quetso spiega il forte espressionismo di un autore come Persio in sintesi si può dire che la morte di OVIDIO rappresenta una svolta nella letteratura latina perché me tra si va affermando il principato viene meno il mecenatismo. La produzione letteraria fino a Nerone viene un momento di stasi in cui sente pesantemente il confronto con l'età precedente e gli stessi imperatori preferiscono i generi minori come la poesia astronomica e allora abbiamo Manilio. L'unico punto di originalità è Fedro per la sua favola in poesia. Sotto Nerone la politica culturale suscita una certa insofferenza rifiuto nei confronti di un'arte asservita all'esaltazione di un principe e non è un caso che si affermi che sotto Nerone domini in Filosofia il pensiero stoico che diventa grazie a Seneca l'espressione della reazione senatoria al princeps perché si richiama al principio stoico della libertà interiore e la risposta originale. Al neronismo è quella di Petronio che incarna la crisi dei valori della sua epoca in questa rappresentazione che è originale e realistica.

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