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La ristrutturazione dell’esercito in età augustea

Subito dopo la battaglia di Azio, Augusto aveva licenziato molti veterani, riducendo le legioni da cinquanta a venticinque e, da ciò che si può notare, aveva provveduto al loro risarcimento economico anche ricorrendo al suo patrimonio personale. Negli anni che seguirono egli continuò a occuparsi dell’esercito con grande attenzione: ben sapeva, infatti, che il vasto consenso popolare di cui godeva non lo esonerava dalla necessità di contare anche sull’appoggio dei militari.
Augusto potenziò il sistema di arruolamento già rinnovato da Mario: fu introdotto un reclutamento volontario regolare, che offriva ai soldati la possibilità di una ferma che poteva arrivare sino a venti anni per la fanteria e a dieci per la cavalleria; per evitare, comunque, che si stabilissero legami di potere troppo forti fra soldati e comandanti introdusse l’uso di trasferire frequentemente gli ufficiali. Nonostante le legioni fossero stanziate in zone spesso disagiate, la riforma complessivamente ebbe successo: gli strati meno agiati della popolazione ne traevano buon vantaggio economico; i provinciali, arruolandosi, acquistavano la cittadinanza romana; i veterani, quando lasciavano l’esercito, ricevevano un appezzamento di terra in una colonia, di regola non lontana dal luogo in cui avevano prestato servizio.

Accanto all’esercito, infine, Augusto creò un corpo speciale di 9.000 uomini, detti “pretoriani”, che erano selezionati tra i migliori giovani provenienti dal territorio italico: i pretoriani, nove corti di soldati volontari che dipendevano dal prefetto del pretorio, erano incaricati proteggere la persona del principe. Nato come strumento di potere, il corpo speciale dei pretoriani (detto anche “coorte pretoria”) con il tempo sarebbe diventato così potente da condizionare gli imperatori stessi, giocando infine un ruolo importante in diversi momenti cruciali della storia dell’Impero.

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