Declino e caduta della repubblica

Declino e caduta della Repubblica (70-31 a C.)
Nel 31 inizia l'età imperiale

Concetti chiave
Crisi del senato che non accettava di perdere i suoi privilegi
Ascesa dei militari Pompeo e Crasso contro le regole costituzionali
Pompeo sostenitore degli aristocratici
Cesare pur appartenendo a una famiglia aristocratica era un sostenitore dei populares

Concetto chiave: Difficoltà nel controllo delle province
Dopo il ritiro volontario di Silla nel 79 a.C., le rivolte popolari in Spagna e in Italia misero a dura prova il Senato che per questo motivo fu sostenuto da un capo militare Pompeo. Pompeo era un militare valoroso che aveva sedato una rivolta in Etruria e aveva combattuto quattro anni in Spagna dove aveva sconfitto i rivoltosi di Quinto Sertorio che combattevano per l'indipendenza della Lusitania (attuale Portogallo).

Mentre Pompeo si trovava in Spagna, nel 73 , uno schiavo proveniente dalla Tracia concepì un piano per restituire la libertà ai suoi compagni e tornare in Tracia. Non voleva dare vita ad una rivoluzione anche perché sapeva che non avrebbe mai goduto dell'appoggio né dei contadini né dei proletari urbani che non si sarebbero mai alleati con degli schiavi.
Spartaco voleva dirigersi a nord, ma durante la marcia a cui si unirono circa 150000 persone, alcuni delinquenti infiltrati cominciarono ad andare verso sud per saccheggiare le città del meridione. Si formò quindi un esercito vero e proprio che fu sconfitto nel 71 dalle legioni comandate da Crasso, che per dimostrare il suo potere fece crocifiggere circa 6000 schiavi lungo la via Appia.

Ascesa di Crasso e Pompeo
Concetto chiave:Necessità di affidarsi a capi militari
Nonostante Pompeo non avesse seguito il cursus honorum voluto dalle regole costituzionali,( e quindi non avesse mai ricoperto nessuna magistratura) per diventare console, aspirò così tanto a questa carica che forzò il senato e si alleò con Crasso. Pompeo cercò anche il consenso dei populares, promettendo loro una democratizzazione della costituzione sillana, e una volta ottenutolo divenne console insieme a Crasso (70 a.C.)
Crasso effettivamente fece delle modifiche democratiche alla Costituzione di Silla, ma non proprio per il bene dei populares, ma solo perché aveva capito che la politica conservatrice del senato era ormai perdente e corrotta. Un esempio fu lo scandalo di Verre, pretore processato per abusi commessi in Sicilia e che venne condannato grazie anche alle orazioni di accusa di Marco Tullio Cicerone dette Verrine. In seno all'aristocrazia si erano create tensioni fra gli aristocratici più moderni e i conservatori.

Pompeo in virtù della sua modernità fece votare una serie di leggi che smantellavano la costituzione sillana:
Reinserì i cavalieri nei tribunali che giudicavano i reati di concussione
Restituì ai cavalieri l'appalto delle province asiatiche
permise a chi era stato tribuno della plebe di accedere alle cariche pubbliche
Restituì ai tribuni della plebe il diritto di veto e di intercessio
Nominò censori che espulsero dal senato 84 membri nominati da Silla

Alla fine del suo mandato di console, Pompeo, che voleva rimanere a Roma, approfittò del problema dei pirati nel Mediterraneo che mettevano in serio pericolo gli approvvigionamenti a Roma. Il senato fece approvare la lex de piratis persequendis che concesse a Pompeo poteri e equipaggiamenti che gli permisero di sconfiggere i pirati nell'arco di tre mesi.

Nel 66 Pompeo ebbe pieni poteri per combattere contro Mitidrate re del Ponto che aveva invaso la Cappadocia e la Bitinia, fece della Siria una provincia romana e a mise la Palestina sotto il protettorato di Roma mettendo il dominio romano su tutto l'oriente ellenistico
Al suo ritorno a Brindisi con immense ricchezze, i Romani sospettarono che volesse rovesciare la repubblica e restaurare la monarchia con l'appoggio delle legioni. In realtà chiese solo due cose al senato:
Ratificare i provvedimenti presi in Asia
Distribuire le terre ai suoi veterani.
Ottenne però un netto rifiuto e il senato si limitò ad accordargli il trionfo-

Durante le battaglie di Pompeo in oriente si fecero più aspri gli scontri fra gli optimates sostenuti da Cicerone e i populares sostenuti da Catone, Crasso, Caio Giulio Cesare e Catilina.

Cesare apparteneva alla nobile famiglia degli Iulii ma durante la guerra civile aveva sostenuto i populares e si era salvato dalle proscrizioni di Silla solo grazie alle amicizie nel ceto aristocratico. Si alleò con Crasso perché era in rovina.

Catilina pur militando nei populares proveniva da una famiglia nobile. Dopo essere stato pretore,alcuni suoi gravi comportamenti gli impedirono di diventare console e le sue campagne elettorali gli fecero perdere il sostegno di Cesare e Crasso.
Fu così che organizzò una congiura per opera di un esercito arruolato in Etruria formato da uomini provenienti dal ceto umile per occupare Roma. Fu scoperto da Cicerone e costretto a scappare a Fiesole.
I congiurati furono condannati a morte senza appello al popolo, come voleva la costituzione repubblicana. Solo Cesare chiese che venisse rispettata, ma rimase inascoltato.
Catilina venne ucciso nella battaglia di Pistoia nel 62 a.C.

Ascesa di Cesare (100 a.C- 44.C.)

Accordo con Crasso( uomo ricco e potente)e Pompeo (sostenuto e sostenitore degli aristocratici),
Cesare nonostante appartenesse all'aristocrazia, aveva appoggiato i populares nella guerra civile e non aveva forze su cui contare.
Primo triumvirato
Conquista della Gallia

Al ritorno dalla Spagna Ulteriore dove era stato governatore, Cesare mirava a diventare Senatore , ma per farlo dovette appoggiarsi a Crasso e Pompeo e nel 60 a.C. strinsero un accordo di reciproco aiuto noto come primo triumvirato. Tale accordo non rappresentava una magistratura ma era personale e privato. I termini dell'accordo erano:
Pompeo avrebbe appoggiato la candidatura di Cesare al consolato per l'anno 59
Cesare avrebbe sostenuto l'approvazione dei provvedimenti di Pompeo

Crasso avrebbe raccolto seguaci nella classe finanziare con lo scopo di far distribuire le terre ai veterani.

Cesare eletto console nel 59, fu fedele alle promesse fatte a Crasso e Pompeo in più concesse terreni alla plebe.
Per ovviare alla pratica dei nobili di rinviare le assemblee per sfavore degli auspici ( in realtà le rinviavano quando non erano graditi i provvedimenti), abolì la pratica di prendere gli auspici prima delle assemblee.
Assunse il comando proconsolare ( console delegato nelle province)delegato nella Gallia Cisalpina, nell'Illirico e nella Gallia Narbonese. Riuscì a allargare i confini nella Gallia libera.
Prima della campagna in Gallia ,con mosse astute allontanò da Roma Cicerone (esiliato dal tribuno Clodio per la decisione di condanna senza appello popolare a Catilina)) e Catone che pensava potessero danneggiarlo.
In Gallia appoggiò varie tribù contro le minacce delle tribù germaniche e nel 57 arrivò sulla Manica.
Preoccupato per il vacillare del Triunvirato nel 56 tornò in Italia e a Lucca strinse un nuovo patto con Pompeo e Crasso.

Cesare avrebbe avuto il proconsolato in Gallia per altri 5 anni
Pompeo e Crasso sarebbero stati consoli nel 55 per poi ottenere un proconsolato l'uno in Spagna e l'altro in Oriente.

Durante la sua prima permanenza in Gallia, Cesare sconfisse le tribù celtiche degli Elvezi e dei Belgi e arrivò fino alla Manica . Dopo una breve permanenza in Italia ( nel 56 per ristringere alleanza con Pompeo e Crasso come detto sopra), nel 53 fu di nuovo in Gallia per combattere Vercingetorige che sconfisse a Alesia nel 52. La Gallia venne definitivamente incorporata a Roma diventando una provincia romana

Pompeo, che era difensore dell'aristocrazia senatoria, non tenne fede agli accordi di Lucca e entrò sempre più in conflitto con Cesare. Nel 53 Crasso era morto e Pompeo approfittando degli scontri in città si fece proclamare console senza collega dal senato e fu incaricato di reclutare un esercito che lo rese forte militarmente. Dispose così di un potere assoluto


Come cesare prese il potere a Roma
Nonostante Cesare avesse riportato grandi vittorie e conquiste militari, il Senato sostenuto da Pompeo, contrastava la sua candidatura a console. I senatori stabilirono che i candidati a consoli dovessero presentarsi a Roma come privati cittadini cosa che Cesare non poteva fare essendo a capo dell'esercito. Pompeo non accettò di sciogliere l'esercito e così Cesare con un atto di forza e pronunciando la famosa frase “Il dado è tratto” nel 49 a.C. varcò il Rubicone con il suo esercito (mettendosi così contro la legge romana che impediva di varcare il Rubicone con eserciti armati) e iniziò una guerra civile contro Pompeo.
Pompeo, impreparato fuggì in Macedonia,con alcuni aristocratici a suo seguito, dove cercò di reclutare un esercito per il contrattacco.
Cesare dopo aver conquistato la penisola italica, si diresse verso la Spagna per eliminare le legioni pompeiane stanziate là. Nel 48 si diresse in Tessaglia e nella battaglia di Farsalo sconfisse Pompeo. Pompeo fuggì in Egitto cercando l'aiuto di re Tolomeo, ma questi lo fece uccidere sperando di ingraziarsi Cesare che invece lo considerò un atto di viltà.
Tolomeo era fratello e sposo di Cleopatra. Cesare che si invaghì di lei al punto di rimanere venti mesi alla sua corte, eliminò Tolomeo e incoronò Cleopatra regina d'Egitto facendole sposare di nuovo con un suo fratello di appena 11 anni.
Nonostante questa pausa, Cesare dovette combattere ancora:
Nel 47 a.C. sconfisse a Zela in Asia Minore, Farnace re del Ponto
Nel 46 a.C. sconfisse a Tapso in Africa, l'esercito pompeiano di Catone
Nel 45 a.C. sconfisse gli ultimi pompeiani superstiti a Munda in Spagna
Tutte queste furono battaglie fulminee, ma permisero a Cesare di diventare l'indiscusso padrone di Roma.

Con l'avvento di Cesare, nonostante le istituzioni repubblicane fossero ancora formalmente in vita, i poteri civili, militari e religiosi erano concentrati nelle sue mani.

Cesare era:
pontefice massimo ( dal 63 a.C.)
pater patriae ( aveva salvato Roma in un momento di pericolo)
dittatore a vita con inviolabilità tributizia ( che lo rese sacrosantus).
(questa nomina andava contro la consuetudine di nominare un dittatore solo in circostanze straordinarie e solo per sei mesi)
In più sedendo su un seggio dorato, dando il suo nome Iulius al mese quintile, collocando statue che lo raffiguravano nei templi, coniando monete con la sua effige dette il via alla trasformazione del governo di Roma da Repubblica, di fatto a una Monarchia.
La repubblica ormai in crisi da tempo a causa delle lotte intestine e dei dissidi interni stava praticamente esaurendosi e la nomina di Cesare a dittatore a vita fu l'anticamera di quello che sarebbe successo in futuro e che portò alla morte della repubblica e alla nascita del principato imperiale.
Però, nonostante Cesare avesse tutti questi poteri, fu magnanimo e aprì le porte ad una politica riformatrice:
Concesse agli esiliati di tornare a Roma
Concesse la cittadinanza romana ai provinciali della Gallia Cisalpina
favorì lo sviluppo dell'agricoltura, dell'artigianato e del commercio
Stabilì l'ammontare dei tributi che i pubblicani potevano riscuotere nelle province
Razionalizzò la distribuzione del grano
Fondò nuove colonie dove potessero stabilirsi i proletari

A dimostrazione del suo passato da sostenitore dei populares, Cesare dette il via ad un tipo di governo che non aveva precedenti a Roma, ma questo non piacque agli aristocratici ai quali poco importava della pace e dell'ordine ristabilito. Gli optimates e anche i repubblicani comunque temevano che Cesare aspirasse a diventare un monarca assoluto.
Fu così che un gruppo di persone di cui faceva parte anche Bruto, suo figlio adottivo, e Cassio, che lo aveva affiancato nella guerra civile contro Pompeo, progettarono una congiura nella quale Cesare il 15 marzo del 44 a.C. perse la vita sotto 23 coltellate, una per ogni congiurato sulla statua di Pompeo, da loro ritenuto erroneamente il grande sostenitore della repubblica.
Cesare andò consapevolmente incontro alla morte dal momento che era stato avvertito della congiura.
I congiurati si sentivano come in salvatori della Repubblica perché nonostante Cesare non fosse un rex, di fatto esercitava i suoi poteri come un monarca e il senato era praticamente esautorato dalle sue azioni politiche.
Tuttavia le cose non andarono proprio nel modo sperato perché l'esercito cesariano rimase fedele ai suoi luogotenenti e soprattutto a Marco Antonio console di Roma al punto che il Senato non potette prendere alcun provvedimento e i congiurati dovettero rifugiarsi in campidoglio.
Marco Antonio propose ai congiurati un accordo in cambio della loro incolumità: in senato sarebbero rimasti in vigore i provvedimenti di Cesare .

Concetto chiave: scontro fra Ottaviano e Antonio

Marco Antonio rimase deluso quando una volta aperto il testamento di Cesare si scoprì che Cesare aveva nominato suo erede il pronipote Caio Ottaviano.
Cesare aveva lasciato anche 300 sesterzi a ciascun membro del proletariato urbano e questo causò ancora più ira nella gente che chiese la testa dei congiurati.
Svanì così ogni ipotesi di restaurare la repubblica

Antonio non accettò di buon grado le volontà di Cesare e si rifiutò di consegnare a Ottaviano i beni di Cesare. Ottaviano per rispettare il desiderio di Cesare di dare i 300 sesterzi a i proletari, vendette i suoi beni personali e questa mossa accrebbe enormemente la sua popolarità presso il popolo. Inoltre appoggiò in senato la posizione dei conservatori più moderati e questo gli fece guadagnare il favore di personaggi influenti fra cui Cicerone.
Lo scontro fra Ottaviano e Antonio era comunque inevitabile: Antonio aveva ricevuto l'incarico di proconsole di una lontana provincia, ma non volendosi allontanare da Roma, fece approvare una legge, la lex de permutatione provinciarum, con la quale si attribuì il governo della Gallia Cisalpina anche se era assegnata a Decimo Bruto.
Fu un atto che comportò sdegno soprattutto in Cicerone che pronunciò contro di lui le famose filippiche (orazioni in cui lo accusava in modo veemente)
Nonostante la legge che consentiva la permuta (scambio) delle province, Decimo Bruto si rifiutò di consegnargli la Gallia Cisalpina; fu così che a Modena nel 43 a.C. si combattè una battaglia fra l'esercito di Antonio e l'esercito consolare appoggiato dalle truppe di Ottaviano.
Antonio fu sconfitto e si rifugiò nella Gallia Narbonese con il proconsole di quella provincia, Marco Emilio Lepido ed entrambi diventarono nemici della repubblicana
Durante la battaglia di modena persero la vita entrambi i consoli del 43 causando un pericoloso vuoto di potere.

A questo punto, Ottaviano voleva diventare console di Roma ma il Senato glielo impedì. Fu così che nel 43 giunse a Roma con il suo esercito, convocò i comizi e si fece eleggere console. Come primi provvedimenti revocò l'amnistia concessa ai congiurati, ma la mossa più astuta fu quella di revocare l'editto con cui Antonio e Lepido erano stati dichiarati nemici della patria.
Questo perché Ottaviano sapeva che le sue truppe erano ancora legate ai cesariani e quindi per ottenere ciò che voleva pensò che fosse necessario un accordo.
Quindi nonostante le rivalità nacque il secondo triumvirato fra Antonio, Lepido e Ottaviano ,che aveva durata di cinque anni e prevedeva :
la punizione degli assassini di Cesare
Una nuova costituzione per Roma.
La divisione dei territori e dei poteri
Il secondo triumvirato fu diverso dal primo, che era stato un accordo privato, infatti l'accordo fu ratificato dai comizi per volere popolare e i tre triunviri ricoprivano una magistratura straordinaria.

Come primo provvedimento furono fatte le liste di proscrizione che portarono all'uccisione di centinaia di persone con il solo scopo di accaparrarsi le loro ricchezze. Fu ucciso anche Cicerone che con le Filippiche si era attirato l'odio di Antonio.
Intanto gli anticesariani Bruto e Cassio stavano preparando un esercito in Macedonia, ma furono sconfitti a Filippi dall'esercito dei triumviri e costretti al suicidio.
Alcuni superstiti si unirono al figlio di Pompeo, Sesto Pompeo che aveva conquistato Sicilia Sardegna e Corsica, ma non disponeva di abbastanza forze di terra.

Ottaviano dovette affrontare anche una ribellione organizzata da Lucio Antonio fratello di Antonio e sua moglie che sconfisse a Perugia nel 40 a.C. Ottaviano non uccise i due rivoltosi per non inasprire i rapporti con Antonio, ma dette fuoco a perugia e sacrificò 300 cittadini illustri in una cerimonia sacrificale in onore di cesare.
Ottaviano; Antonio e Lepido ( che comunque era ormai fuori dai giochi) si incontrarono di nuovo a Brindisi e decisero una nuova spartizione delle province:
Antonio ebbe l'imperium triumvirale delle province orientali
Ottaviano quello delle province occidentali
Lepido quello dell'africa
Vennero a patti anche con Sesto Pompeo concedendogli il governo di sicilia sardegna e corsica mentre lui si impeganva a liberare il mediterraneo dai pirati (accordo di miseno)
Antonio sposò Ottavia sorella di Ottaviano
Ottaviano sposò Scribonia parente di Sesto Pompeo


Con il governo delle province orientali Antonio andò in Egitto ad Alessandria con Cleopatra e invece di combattere contro i Parti, creò nuovi reami in Siria, Armenia e Cirenaica dove organizzò una federazione di monarchie a cui mise a capo Cleopatra.
Non curandosi dei Parti, nel 36 fu anche costretto ad una ritirata.
Ottaviano deluso dai suoi comportamenti lo presentò come un traditore mentre dava di sé l'immagine del difensore della patria. Sconfisse Sesto Pompeo a Nauloco con un esercito comandato da Agrippa, e ripudiò Scribonia. Sposò Livia e dopo la rivolta di Lepido lo rilegò al ruolo di pontefice massimo.
Intanto Antonio aveva ripudiato Ottavia e avuto due figli da Cleopatra, quando Ottaviano venuto in possesso del testamento di Antonio, lo lesse in Senato, dimostrò che antonio, lasciando in eredità le province orientali ai figli di cleopatra, si comportasse come nemico.
Il senato, nel 32 dichiarò Antonio nemico della patria e fu incaricato di dichiarargli guerra.

Il vero nemico era però Cleopatra così Ottaviano dichiarò guerra all'Egitto al cui esercito aveva come comandante Antonio. I due si scontrarono presso il promontorio di Azio nel 31 dove Ottaviano portò la sua flotta per bloccare le navi di antonio che dall'Epiro, in Grecia, volevano raggiungere l'Italia. Antonio fu anche sconfitton da Agrippa. Nel 30 Ottaviano riuscì ad assediare Alessandria e Antonio e Cleopatra si suicidarono
Con Ottaviano al potere, la repubblica era giunta alla fine.

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