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Dai Regni Combattenti all’Impero cinese

I dissapori tra i vari stati feudali sfociarono in una serie di guerre: i potentati minori furono assorbiti da quelli maggiori che si ridussero a 7; ognuno di questi divenne un vero e proprio regno. I sette regni continuarono a combattersi per assicurasi la supremazia su tutta la Cina; questo periodo fu contrassegnato da una profonda crisi della società feudale. Significativi progressi furono compiuti nel campo delle tecniche agricole e furono avviate opere di bonifica. La saggezza di Confucio si rivelò improponibile e fu superata da altri sistemi filosofici. Per questo motivo questo periodo è noto come età “delle Cento Scuole”. Tra le Cento Scuole quella che ebbe maggior successo fu la scuola taoista. Secondo il taoismo l’individuo doveva svincolarsi dai propri ruoli per dedicarsi alla ricerca della << spontaneità >>. A differenza del moralismo confuciano, la dottrina dei legisti, diede priorità alla teoria politica. I legisti ritenevano che, l’uso della forza da parte dei governanti potesse garantire disciplina e pace.

Un momento di grave crisi fu rappresentato dall’usurpazione di Wang Mang. Nel 27 d.C. ebbe inizio la “seconda dinastia Han”. Gli Hsiung Nu, avevano man mano aumentato le richieste di compensi; i Cinesi, quindi, cercarono di stabilire un contatto diretto con il mondo occidentale. Le motivazioni erano di carattere economico, ma si legavano anche alla curiosità di conoscere l’Impero Occidentale. Il 1 secolo d.C. fu molto fecondo anche nell’ambito culturale e scientifico: vennero scritte importanti opere storiche, progredirono gli studi sulla medicina e si diffuse l’uso della carta. Una nuova crisi, sfociata nella rivolta contadina detta “dei Turbanti Gialli” , provocò il declino della dinastia Han.

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