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Premesse all'ascesa di Silla e guerra civile

Intanto in Oriente la situazione si era fatta incandescente e pericolosa per Roma. Dopo l’inizio delle ostilità, il re del Ponto Mitridate, che disponeva di un forte apparato militare, si era messo a capo di un vasto movimento di riscossa dell’Oriente e aveva sconfitto l’esercito romano, determinando la ribellione di gran parte delle città dell’Asia Minor. Mitridate del resto, contava sul fatto che i provinciali dell’Oriente non sopportavano più le vessazioni dei rapaci appaltatori romani d’imposte. Infatti, quando il re del Ponto nella primavera dell’88 a.C. dilagò nella provincia romana d’Asia apparve a molti come un liberatore. Per suo ordine furono massacrati a furor di popolo in un solo giorno decine di migliaia di Romani e di italici qui presenti. Poi assunse il governo d’Asia e pose la sua capitale a Pergamo. Anche in Grecia scoppiarono torbidi e Atene si ribellò, ricevendo l’aiuto di una flotta inviata da Mitridate che le consentì di liberarsi dal pericolo dei Romani stabiliti in Grecia. Contemporaneamente anche la Siria era minacciata dall’invasione dei Parti, il popolo che aveva fondato un impero a nord-est dell’Iran, proprio alle spalle dei territori controllati dai Romani. Tuttavia la morte improvvisa del loro re per il momento interruppe l’impresa. Con una situazione così grave, che rischiava di costare disastrose perdite economiche nella ricca provincia d’Asia, il Senato decise di mandare in Oriente un esercito agli ordini di Lucio Cornelio Silla, il console che si era distinto nella guerra sociale e che appariva come il miglior sostenitore dell’oligarchia.

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