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La porpora - Un prodotto costoso

La porpora era un prodotto molto costoso e pregiato non tanto per il tipo di materia prima o per la tecnica di lavorazione mediante la quale si ottiene, quanto per il gran numero di conchiglie che bisognava raccogliere e lavorare per ottenere una piccola quantità di colorante.
Il maggior centro di produzione era la città fenicia di Tiro, realtà che trova conferma anche in un racconto mitologico: secondo la leggenda, il fondatore della città Melqart (equivalente dell’eroe greco Eracle), avrebbe inventato la tecnica di tintura delle vesti per far innamorare una ninfa di nome Tiro.

Nel bacino del Mediterraneo antico la porpora divenne sinonimo di eleganza, raffinatezza, lusso, e ricchezza, nonché simbolo di potere, nobiltà ed elevato status sociale.
Nella lingua hittita la parola”porpora” (arkammash) aveva assunto il significato di “tributo”, a sottolineare la natura preziosa del colorante. I sovrani assiri furono particolarmente sensibili al fascino dei tessuti fenici, facendone spesso bottino nel corso delle proprie conquiste territoriali. Citata dai testi persiani e dalla Bibbia come materiale particolarmente pregiato, la porpora è presente nei poemi omerici in contesti di alto livello sociale. Alessandro Magno, conquistata l’Asia, assunse le insegne delle regalità persiana, tra le quali spiccavano le vesti purpuree. In epoca romana la porpora rimase simbolo di prestigio e venne utilizzata per decorare le toghe dei cittadini romani più importanti. Nel corso dei secoli, il colore purpureo divenne prerogativa esclusiva dell’imperatore romano e della sua corte.

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