L'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Il 24 e il 25 agosto del 79 d.C., due mesi dopo la morte dell’imperatore Vespasiano, una catastrofica eruzione del Vesuvio si abbatté improvvisa e inaspettata sulle città di Stabia, Ercolano e Pompei a pochi chilometri da Napoli, seppellendole sotto una coltre di magma lavico, lapilli e cenere infuocati.
Per avere un’idea delle proporzioni del drammatico evento, basti ricordare che dei circa 20.000 abitanti di Pompei solo un migliaio poté fortunosamente salvarsi. La stragrande maggioranza delle persone restò infatti vittima della violenza della natura, o scomparendo sotto le macerie delle case abbattute dalla massa di materiale eruttivo o restando soffocata per il rapido diffondersi di gas velenosi esalati dal vulcano e dimostratisi letali anche per quanti erano riusciti ad allontanarsi per cercare scampo nella fuga.
In questa catastrofe trovò la morte anche lo storico Plinio il Vecchio, che si recò sul luogo del disastro per poterne osservare da vicino gli effetti. Trasformato ormai l’intero territorio pompeiano in una specie di sconvolgente paesaggio lunare e rimasto come tale pressoché ignorato e disabitato per secoli, la piccola città campana tornò a far parlare di sé intorno alla metà del XVIII secolo, allorché vennero effettuati i primi scavi, in modo però assolutamente caotico e disordinato e quindi tutt’altro che scientifico, al punto da provocare non pochi danni al patrimonio archeologico della zona.

Nel secolo successivo, in particolare dopo il 1860 e la formazione del Regno d’Italia, la situazione mutò radicalmente grazie anche all’organizzazione di una serie di campagne di scavo condotte in modo sistematico da parte di archeologi qualificati, che contribuirono e contribuiscono tuttora a riportare alla luce – insieme a una consistente parte del tessuto urbano – anche statue, arredi e oggetti di ogni genere uniti a veri e propri tesori d’arte di eccezionale valore.
La città di Pompei rappresenta un patrimonio inestimabile e unico per lo studio e la conoscenza della società romana del tempo, in quanto le circostanze che accompagnarono la sua distruzione ne hanno fatto una sorta di istantanea fotografica, in cui il tempo si è fermato per sempre. Le ricerche hanno restituito scheletri di donne e uomini travolti dalla lava o sorpresi nel sonno dalla catastrofe, ma anche resti di edifici pubblici e privati, oggetti di uso quotidiano, iscrizioni e dipinti, consentendoci di conoscere gli usi e i costumi della società romana contemporanea, in ogni suo aspetto.

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