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La fine dei "secoli oscuri"


L'"età oscura" della storia della Grecia termina nel VIII secolo a.C., inizia una nuova età chiamata arcaica (VIII-VI secolo a.C.). A questo periodo risale una nuova scrittura, il greco, basata sull'alfabeto fenicio, al quale i Greci avevano aggiunto le vocali.

Il governo dei cittadini


La caratteristica più originale (nuova) della pòlis, senza precedenti nella storia dell'umanità, stava nel fatto che il governo delle città era affidato ai cittadini stessi, che godevano del diritto di riunirsi per discutere e decidere le sorti della comunità. I "cittadini" non avevano tutti gli abitanti di una città, in quanto il diritto di cittadinanza era ereditario e limitato a coloro che avevano il padre cittadino. Né le donne, né gli schiavi avevano la possibilità di partecipare alle decisioni della comunità. Le norme per poter godere del diritto di cittadinanza, ad Atene si stabilì che cittadini potevano essere solo coloro che erano nati sia da padre sia da madre ateniese. Ogni pòlis aveva il diritto di emanare le proprie leggi. Da questa condizione di indipendenza e autonomia politica nasceva nei Greci il disprezzo per quei popoli in cui uno solo, il re, faceva le leggi. I Greci sentivano fortemente la loro diversità rispetto a tutti gli altri popoli, tanto che chiunque non parlasse greco veniva chiamato "barbaro.
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