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Persiani e Greci

L’espansione dei domini persiani: intorno alla metà del VI secolo a.C., i Persiani realizzarono un’immensa espansione dei loro domini. Ciro II il Grande annetté al suo impero tutte le città greche dell’Asia Minore. I Persiani chiedono ai Greci di versare loro tributi ed accettare il governo di tiranni fedeli ai Persiani, mantenendo però una certa autonomia amministrativa ed economica.

La scintilla del conflitto di Mileto e della Ionia: la scintilla dello scontro greco-persiano si accese sulle coste della Ionia. Il tiranno di Mileto, Aristagora, propose al governatore persiano della provincia di organizzare una spedizione contro l’isola di Nasso. La spedizione, però, si risolse in un fallimento a causa di continui conflitti tra gli ufficiali Greci e quelli Persiani.
Con una fulminea ribellione, tutte le città dell’Asia Minore e le isole dell’Egeo cacciarono i tiranni fedeli alla Persia, ristabilendo la democrazia. Per parare la reazione dei Persiani, Aristagora chiese aiuti nella Grecia continentale ed Atene fornì una piccola flotta di venti navi. La battaglia decisiva si combatté nel 494 a.C. davanti a Mileto. I Persiani attaccarono dal mare e dalla terra e la città non ebbe scampo: per punirla fu rasa al suolo e gli abitanti furono venduti come schiavi od uccisi. Le colonie greche si sottomisero di nuovo al re di Persia e ovunque tornarono al potere i tiranni fedeli a Dario.

Atene è minacciata: Dario (Persia) decise di eliminare qualsiasi pericolo futuro; volle cioè sottomettere Atene, città che avrebbe potuto appoggiare le rivolte contro i Persiani.
Nel frattempo ad Atene era giunto Milziade, un ex tiranno che acquistò popolarità per la sua energia e gli appelli alla mobilitazione contro i Persiani. Nominato arconte l’anno seguente, Milziade strinse una forte alleanza con gli Spartani in funzione antipersiana.
Nel 490 a.C. Dario riunì un’armata di decine di migliaia di uomini che si stanziarono a Maratona, vicino ad Atene.

Vittoria di Maratona

Ad Atene, giunta la notizia dello sbarco dei Persiani, si riunirono gli strateghi e l’arconte polemarco. Milziade, stratega, fece approvare il suo piano di guerra: un corriere sarebbe corso a Sparta per chiedere l’invio immediato di un contingente militare, mentre l’esercito ateniese si sarebbe stanziato a Maratona per sorvegliare il nemico.
Poiché gli Spartani tardavano a giungere , il generale Dati decise di attaccare prima che le due forze della città si congiungessero. Milziade però lo prevenne e l’urto della falange politica ateniese costrinse Dati a ritirarsi verso il mare. I Persiani tentarono di attaccare la città di Atene, ma Milziade con gli opliti erano già alle porte della città e Dati decise allora di abbandonare la Grecia.

Il racconto di Erodoto: dell’entità della vittoria ateniese ci dà un’idea lo storico Erotodo: 6000 furono i caduti fra i Persiani, mentre solo 200 quelli fra gli Ateniesi.

Lo scontro tra i due partiti di Temistocle e Aristide: Milziade convinse gli Ateniesi ad armare una spedizione per liberare le isole Cicladi occupate dai Persiani. Fu però un fallimento e Milziade venne condannato come traditore.
In città si confrontarono aspramente due partiti:
• Temistocle: capeggiava il primo partito, avanzava il programma di Milziade. Egli riuscì a far approvare la costruzione di una flotta di più di cento navi che potesse competere con quella nemica.
• Aristide: capo del partito opposto, temeva che l apolitica di Temistocle avrebbe provocato gravi scompensi nell’equilibrio politico e sociale della città. Migliaia di contadini divennero marinai. Aristide venne ostracizzato e Temistocle ebbe via libera per le sue iniziative.

I Persiani riprendono la guerra: alla morte di Dario, il figlio Serse si incaricò di allestire la spedizione contro la Grecia.
Nel 480 a.C. un esercito di 300000 uomini raggiunse l’Attica via terra e un’immensa flotta li seguì via mare comandati da Serse in persona.
Davanti alla grave minaccia, le principali città greche decisero una tregua di tutti i conflitti in corso fra di loro.
Il comando per terra e per mare venne affidato agli Spartani, anche se la flotta rispondeva a Temistocle.

Non tutte le città accettarono di combattere, tutti i popoli della Grecia centrale, invece, all’arrivo dei Persiani, abbandonarono le operazioni di guerra interne; alcune città, inoltre, convinte che questa volta i Greci avrebbero perso, stipularono patti segreti con i Persiani.

La battaglia delle Termopili: di fronte alla potenza dell’esercito persiano in Greci si attestarono alle Termopili, uno stretto passo attraversato dall’unica via che univa il nord al centro della Grecia.
Gli Spartani inviarono alle Termopili un piccolo contingente (300 uomini) al comando del re Leonida. Per tre giorni Leonida e i suoi resistettero ad ogni attacco fino alla morte.

La battaglia navale di Salamina: in quindici i Persiani dilagarono in Attica occupando Atene e mandando in fiamme l’acropoli.
Gli Ateniesi, intanto, si erano rifugiati in un’isola vicina, a Salamina. Lo scontro navale determinante per le sorti della guerra avvenne nel braccio di mare tra l’Attica e Salamina. Fu Temistocle a convincere a convincere gli Ateniesi alla necessità di questo scontro: riuscì quindi ad attirare nello stretto braccio di mare la grande flotta persiana che con le navi pesanti e poco maneggevoli perse ogni possibilità di manovra. Serse si ritirò a Sardi, lasciando però in Tessaglia l’esercito di terra comandato dal generale Madornio, con l’intenzione di indurre all’accordo le città greche o di riprendere le ostilità.

Sconfitta dei Persiani:

A Platea si schierarono 70000 soldati Greci contro 200000 Persiani. I Greci attaccarono con la falange quindi l’apporto dei Persiani fu decisivo e i Persiani cedettero. Tebe fu conquistata e i suoi capi uccisi. Anche su mare la vittoria fu dei Greci. La flotta ateniese prese il controllo dell’Ellesponto. I Greci riconquistarono tutte le coste dell’Asia Minore e cacciarono dalle loro città i tiranni Persiani. L’esito della guerra fu dunque trionfale per i Greci.

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