Persis - Un impero universale

L'impero persiano comprendeva al suo interno popolazioni differenti per lingua, cultura e religione: era pertanto necessario dare una solida organizzazione a una compagine statale tanto ampia. Di conseguenza Dario cercò di conferire un assetto più solido al governo centrale, ponendo sotto un controllo forte anche territori più periferici del suo vasto stato. Prima di tutto venne elaborato un complesso e rigoroso sistema di leggi scritte. Dario divise poi l'impero in 20 province amministrative, le satrapie, guidate dai satrapi, governatori scelti tra l'aristocrazia militare, che avevano ampia autonomia amministrativa e rispondevano del loro agire direttamente al sovrano. Essi erano coadiuvati dell'azione di governo da un comandante militare, da un funzionario responsabile della riscossione delle tasse e da un segretario, una figura di collegamento tra potere centrale e circoscrizioni provinciali. Ogni satrapo, in cambio dei grandi privilegi di cui godeva, doveva garantire all'imperatore guerrieri per le annuali campagne militari, oltre alle entrate fiscali dovute. Ispettori reale, detti occhi e orecchie del re, erano incaricati di controllare l'operato dei satrapi e renderne conto direttamente all'imperatore. Dario infine trasferì la capitale da Pasargade a Susa, Meno decentrata rispetto all'estensione dell'impero, tuttavia scelse come sede della corte Persepoli, una splendida città fatta edificare ex novo dal sovrano stesso. Il re era considerato il rappresentante di Dio sulla terra e il suo potere era assoluto e indiscutibile. Davanti a lui ogni individuo doveva compiere un profondo inchino, giungendo a toccare la terra con la fronte. Nei confronti dei popoli sottomessi persiani si dimostrarono sempre tolleranti e rispettosi, allo scopo di limitare il più possibile le rivolte e poter rinfoltire di truppe fresche l'enorme esercito.

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