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Il periodo tra la Repubblica e l'Impero di Augusto

Verso la metà del I secolo a. C. tutti i territori che si affacciavano sul Mediterraneo erano di proprietà di Roma.
Distrutta Cartagine nel 146 a. C., annientati gli ultimi insediamenti greci, occupate tutte le linee di costa, i romani erano padroni del Mediterraneo che orgogliosamente avevano ribattezzato mare nostrum.
Celti, germanici, slavi, ebrei, arabi, africani, erano sottoposti a dure condizioni di vita. Colpiti da imposte in denaro o addirittura in natura, non godevano né della cittadinanza né dei diritti dei romani.
Roma riuscì a mantenere questo vasto Impero imponendo la sua organizzazione politica, ma rispettando gli usi e i costumi di ogni singola comunità. Sempre attenta a mantenere l'equilibrio tra le varie Nazioni, fu pronta a intervenire con il suo esercito ovunque i piccoli interessi locali rischiavano di compromettere le sue colonie.

Così ad esempio in Numidia, l'odierna Algeria e Tunisia, quando Giugurta nel 112 a. C., dopo aver ucciso il cugino Aderbale, divenne l'unico signore di tutto il territorio, Roma si impose rapidamente per punire l'iniziativa autonoma del nuovo re. La guerra, iniziata nel 111 a. C., fu vinta nel 105 a. C. ed ebbe come protagonisti due uomini molto importanti per il futuro di Roma: il console Gaio Mario, eletto nel 107 a. C. , ed il suo questore, Lucio Cornelio Silla.
Mario è ricordato perché promosse una profonda riforma dell'esercito che fu costituito per la prima volta da miliziani di professione. Inoltre egli era a capo del governo sia quando, dal 90 a. C. all'89 a. C, la penisola venne sconvolta dalla rivolta delle popolazioni italiche che, dopo una durissima lotta riuscirono ad ottenere la parità di diritti, sia quando Mitriade IV re di Ponto cominciò a invadere i territori di Roma incitando i greci alla rivolta. La guerra con Mitriade fu
terribile. Ottantamila romani vennero uccisi nella sola Asia Minore. Le altissime perdite indussero il Senato a destituire Mario e ad affidare il comando delle truppe a Silla. Tale scelta però si rivelò politicamente sbagliata. Il popolo, che preferiva Mario, si ribellò dando luogo ad una vera e propria guerra civile, che fu talmente dura da costringere Silla, che intanto era partito per l'Asia a tornare sui suoi passi, e a marciare nella direzione di Roma per ingaggiare una tremenda battaglia e ristabilire l'autorità del Senato.
Mitriade venne sconfitto nell' 84 a. C. Le vicende legate alla guerre civile però non erano ancora concluse. Tornato in Italia, Silla dovette riprendere la guerra contro i partigiani di Mario, morto intanto nell'86 a. C., dando vita ad un governo fortemente accentratore. Nel 79 a. C. il console uscì per sempre dalla vita politica romana. Lo sostituì Gneo
Pompeo che, dal 77 al 72 a. C., condusse una campagna vittoriosa in Spagna contro gli ultimi mariani guidati da Sertorio.
Intanto a Capua nel 73 a. C. scoppiò una rivolta di schiavi guidati da Spartaco, che impegnarono l'esercito di Roma per quasi due anni.
Nel 70 Pompeo e Marco Licinio Crasso vennero eletti consoli. Pompeo, uomo risoluto al comando delle legioni romane, prima sconfisse i pirati nel Mediterraneo, nel 67 a. C. , poi Mitridate dopo una lunga guerra terminata nel 63 a. C. Tornato a Roma nel 62 a. C. trovò però ad accoglierlo l'ostilità del Senato, scontento dell'assetto che il console aveva dato ai territori orientali. Per sostenere la sua politica si alleò quindi a Crasso e Cesare (primo triumvirato 60 a. C.).
Con il primo triumvirato (in pratica un accordo privato ed illegale tra i rappresentanti dell'aristocrazia, del popolo e dei ceti finanziari) la repubblica si avviava così al tramonto. Conquistato il potere, infatti, i tre re si spartirono il territorio romano: a Cesare andò la Gallia Cisalpina e Transalpina, a Pompeo la Spagna, e a Crasso L'Asia.
Era un passo importante: per la prima volta lo Stato romano si frazionava, sia pure in forma velata e provvisoria. In Gallia cesare conquistò per Roma i nuovi immensi territori. Dopo alcune guerre combattute contro i germani che avevano invaso lo Stato romano, l'abile condottiero, in una guerra durata sette anni, si spinse oltre il Reno, invadendo il territorio germanico. Poi, non ancora contento, proseguì fino alla Bretannia (l'attuale Inghilterra) portando anche in quest'isola i segni della civiltà romana. Infine, impegnato in una guerra contro Vercingetorige (52 a. C.), giovane
principe degli Averni, domò le ultime resistenze al potere di Roma.
Crasso intanto era morto. Pompeo e Cesare divennero così gli uomini più potente di Roma. Timoroso della potenza di Cesare, Pompeo decise di allearsi con il senato romano per cercare di sconfiggere politicamente il nuovo rivale. Il senato, infatti, ordinò al vittorioso generale lo scioglimento delle legioni, l'abbandono della Gallia e la rinuncia al trionfo che gli sarebbe spettato per le nuove conquiste territoriali. Era l'inizio di una nuova guerra civile. Alla testa delle sue truppe Cesare si diresse contro Roma e, passato il Rubicone (l'antico confine del territorio romano) marciò alla volta della capitale. Pompeo e i suoi seguaci fuggirono in Grecia per organizzare la difesa mentre Cesare, entrando
nella città, prendeva possesso di tutto l'impero. Dopo la battaglia di Farsalo, che vide la vittoria definitiva di Cesare contro il suo rivale, Pompeo riparò in Egitto presso il re Tolomeo, ma questi, per conquistarsi i favori di Cesare, lo fece uccidere a tradimento.
Rientrato a Roma, Cesare si fece nominare dal sento dittatore a vita col titolo di imperatore, assommando nelle sue
mani i tre poteri tradizionali dello Stato: il legislativo, l'esecutivo ed il giudiziario. Tramontavano così l'antica repubblica e le sue libere Istituzioni. Nel 44 a. C. il dittatore venne ucciso da una congiura guidata da Gaio Cassio Longino e da Caio Bruto, figlio di Cesare. Il console Marco Antonio allora si appropriò dei beni e della politica di Cesare, mentre i congiurati furono costretti ad abbandonare Roma. Impaurito dalla potenza del console, il senato allora gli inviò contro gli eserciti del comando del propretore Ottaviano (giovanissimo figlio adottivo di Cesare ed aspirante al trono del patrigno). Sconfitto Antonio (Modena 43 aC) il ventenne Ottaviano chiese, quale ricompensa al senato, il consolato romano che però gli venne rifiutato.
Allora, senza pensarci due volte, Ottaviano alla testa delle sue truppe marciò su Roma e, una volta entrato in città, si autoproclamò console. Poi, insieme all'antico nemico Antonio e al patrizio Lepido, costituì il secondo triumvirato (42 a. C.). Nel 40 a. C. i triumviri decisero di spartirsi i possedimenti: l'Occidente a Ottaviano, l'Oriente ad Antonio e l'Africa a Lepido. Quattro anni dopo però Lepido fu estromesso dal triumvirato e relegato al ruolo di pontefice massimo.
Antonio intanto aveva sposato Cleopatra e, dopo una campagna sfortunata contro i Parti (36 a. C.) cominciò a manifestare l'intenzione di costituire un regno indipendente da Roma. Era quello che Ottaviano stava aspettando. Con il consenso del senato affrontò Antonio e lo sconfisse ad Azio (31 a. C.), annettendo così, di fatto, all'Impero romano l'Egitto. La regina Cleopatra, vinta dal dolore, scelse la morte facendosi mordere da un velenosissimo aspide.
Nel 27 a. C. il Senato conferì a Ottaviano il titolo di Augusto perché governasse "col favore degli dei per il bene della patria". Ottaviano divenne così l'unico e assoluto dominatore di Roma, acclamato come l'uomo che aveva posto termine alle guerre civili e che aveva finalmente riportato la pace. Il nuovo imperatore fu abile e prudente nell'imporre il nuovo ordinamento statale e il passaggio alla repubblica avvenne senza scosse. Ma non fu un governo di pace come la propaganda politica del tempo volle far credere. Durante il suo regno, infatti, Ottaviano cercò più volte di portare i confini di
Roma oltre il Danubio, ma le sue legioni furono annientate da Arminio. Nonostante tutto però, il regno di Augusto fu soprannominato l'età d'oro, perché sotto il suo patronato fiorirono grandi poeti, architetti e scultori favoriti dalla politica del nuovo cesare e del suo ministro Mecenate.
Ma, soprattutto sotto Augusto nacque in Oriente l'uomo destinato a sovvertire tutte le regole del mondo: Gesù Cristo. Questo evento, che durante l'Impero augusteo rimase quasi inosservato, esploderà sotto i suoi discendenti.

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