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Lepido, imbaldanzitosi, pretese di mantenere il possesso della Sicilia contando sui numerosi legionari di cui disponeva, poiché otto legioni di Sesto Pompeo si erano arrese a lui nella zona di Messina. Ma a nessuno dei soldati era gradita l’idea di una nuova guerra civile, senza contare che le truppe erano agitate da malumori e divise da gelosie. Ne approfittò Ottaviano che corruppe i soldati di Lepido, lo fede deportare al Circeo e lo ridusse a vita privata. La Sicilia perse la sua privilegiata condizione e fu costretta a pagare il tributo come ogni altra provincia. Quanto a Sesto Pompeo, fuggito verso i Dardanelli, fu eliminato a Mileto per intervento di Antonio. Ottaviano, rientrato a Roma, ottenne la tribunicia potestas a vita e il diritto di portare una corona d’alloro. Fu allora che cominciò a fare atti riparatori verso il senato, ad esempio facendo catturare i servi fuggitivi della nobiltà, giustiziandoli o restituendoli ai padroni, oppure affidando ai membri dell’aristocrazia comandi militari contro il banditismo, o ancora facendo bruciare pubblicamente gli atti della guerra civile. Intanto Antonio, impegnato nei preparativi della guerra, decise di rimandare Ottavia a Roma con il pretesto della sua sicurezza e si recò ad Alessandria perché aveva bisogno del sostegno economico, logistico e militare dell’Egitto. Qui rivide dopo tre anni e mezzo Cleopatra, si riaccese fra i due la passione e Antonio trascorse con lei l’inverno fra il 37 e il 36 a.C. nello stesso anno, mentre Cleopatra gli partoriva una altro figlio, Antonio iniziò le operazioni di guerra contro i parti, ma era tardi al punto che presto fu costretto ad una ritirata disastrosa. Allora, indotto da Cleopatra, cercò di stringere rapporti di clientela con i regoli orientali legati all’impero, accarezzando l’idea di creare una flotta mediterranea che monopolizzasse i commerci fra Roma e l’Oriente.

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