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La forte offensiva propagandistica di Ottaviano contro Antonio, insistendo soprattutto sul suo legame con Cleopatra, intendeva con una buona probabilità distogliere l’attenzione dalla reale politica di antonio o impedire che ne giungesse l’eco, perché egli non diventasse il punto di riferimento della restaurazione repubblicana. A questo scopo Ottaviano arrivò a promettere lui stesso una restaurazione delle istituzioni repubblicane allo scadere del triumvirato, alla fine del 32 a.C. Del resto, ebbe buon gioco perché giunsero da lui molti soldati transfughi che non tolleravano di servire Cleopatra, che esercitava l’autorità con arroganza. Proprio su loro denuncia Ottaviano s’impadronì del testamento di antonio custodito nella casa delle vestali e lo consegnò al senato. In esso si diceva che il vero erede di cesare era il figlio naturale Cesarione e non Ottaviano e si richiedeva la sua sepoltura ad alessandria d’egitto. Così nell’autunno del 32 a.C. Ottaviano ottenne la dichiarazione di guerra al regno d’Egitto, cioè formalmente solo a Cleopatra, e il conferimento a sé stesso di tutti i poteri straordinari necessari alla sua conduzione, a cominciare dall’imperium su tutte le forze armate, svincolato da ogni magistratura e basato su un giuramento di fedeltà dei soldati alla sua persona. Poteva inoltre giudicare i titoli di ammissione al senato, una parte dei cui membri avevano seguito antonio in oriente, e le condizioni per rimanervi: manteneva anche l’insieme dei poteri detenuti dai tribuni della plebe. Per il 31 a.C. ottenne il consolato per la terza volta, potere che manterrà a vita.

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