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Otium e Negotium

L’otium e il negotium erano due concetti chiave per la cultura latina, ma con un valore totalmente contrapposto. Infatti, mentre i negotia erano le attività puramente a servizio dello stato, l’otium indicava il riposo dall’attività pubblica, ovvero il tempo libero destinato alla vita privata o agli studi (otium litteraratum).
Per molto tempo la società romana predilesse i negotia. Questa idea innata era influenzata in particolar modo dai tipici valori rurali del mos maiorum presenti sin dalle origini all’interno del cives romanus. L’otium, quindi, rimaneva soltanto un piccolo svago che essi si concedevano di tanto in tanto tra un impegno e l’altro.
Tra le varie forme intellettive di riposo, vi erano, pure, i momenti di svago, i quali potevano concederseli tutti; per esempio passeggiare per la città, andare al mare o al sacro fiume, abbandonarsi al relax delle terme, recarsi al circo o all’anfiteatro, contendersi in giochi di abilità o d’azzardo.
In contemporanea con le attività religiose, i romani celebravano i ludi, tanto importanti da essere riportati nello stesso calendario romano, essi ospitavano gare sportive che si tenevano nel circo (ludi circenses), lotte tra gladiatori (ludi gladiatorii), esibizioni teatrali con sottofondo melodico (ludi scaenici), forme di intrattenimento di danzatori, mimi e giocolieri. Da menzionare sono, sicuramente, i ludi Cereales o ludi Cereris, rivolti a Cerere; i ludi Apollinaris, in onore di Apollo, i ludi plebei e i ludi Romani.
Con la crisi della repubblica, però, anche questi subirono una progressiva modificazione, assumendo sempre più caratteri propagandistici, che raggiunsero il culmine durante l’età imperiale. I promotori di questa evoluzione furono proprio i magistrati, che li utilizzavano come strumento di appoggio clientelare.
L’impianto sportivo più ampio fu il Circo Massimo, completamente lastricato di pietre e travertini, con due enormi obelischi posti al centro della pista, che raccoglieva ben 380 000 spettatori.
In esso si tenevano competizioni atletiche, pugilato e parate. Le più vagheggiate, però, erano le corse dei cocchi , guidati dalle aurigae, i fanti che dovevano dimostrarsi in grado di condurre il loro cavallo alla meta per ricevere, così, un premio in oro. I partecipanti erano per lo più schiavi o prigionieri di guerra, desiderosi di conquistarsi la libertà.
Durante gli agonismi i tifosi esultanti si dividevano in quattro fazioni (factiones), in continuo contrasto fra loro, identificate in base al colore delle tunica: factio albata (dei bianchi), factio veneta (degli azzurri), factio russata (dei rossi) e factio prasina (dei verdi).
Altro passatempo godereccio per i Romani erano le terme (thermae), che costituivano una tappa fondamentale al temine di una giornata, necessaria ad alleviare gli stress, permettendo, inoltre, di socializzare ed intrattenersi con gli amici. Agli schiavi erano adibiti vari compiti ed erano loro che rispondevano alle esigenze dei loro padroni: c’era chi si occupava di portare l’olio, utile per ungersi prima della ginnastica, chi teneva gli asciugamani e chi rimaneva a sorvegliare gli spogliatoi, per evitare le “bravate” dei ladri. L’ingresso solitamente non era gratuito e prevedeva una cospicua somma di denaro.Soltanto il nobile che offriva per un certo periodo di tempo l’entrata ai vari clienti, poteva usufruire di uno speciale bonus.
Da tutto ciò si può notare, una certa differenza nel modo di intendere l’otium tra gli abbienti e i meno. I ricchi erano più degli sportivi “passivi”, prediligevano il negotium e preferivano guardare e sostenere i loro schiavi durante le lotte, piuttosto che parteciparvi direttamente. I poveri, invece, erano in un certo senso obbligati a svolgere queste attività, ritenute indegne dagli optimates.
A differenza di altre culture, l’otium per i ceti sociali più alti era uno spazio di libertà strettamente necessario rispetto agli obblighi lavorativi, utile a raggiungere l’equilibrio psico-fisiologico. Era, quindi, un’arte a sé, che riusciva ad essere fatta solamente da chi sapeva conciliare in modo ottimale i due concetti chiave della vita.
Oggi, invece, questo termine ha assunto un significato dispregiativo, non più lavoro che eleva lo spirito, ma parola legata a chi non ha voglia di fare niente. Ora gli sportivi “attivi” non sono più gli schiavi, ma persone che hanno avuto modo di distinguersi, facendo della propria bravura un punto di forza, che li ha condotti, non soltanto ad una soddisfazione a livello personale, ma anche alla gloria e ad alla popolarità. Il tempo libero, inoltre, non è più vincolato dalla classe sociale, ma è totalmente subordinato alla singola persona, che decide di organizzarsi come meglio crede ed in base alle sue esigenze.

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